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Consenso informato: cos’è e a cosa serve?

Pubblicato il 9 agosto 2017

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> Pubblicato il 9 agosto 2017

Il malato deve poter decidere se vuole essere curato o meno attraverso una terapia. Ma il consenso deve essere sempre dato per iscritto?

Il consenso informato è la manifestazione di volontà che il paziente, previamente informato in maniera esauriente dal medico sulla natura e sui possibili sviluppi del percorso terapeutico, dà per l’effettuazione di interventi di natura invasiva sul proprio corpo. Si tratta, in effetti, di un vero e proprio documento con valore legale, il cui scopo è quello di tutelare tanto il chirurgo quanto il paziente da errori o incomprensioni. Infatti la legge italiana prevede che i medici e gli operatori sanitari possono curare una persona solo se questa è d’accordo e dà il consenso informato perché il malato deve poter decidere se vuole essere curato per una malattia: ha il diritto/dovere di conoscere tutte le informazioni disponibili sulla propria salute, chiedendo al medico ciò che non è chiaro, e di scegliere, di conseguenza in modo informato, se sottoporsi ad una determinata terapia.

 

Consenso informato verbale e scritto

Esistono due forme di Consenso Informato, verbale e scritto. Il consenso deve essere scritto nei casi in cui l’esame clinico o la terapia medica possono comportare gravi conseguenze per la salute e l’incolumità della persona. Se il consenso è rifiutato, il medico ha l’obbligo di non eseguire o di interrompere l’esame clinico o la terapia in questione. Il consenso scritto è anche obbligatorio, per legge, quando:

  • si dona o si riceve sangue;
  • il paziente partecipa alla sperimentazione di un farmaco;
  • si effettua il trapianto di rene tra viventi;
  • si compiono accertamenti di un’infezione da Hiv;
  • si procede alla procreazione medicalmente assistita;
  • si sceglie un’interruzione volontaria della gravidanza.

Negli altri casi il consenso può essere solo verbale ma deve essere espresso direttamente al medico.

È importante che il consenso informato dato dal malato sia in ogni caso attuale, deve cioè riguardare una situazione presente e non una futura. Per questo, la legge non riconosce la validità dei testamenti biologici.

Le uniche eccezioni all’obbligo del consenso informato sono:

  • le vaccinazioni obbligatorie, stabilite nei programmi nazionali di salute pubblica;
  • le situazioni nelle quali la persona malata ha espresso esplicitamente la volontà di non essere informata;
  • le condizioni della persona siano talmente gravi e pericolose per la sua vita da richiedere un immediato intervento “di necessità e urgenza” indispensabile. In questi casi si parla di consenso presunto;
  • in caso di rischi che riguardano conseguenze atipiche, eccezionali ed imprevedibili di un intervento chirurgico, che possono causare ansie e timori inutili. Se, però, il malato richiede direttamente questo tipo di informazioni, il medico deve fornirle;
  • i casi in cui si può parlare di consenso implicito, per esempio per quelle cure di routine, o per quei farmaci prescritti per una malattia nota. Si suppone, infatti, che in questo caso sia consolidata l’informazione ed il consenso relativo;
  • i Trattamenti sanitari obbligatori (Tso), in caso di particolari disturbi psichici.

L’obbligo del consenso informato è sancito dalla Costituzione, da varie norme di legge, dal Codice di deontologia medica e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (leggi anche Consenso informato: quali norme e Consenso informato e deontologia medica).

note

Autore immagine: Pixabay.com

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