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Lo sai che? Caparra: cos’è e come funziona

Lo sai che? Pubblicato il 13 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 settembre 2017

Se una parte non rispetta il contratto, l’altra può trattenere la caparra o esigere il doppio della stessa. Vediamo come funziona questo meccanismo

Può capitare che, dopo la stipula di un contratto, una delle parti non rispetti i propri obblighi e si riveli, dunque, inadempiente. Per fortuna, il nostro ordinamento fornisce una serie di rimedi nei confronti di chi, invece, tenga “fede” agli impegni assunti. Tra questi, particolarmente efficace è il meccanismo della caparra. Cerchiamo, dunque, di comprendere cos’è la caparra, come funziona il meccanismo della caparra e perché essa è correlata al c.d. recesso anticipato.

Cos’è la caparra? 

La caparra consiste in una somma di denaro (o in una quantità di cose fungibili) che una parte consegna all’altra. La caparra ha anzitutto funzione confirmatoria. Ed infatti, per quanto la firma di un contratto possa ritenersi una garanzia (atteso che «scripta manent»), non c’è dubbio che la consegna di  qualcosa di “concreto”, dia comunque più certezze e conferme (da qui il nome di caparra confirmatoria [1]). La caparra confirmatoria consiste, dunque, nella materiale dazione di una somma di denaro o di altre cose fungibili, in considerazione di un possibile inadempimento o, meglio, di una mancata esecuzione del contratto che le parti intendono stipulare. In termini semplici, ciò che si dà a titolo di caparra rappresenta una sorta di “conferma” dell’accordo o del contratto. Se poi, il contratto viene adempiuto, la caparra sarà calcolata come un anticipo della prestazione, e cioè come un principio di pagamento. Ma qual è la funzione della caparra nel caso in cui una delle parti non dovesse adempiere ai propri obblighi?

Caparra: a cosa serve?

Per comprendere qual è la funzione della caparra in caso di inadempimento facciamo un esempio. Poniamo che Tizio e Caio abbiano stipulato un contratto preliminare di compravendita e che Caio, dunque, abbia promesso di comprare da Tizio un immobile, consegnandogli – a conferma dell’accordo – una caparra. Successivamente, però, uno dei due non rispetta gli accordi presi. Cosa succede? Analizziamo entrambe le ipotesi [2]:

  • Se ad essere inadempiente è la parte che ha consegnato la caparra, allora l’altra parte potrà decidere di recedere dal contratto e avrà inoltre il diritto di trattenere la caparra.
  • Se invece a risultare inadempiente è colui che aveva ricevuto la caparra, allora l’altra parte potrà parimenti recedere dal contratto e avrà, inoltre, il diritto di esigere il doppio della caparra.

Ricapitolando, dunque, in caso di inadempimento del contratto, alla parte non inadempiente è riconosciuta – a seconda delle due ipotesi esaminate – la possibilità di trattenere la caparra o di esigere il doppio di quella prestata. Il meccanismo descritto, però, non rappresenta l’unica soluzione offerta alla “parte diligente” nei confronti dell’altra. La parte adempiente, infatti, potrà decidere anche di percorrere altre strade. Vediamo quali.

Gli altri rimedi a favore della parte adempiente

Qualora una delle parti non abbia rispettato gli impegni presi con il contratto, l’altra parte – ove lo preferisca – può anche scegliere di non recedere dal contratto, chiedendo:

  • l’esecuzione o la risoluzione del contratto;
  • il diritto al risarcimento del danno.

Nel nostro esempio, quindi, Tizio (promittente venditore che aveva ricevuto la caparra) potrebbe decidere di non recedere dal contratto preliminare di compravendita, ma di chiedere (ovviamente dinanzi ad un giudice) che lo stesso sia eseguito [3] o che sia definitivamente risolto. Tizio avrà, inoltre, diritto al risarcimento del danno. Bene, anche in tal caso la caparra ha una funzione: essa servirà come parziale garanzia concreta del risarcimento dei danni che il giudice liquiderà. Si tratta, in altre parole, di una sorta di liquidazione anticipata dei danni subiti. Anche chi ha consegnato la caparra potrà – a sua scelta – scegliere di andare in tribunale percorrendo la via della risoluzione contrattuale e del risarcimento dei danni subiti, fermo restando che questi avrà comunque diritto alla restituzione della caparra.

Attenzione però: i due rimedi descritti, ovverosia:

  • recesso anticipato con diritto a trattenere la caparra o a ricevere il doppio della stessa;
  • esecuzione o risoluzione contrattuale con diritto ad ottenere il risarcimento dei danni

sono tra loro alternativi e non cumulabili. Ciò, in pratica, significa che una volta intrapresa una scelta, non si potrà far valere l’altra [4].

note

[1] Da tenere distinta dalla caparra c.d. penitenziale: la somma data a titolo di caparra penitenziale, infatti, non rappresenta una cautela contro l’inadempimento. Essa rappresenta il corrispettivo della facoltà prevista dalle parti di esercitare il diritto di recesso.

[2] Disciplinate dall’art. 1385 Cod. Civ.

[3] Ex art. 2932 Cod. Civ.

[4] Ex multibus, Cass. SS. UU., sent. n. 553 del 14.01.2009; Cass. Civ., sent. n. 24337 del 30.11.2015.

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