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Le Guide Contratto di comodato e comodato d’azienda

Le Guide Pubblicato il 26 settembre 2017

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> Le Guide Pubblicato il 26 settembre 2017

Comodato: gli elementi e le caratteristiche principali di un contratto gratuito

Del contratto di comodato sentiamo parlare spesso, ma non sempre ci è chiaro il suo contenuto. Vediamo di comprendere di cosa si tratta, il suo uso e le sue caratteristiche distintive rispetto ad altri contratti.

Il comodato è un contratto gratuito con il quale una parte, detta comodante, consegna una cosa mobile o immobile a un’altra parte – detta comodatario – che se ne serve per un tempo o per un uso determinato e si assume l’obbligo di restituire la stessa cosa ricevuta [1]. Elemento caratteristico del contratto è dunque la gratuità. Come detto, infatti, il comodatario non deve pagare alcun corrispettivo per l’uso della cosa, ma ha l’obbligo di custodirla. Il contratto rimane gratuito anche se il comodatario effettua spontaneamente il pagamento di un compenso o venga previsto il pagamento da parte del beneficiario di una piccola somma per il godimento del bene (cosiddetto comodato modale).

Con la conclusione del contratto di comodato, il comodatario assume degli obblighi che perdurano fino al momento dell’effettiva riconsegna del bene. Ad esempio, nel caso in cui il comodatario ceda il bene ricevuto in comodato a terzi senza il consenso del comodante, quest’ultimo può recedere dal contratto pretendendo l’immediata restituzione del bene oltre al risarcimento dell’eventuale danno subito.

Come più volte precisato, dunque, il comodato è un contratto e pertanto non può essere costituito attraverso un atto unilaterale come il testamento.

In ambito imprenditoriale il comodato è poco utilizzato come contratto autonomo ma ha un grande utilizzo come contratto accessorio rispetto ad un altro contratto, ad esempio ad un contratto di appalto. Nonostante il comodato ad un primo impatto possa presentare analogie con altri istituti giuridici ed altre forme contrattuali, esso va tenuto distinto:

  • dall’usufrutto: in quanto l’usufruttuario acquisisce un diritto reale sulla cosa e non un diritto personale come il comodatario;
  • dalla locazione: in quanto la locazione prevede un corrispettivo per il godimento del bene locato a carico del locatario;
  • dalla donazione: in quanto essa presuppone il passaggio della proprietà del bene donato, mentre nel comodato esiste l’obbligo di restituzione a carico del comodatario;
  • dal mutuo: in quanto deve essere restituita la stessa cosa ricevuta in comodato e non la stessa quantità di cose del medesimo genere;
  • dal deposito gratuito: in quanto nel comodato il comodatario può utilizzare il bene ricevuto.

La legge prevede che il comodato cessi alla scadenza del termine o dell’uso convenuto. In tal caso il comodatario deve restituire la cosa anche se il comodante non ne ha fatto richiesta. Se il comodante muore prima della scadenza del contratto, i suoi eredi hanno l’obbligo di consentire al comodatario di utilizzare il bene fino al termine stabilito. Diverso è il caso in cui non sia fissato un termine e questo non risulti altrimenti desumibile dall’uso cui la cosa è destinata. In questa ipotesi – che prende il nome di comodato precario – il comodante può chiedere in ogni momento la restituzione del bene al comodatario.

Comodato d’azienda: è ammissibile?

Mancando una disposizione normativa in ordine al comodato d’azienda, ci si è chiesti se lo stesso fosse ammissibile. Nel silenzio della legge, il comodato di azienda è unanimemente ammesso. Circa la sua disciplina si applica quella dell’affitto di azienda, eccetto che le norme relative al corrispettivo. Nella pratica, il contratto di comodato è spesso utilizzato come rapporto temporaneo in attesa della formulazione delle clausole di un contratto di affitto definitivo.

note

[1] Art. 1803 cod. civ.

Autore immagine: Pixabay.com

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