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Le Guide Giornalisti, blogger ed editori: come evitare querele?

Le Guide Pubblicato il 9 agosto 2017

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> Le Guide Pubblicato il 9 agosto 2017

Quando il giornalista, il pubblicista o il blogger è responsabile per diffamazione? Poche semplici regole per non rischiare scrivendo sul Web.

L’editoria ha da tempo cambiato volto grazie soprattutto alla stampa digitale, che ha ridotto notevolmente i costi di produzione, e ai numerosi siti a carattere giornalistico che ormai è facile trovare navigando sul Web.

La facilità di accesso alla creazione di informazione ha generato per conseguenza un aumento del numero di querele per diffamazione a mezzo stampa: un reato spesso commesso per eccesso di leggerezza nel riportare le notizie. Ecco allora alcune semplici regole da seguire per non incorrere nella diffamazione.

Come fare per non incorrere nel rischio di un procedimento penale?

La Cassazione [1] ha pubblicato una sentenza in cui delinea tre precise regole per i giornalisti nel caso di diffusione di notizie consistenti in fatti od opinioni riferiti da altri,  la cosiddetta «responsabilità del diffusore mediatico»:

 

  • rispettare la verità putativa dei fatti:
    • nel riportare dichiarazioni altrui, chi scrive deve evitare di pronunciare espressioni dal significato apertamente offensivo, pronunciate per maleducazione e villania o allo scopo di insultare od oltraggiare [2].
    • Sarà inoltre necessario sempre verificare, nel momento in cui se ne dà contezza ai lettori, i fatti riferiti dal terzo appaiano plausibilmente veri: si tratta della cosiddetta «verità putativa dei fatti».
  • valutare l’interesse pubblico:
    • nel riferire opinioni e dichiarazioni di terzi, il giornalista è esonerato sia dal dovere di verificare la verità putativa dei fatti, sia di evitare di riferire espressioni oltraggiose solo se ricorre una condizione: che il pubblico possa avere interesse a conoscere, prima ancora dei fatti narrati, la circostanza che un terzo li abbia riferiti [3]. Questo interesse pubblico prevale, perchè tutelato dalla Costituzione [4], sull’interesse del singolo all’integrità del proprio onore e della propria reputazione.
 Si tratta degli unici casi in cui sarà consentito riportare frasi di terzi anche offensive e prive del connotato della verità.
  • rendere chiaro che si stanno riferendo opinioni di terzi
    • quando il giornalista riporta dichiarazioni di terzi di rilevante interesse pubblico,  è sempre tenuto a rendere ben chiaro al lettore che sta riferendo opinioni o dichiarazioni di terzi, e non verità oggettive. È fondamentale insomma che il giornalista sia un osservatore dei fatti, nulla più [5].

Se il giornalista rispetta tutte e tre queste regole non gli può essere imputata alcuna responsabilità.

Per maggiori informazioni consulta anche il nostro approfondimento Le 3 semplici fondamentali regole del giornalista ed editore per evitare la querela.

note

[1] Cass. sent. n. 19152 dell’11.09.2014.

[2] Cass., Sez. III, n. 20137/05.

[3] Cass., Sez. III, n. 10686/08.

[4] Art. 21 Cost.

[5] Cass., sent. n. 15112/13; Cass. sent. n. 16917/10.

Autore immagine: Pixabay.com

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