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News Buoni pasto: ecco tutte le novità

News Pubblicato il 9 settembre 2017

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> News Pubblicato il 9 settembre 2017

È appena entrata in vigore la cosiddetta riforma sui buoni pasto. Vediamo tutte le novità.

È appena entrato in vigore il decreto del Ministero dello Sviluppo Economico [1] che ha introdotto delle modifiche sostanziali in tema di buoni pasto.
La riforma modifica sensibilmente la normativa relativa al servizio dei buoni pasto, indica dove e in quale quantità possono essere utilizzati, fornisce indicazioni in ordine agli esercizi commerciali dove possono essere spesi. È stato, inoltre, eliminato il divieto di cumulabilità dei ticket e sono aumentate le tipologie di esercenti che possono affiliarsi. Vediamo, dunque, quali sono le novità più importanti.

Buoni pasto: cosa sono?

I buoni pasto – comunemente detti ticket restaurant – sono dei mezzi di pagamento erogati dal datore di lavoro ed utilizzabili dai dipendenti per acquistare pasti o prodotti alimentari. Detti buoni possono essere emessi in forma cartacea (voucher) o elettronica. Sia nell’una che nell’altra forma, ogni buono ha un valore assegnato (solitamente tra i 2 euro ed i 10 euro) ed è riconosciuto da enti ed imprese convenzionate come ristoranti, bar, mense e supermercati. I buoni pasto costituiscono una prestazione sostitutiva del servizio di mensa, ossia della somministrazione diretta di vitto da parte del datore di lavoro, in tutti quei casi in cui per l’azienda non sia possibile (o non sia conveniente) effettuare la somministrazione direttamente con mensa aziendale interna. In pratica, in tutte le aziende – pubbliche o private – ove il datore non ha previsto una mensa interna, ai lavoratori possono essere forniti i buoni pasto da spendere nei negozi convenzionati al fine di sopperire alle esigenze legate all’alimentazione del giorno di lavoro.

Buoni pasto: cosa prevede la riforma

Come anticipato, in tema di buoni pasto deve darsi atto della recente riforma che è appena diventata operativa e con cui sono state disposte una serie di novità in materia. Vediamo le più rilevanti.

  • In primo luogo, è stata disposta la graduale, ma definitiva sostituzione dei ticket cartacei con quelli elettronici ed un nuovo regime di deducibilità degli stessi.
  • La riforma ha previsto l’estensione degli esercizi commerciali in cui potranno essere spesi, quali: agriturismi, mercatini, aziende agricole
  • Non da meno è il riconoscimento della loro cumulabilità. Infatti, sebbene sui buoni fosse formalmente scritto “non cumulabili“, nella prassi – soprattutto nei supermercati – venivano cumulati ed utilizzati per fare la spesa. Ebbene, dopo un lungo braccio di ferro tra grande distribuzione favorevole al cumulo e bar e piccoli ristoratori contrari, la scelta definitiva è ricaduta sull’ammissibilità del cumulo fino ad un massimo di 8 voucher. I buoni pasto, quindi,  potranno essere cumulati fino a un massimo di otto per volta. Questo significa che, nell’ambito della stessa spesa, si possono usare fino a massimo 8 buoni pasto.
  • Attenzione, però: resta il divieto di usare il buono pasto per fare la spesa necessaria alla famiglia per la settimana. Il buono pasto è infatti sostitutivo solo della mensa giornaliera del dipendente e, quindi, deve essere rivolto ad acquistare esclusivamente il pasto della giornata e non altra merce di natura personale.
  • Viene inoltre stabilito che i buoni pasto sono utilizzabili esclusivamente per l’intero valore facciale. Questo significa che chi non spende tutto il buono non può pretendere il resto in denaro e, nello stesso tempo, non potrà usare il residuo per altre occasioni.
  • Inoltre scompare l’obbligo di indicazione del nominativo del titolare, ma rimane l’obbligo della firma al momento della consegna.

Ciò premesso, si rendono necessari degli approfondimenti sulle novità più importanti.

Buoni pasto: sono cumulabili?

Come anticipato, con la riforma viene stabilita per la prima volta la regola della cumulabilità dei buoni pasto nell’ambito degli acquisti presso il medesimo esercizio commerciale: il dipendente può utilizzare fino a otto buoni pasto per volta. In precedenza era, invece, stabilito il divieto di cumulabilità dei buoni pasto.

Attenzione: i buoni pasto sono utilizzabili, però, esclusivamente per l’intero valore facciale. Di conseguenza, chi non spende tutto il buono non potrà ricevere il resto in denaro e non potrà utilizzare il residuo valore per altre occasioni.

Non è possibile cedere, vendere o donare i buoni pasto che essendo legati al dipendente potranno essere spesi solo da quest’ultimo. Come detto, infatti,  sebbene sia scomparso l’obbligo di indicazione del nominativo del titolare, resta ferma la necessità della firma al momento della consegna del buono. Inoltre, poiché il buono pasto serve come sostitutivo della mensa, esso non potrà – logicamente –  essere speso per acquistare prodotti diversi da quelli alimentari.

Buoni pasto: si possono usare per fare la spesa?

La riforma ha mantenuto fermo il divieto di usare il buono pasto per fare la spesa necessaria alla famiglia per la settimana. Il buono pasto è infatti sostitutivo solo della mensa giornaliera del dipendente e, quindi, deve essere rivolto ad acquistare esclusivamente il pasto della giornata e non altri oggetti di natura personale.

Buoni pasto: a chi spettano?

I buoni pasto possono essere corrisposti a tutti i dipendenti di un’azienda, anche ai lavoratori part-time, e ciò a prescindere che  nel loro contratto di lavoro sia prevista o meno una pausa pranzo. Non è, inoltre, necessario che si tratti di lavoratori subordinati: anche i collaboratori, dunque, potranno ricevere i buoni.

In quali esercizi potranno essere spesi i buoni pasto?

I buoni saranno spendibili presso i seguenti esercizi:

  • bar, ristoranti e alimentari;
  • mense aziendali e interaziendali;
  • spacci aziendali;
  • mercati e mercatini;
  • agriturismi e ittiturismi.

I buoni pasto, dunque, possono essere impiegati ora anche negli agriturismi, negli ittiturismi, nei mercatini e negli spacci aziendali. Tra i soggetti che possono erogare il servizio sostitutivo di mensa reso a mezzo dei buoni pasto sono elencati, oltre ai soggetti visti sopra, anche coloro che sono legittimati ad esercitare la somministrazione di alimenti e bevande, l’attività di mensa aziendale e interaziendale, la vendita al dettaglio di alimenti, sia in sede fissa che su area pubblica, la vendita al dettaglio nei locali di produzione e nei locali attigui, la vendita al dettaglio e la vendita per il consumo sul posto dei prodotti provenienti dai propri fondi. Per tutti – ovviamente – vige l’obbligo di rispettare i requisiti igienico sanitari prescritti dalla normativa vigente.

note

 [1] Mise, decr. n. 122 del 07.06.2017; pubblicato in G.U. il 10.08.2017.

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