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Inps: come si calcolano i contributi obbligatori?

Pubblicato il 10 agosto 2017

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> Pubblicato il 10 agosto 2017

Conoscere quanto ti spetta di contributi, permette di controllare che il datore di lavoro rispetti i tuoi diritti. Fatti un’idea.

I lavoratori sono tenuti a versare i contributi obbligatori Inps secondo aliquote e regole che dipendono da differenti fattori, tra cui tipologia di lavoro svolta e gestione previdenziale di appartenenza. Versare i contributi ad Enti appositamente preposti, come  l’Inps o le casse di previdenza professionali, spetta generalmente al datore di lavoro.

Cosa sono i contributi previdenziali obbligatori?

Nell’ambito dei versamenti di contributi previdenziali rientrano quelli effettuati in forma obbligatoria all’Inps con lo scopo di ottenere la prestazione della pensione. I contributi previdenziali obbligatori sono delle somme di denaro a cui il lavoratore potrà attingere nel corso della vita in vari casi:

  • diminuzione della capacità lavorativa;
  • necessità di sostegno del reddito familiare;
  • liquidazione della pensione;
  • cessazione del rapporto di lavoro.

Quali contributi sono gestiti dall’Inps?

L’Ente che gestisce i trattamenti previdenziali in Italia è l’Inps, che si occupa:

  • dei lavoratori autonomi;
  • dei lavoratori iscritti ai Fondi speciali;
  • dei lavoratori ex Inpdap ed ex Enplas;
  • dei lavoratori dipendenti del settore privato e del parastato;
  • dei parasubordinati, dei venditori a domicilio, dei professionisti senza cassa, dei lavoratori autonomi, occasionali ed associati in partecipazione (Gestione Separata).

Diversa è la previdenza dei professionisti che è affidata alle Casse di previdenza professionale, che si sottraggono al regime generale.

Come si calcolano i contributi obbligatori Inps?

Il calcolo dei contributi obbligatori viene fatto in base a diversi elementi, tra cui l’aliquota contributiva. Questa è una percentuale da applicare alla retribuzione annua percepita e serve a determinare la quota di contributi previdenziali che devono essere versati agli enti previdenziali. L’ aliquota contributiva viene stabilita dunque per:

  • tipologia di lavoro svolto dall’assicurato (lavoro subordinato, lavoro autonomo, lavoro parasubordinato);
  • attività svolta dall’azienda (commerciale, industriale, agricolo);
  • dimensioni della società (più o meno di 15 dipendenti o 50, a seconda del tipo di contributo da considerare);
  • configurazione giuridica dell’azienda (società di persone, società di capitali, società cooperativa, ente no profit);
  • qualifica del lavoratore (dirigente, impiegato, operaio, apprendista, lavoratore agricolo, domestico);
  • fondo previdenziale di iscrizione del lavoratore.

I contributi previdenziali obbligatori devono essere versati entro i termini e con le modalità di calcolo stabilite dalla legge (generalmente entro il giorno 16 del mese successivo a quello durante il quale si è versato il compenso a cui fanno riferimento i contributi stessi). Se queste regole non vengono rispettate, si determina un’inadempienza contributiva che deve essere regolarizzata. Nel versamento dei contributi è compresa sia una quota a carico del datore di lavoro, sia una quota a carico del dipendente. Per effettuare il calcolo è necessario consultare le aliquote aggiornate della gestione previdenziale di riferimento. Ecco le principali gestioni Inps:

  • dipendenti pubblici;
  • amministratori di enti locali;
  • lavoratori dello spettacolo;
  • lavoratori sportivi professionisti;
  • collaboratori e figure assimilate;
  • artigiani;
  • lavoratori agricoli autonomi;
  • commercianti;
  • pescatori autonomi;
  • venditori porta a porta;
  • lavoratori autonomi occasionali;
  • associati in partecipazione;
  • medici in formazione specialistica.

Le imprese e i datori di lavoro sono obbligati al versamento dei contributi?

Tutti i contribuenti, tra cui aziende agricole, enti e amministrazioni e datori di lavoratori domestici, sono tenuti al versamento dei contributi obbligatori Inps, dopo che tali contributi sono stati regolarmente  dichiarati e dopo aver effettuato il calcolo sulla base delle aliquote aggiornate annualmente.

La regolarizzazione contributiva (che deriva dal mancato pagamento) può avvenire in diversi modi:

  • avvisi di pagamento e cartelle esattoriali;
  • condoni, sanatorie fiscali e previdenziali;
  • accertamento di vigilanza.

Quando non vanno versati i contributi da parte delle aziende?

Unica eccezione al pagamento dei contributi è che vengano concessi degli sgravi fiscali (come nel caso della decontribuzione derivante dalle nuove assunzioni, leggi Bonus assunzioni al Sud, chiarimenti dell’Inps o sospensioni dell’obbligo contributivo in base ad eventi eccezionali (quali ad esempio le calamità naturali, leggi Inps: sospensione delle rate per situazioni di calamità);

Attestato regolarità contributiva: il Durc

La regolarità di un’impresa nei versamenti e negli adempimenti previdenziali, assistenziali e assicurativi, nonché in tutti gli altri obblighi previsti dalla normativa vigente nei confronti di Inps, Inail e Casse Edili è attestata dal Durc (Documento Unico di Regolarità Contributiva). Per saperne di più ti consigliamo di controllare il nostro approfondimento Durc: cos’è?

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