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News Terzo settore: registro unico nazionale e stop all’EAS

News Pubblicato il 19 maggio 2017

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> News Pubblicato il 19 maggio 2017

Associazioni:  possibile soppressione della presentazione del modello Eas e istituzione del Registro Unico Nazionale. Ecco i dettagli.

Il Consiglio dei Ministri ha approvato tre decreti legislativi che danno il via libera alla riforma del Terzo settore. Si cerca così di rendere omogeneo un settore alquanto variegato individuando ancora più precisamente quali enti ne fanno parte e chi ne è escluso.

Tra le novità più rilevanti spiccano la possibile anche l’abolizione della presentazione del modello Eas e l’introduzione di un registro unico nazionale che sostituirebbe i vari registri regionali che oggi costituiscono un vero e proprio caos in termini di accreditamento soprattutto per le associazioni che operano su più territori.

Cos’è il modello Eas

Il modello Eascome abbiamo più volte ricordato – è stato introdotto nel 2009 [1]. Si tratta di un modello che deve essere presentato dagli enti di tipo associativo all’Agenzia delle Entrate, utile ai fini fiscali.

La compilazione del modello EAS, che si compone di 38 domande, presuppone che non venga svolta dall’ente alcuna attività commerciale in via esclusiva o prevalente. Attraverso l’Eas l’associazione deve fornire una serie di informazioni riguardanti:

  • lo statuto,
  • lo svolgimento della vita associativa,
  • la composizione dell’ente,
  • le attività svolte,
  • il legale rappresentante e tutti i membri del direttivo,
  • l’eventuale presenza di dipendenti,
  • i contributi erogati dai soci o da enti pubblici e/o privati
  • alcune indicazioni riguardanti eventuali raccolte fondi.

Viene poi richiesto, in particolare, alle domande 35 e 36, la forma prescelta per la redazione dell’atto costitutivo e dello statuto e la presenza all’interno di tali documenti dei requisiti di cui al comma 8 dell’art. 148 del TUIR dalla lettera a) alla lettera f) e del comma 7 dell’art. 4 del DPR 633/72: requisiti questi essenziali per non perdere la qualifica di ente associativo e poter continuare a fruire della decommercializzazione delle attività.

A cosa serve l’Eas?

Una comunicazione che ha finalità esclusivamente di tipo fiscale e nasce con l’intento di contrastare la concorrenza sleale effettuata da alcuni operatori, riuscendo ad acquisire maggiori informazioni e una conoscenza più puntuale sul mondo associativo.

L’obiettivo è tutelare le vere forme associazionistiche e isolare e contrastare l’uso distorto dello strumento al solo fine di eludere imposte, usufruendo dei vantaggi fiscali concessi alle associazioni no profit.

Le associazioni devono inviare il modello EAS per via telematica entro 60 giorni dalla data della loro costituzione. Successivamente va ripresentato quando cambiano i dati precedentemente comunicati. La scadenza, in questa ultima ipotesi, è il 31 marzo dell’anno successivo a quello in cui si verifica la variazione: questa, appunto, la data prossima alla scadenza per gli enti interessati.

Qualora il modello venisse abolito sarà interessante sapere quale sarà il metodo attraverso il quale si potrà produrre un controllo puntuale degli obblighi fiscali del settore.

Costituzione del Registro Unico Nazionale

Particolarmente interessante è la seconda delle proposte di riforma ulteriore del terzo settore: l’istituzione del Registro Unico Nazionale del Terzo settore che riunisce tutti i vari registri oggi esistenti, tenuti dalle varie istituzioni a seconda del settore di appartenenza (Regioni, Prefetture, Coni).

Il Registro ha anche una funzione di controllo: si occuperà di verificare che sussistano i requisiti di accesso e permanenza. L’Amministrazione finanziaria, invece, si occuperà dei controlli fiscali e in caso di violazioni trasmetterà all’ufficio del Registro Unico gli elementi utili ai fini della cancellazione.

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note

Autore immagine: Google immagini

[1]  L. 28 gennaio 2009, n. 2.

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