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Lo sai che? Dichiarazione di conformità: l’impresa può rifiutarne il rilascio?

Lo sai che? Pubblicato il 10 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 settembre 2017

La ditta non può rifiutarsi di consegnare la c.d. Di.co. Tale rifiuto, però, è legittimo se il cliente ometta, senza motivo, di pagare il compenso all’impresa

Può capitare che un’impresa si rifiuti di rilasciare la dichiarazione di conformità, subordinandone la consegna al pagamento dei propri compensi. La dichiarazione di conformità, tuttavia, è un documento di essenziale importanza per un impianto. Con detta dichiarazione, infatti, l’installatore di un impianto (si pensi, dunque, a tutti gli impianti di luce, acqua e gas presenti negli edifici) garantisce che lo stesso sia stato installato a regola d’arte ed in conformità a tutti gli obblighi di legge.

La domanda allora è: può l’impresa – una volta conclusi i lavori di installazione – rifiutarsi di rilasciare la dichiarazione di conformità, subordinandone la consegna al pagamento dei lavori eseguiti? Scopriamolo insieme. Tuttavia prima di comprendere se l’impresa può rifiutarsi di rilasciare la dichiarazione di conformità è importante chiarire alcuni aspetti utili alla questione.

Dichiarazione di conformità: cos’è?

La dichiarazione di conformità (Di.co) è un documento obbligatorio rilasciato da un’impresa abilitata dopo l’installazione o la manutenzione di un impianto. È molto importante per l’installatore rilasciare la dichiarazione di conformità solo dopo aver eseguito tutte le verifiche previste dalla normativa vigente, comprese quelle di funzionalità dell’impianto. Ciò in quanto, rilasciando detta dichiarazione, l’installatore si assume la responsabilità civile (in caso di danno a cose) e penale (in caso di danno alle persone) dell’impianto da lui realizzato. Detta dichiarazione, infatti,  certifica com’è stato realizzato l’impianto e con quali tecniche, garantendo che lo stesso sia stato installato a regola d’arte ed in conformità a tutti gli obblighi di legge. Con la dichiarazione di conformità, dunque, l’installatore garantisce che l’impianto elettrico sia stato realizzato a regola d’arte e conformemente alle normative vigenti, assumendo su di sé la responsabilità del funzionamento e della correttezza dell’esecuzione.

Dichiarazione di conformità: quando deve essere rilasciata?

L’installatore è tenuto per legge [1] a consegnare la dichiarazione di conformità al cliente alla conclusione dei lavori ed a seguito delle necessarie verifiche. La legge, infatti, è molto chiara: la dichiarazione va rilasciata «al termine dei lavori, previa effettuazione delle verifiche previste dalla normativa vigente» e non quindi “al saldo della fattura”.

Ciò posto, posticipare il rilascio della dichiarazione di conformità in attesa del pagamento, non è mai una buona mossa da parte dell’impresa. Una soluzione migliore, in tali casi, potrebbe essere quella di stipulare un contratto che preveda più pagamenti (ad avanzamento lavori) e una clausola che risolva il contratto in caso di mancato pagamento (c.d. clausola risolutiva espressa). L’impresa che rifiuti di consegnare la dichiarazione di conformità  potrebbe essere sanzionata [2] e costretta a dover risarcire il danno causato al cliente (ad esempio per la ritardata apertura dell’attività). Ciò vale, anche se il cliente non ha pagato l’impianto. Come detto, infatti, la legge prevede che la dichiarazione sia consegnata una volta terminati i lavori e non dopo la ricezione del compenso. Ma quanto sin qui detto vale sempre e comunque o ci sono delle eccezioni? Vediamolo insieme.

L’impresa è sempre obbligata al rilascio della Di.co?

In realtà, l’impresa non è sempre obbligata al rilascio della dichiarazione di conformità. Al riguardo, infatti, la giurisprudenza ha avuto modo di chiarire che se il cliente si rifiuta senza motivo di pagare il prezzo, allora l’impresa può legittimamente rifiutarsi di rilasciare la dichiarazione di conformità.

Detto principio è stato da ultimo affermato dal Tribunale di Lodi [3]. Nel caso in esame, in particolare, l’impresa aveva installato a regola d’arte gli impianti commissionati ma, poiché aveva ricevuto il pagamento solo di un terzo del corrispettivo pattuito, rifiutava la consegna delle dichiarazioni di conformità sino al pagamento del residuo dovuto. Ebbene, i giudici hanno ritenuto “legittimo” un simile rifiuto, condannando il cliente al pagamento del debito residuo e delle spese. In realtà, nel prendere detta decisione, il Tribunale di Lodi si è rifatto ad un’altra analoga decisione della  Corte di Cassazione [4], in cui si afferma che «se il committente rifiuta ingiustificatamente di pagare il residuo corrispettivo, l’appaltatore può legittimamente rifiutare di consegnargli la restante parte dell’opera».

Ciò posto, in linea generale l’impresa non può rifiutarsi di consegnare le dichiarazioni di conformità. Detto rifiuto, però, potrebbe rivelarsi legittimo nel caso in cui il cliente, senza motivo, ometta di pagare il corrispettivo all’impresa.

 

note

[1] Art. 7. del D.M. n. 37 del 22.01.2008, ai sensi del quale: «al termine dei lavori, previa effettuazione delle verifiche previste dalla normativa vigente, comprese quelle di funzionalità dell’impianto, l’impresa installatrice rilascia al committente la dichiarazione di conformità degli impianti realizzati».

[2] Ai sensi dell’art. 15 del D.M. n. 37 del 22.01.2008, che prevede: «Alle violazioni degli obblighi derivanti dall’articolo 7 del presente decreto si applicano le sanzioni amministrative da euro 100 ad euro 1.000 con riferimento all’entità e complessità dell’impianto, al grado di pericolosità ed alle altre circostanze obiettive e soggettive della violazione».

[3] Trib. Lodi, sent. del 11.08.2016, ove si afferma che «L’appaltatore ha portato a completamento l’opera materiale commissionatagli ed appare pertanto giustificato il mancato rilascio delle dichiarazioni di conformità degli impianti realizzati, tenuto conto del previo e più grave inadempimento imputabile al committente».

[4] Cass., sent. n. 8906 del 11.04.2013.

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