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Lo sai che? Preliminare per acquisto della casa: scatta il redditometro?

Lo sai che? Pubblicato il 7 ottobre 2017

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Chi sottoscrive un contratto preliminare per l’acquisto di una casa non può essere sottoposto ad accertamento fiscale

La sottoscrizione di un contratto preliminare per l’acquisto di una casa è, già di per sé, molto impegnativo. Se a ciò si aggiunge anche lo “spauracchio del fisco” ed il timore di un accertamento fiscale, le cose diventano davvero complicate. La domanda quindi è: chi sottoscrive un preliminare per l’acquisto di una casa può essere sottoposto ad accertamento fiscale? Prima di rispondere alla domanda e di verificare se la stipula di un preliminare può far “scattare” il redditometro, chiariamo alcuni concetti di preliminare importanza.

Redditometro: come funziona

Il fisco tiene sotto controllo il tenore di vita dei contribuenti e quando le uscite diventano troppe rispetto alle entrate scattano gli accertamenti fiscali. Il ragionamento alla base di tutto è il seguente: ognuno di noi non può spendere più di quanto guadagna. Se, al contrario, gli acquisti sono superiori alle entrate di almeno il 20%, le possibilità che non si stia cercando di evadere le tasse sono davvero poche: o hai vinto al gioco, o hai ricevuto una donazione (ed in entrambi i casi va dimostrato) o stai ricevendo pagamenti in nero. Il mezzo attraverso il quale il fisco esegue questi controlli è il redditometro: le spese devono essere coerenti con la dichiarazione dei redditi di ognuno, altrimenti l’Agenzia delle Entrate potrebbe insospettirsi e far scattare l’accertamento fiscale.

Redditometro: quali le spese “prese di mira”

Il redditometro non analizza tutte le spese ma soltanto le più importanti e tra queste rientrano sicuramente quelle per l’acquisto di una casa. Il redditometro, infatti, prende di mira tutte quelle spese troppo elevate che potrebbero non essere compatibili con le concrete possibilità di una persona: una polizza assicurativa troppo elevata, un mutuo la cui rata è al di sopra delle proprie possibilità economiche, l’estratto conto della carta di credito (dal quale si evincono anche i passaggi autostradali), l’acquisto di cellulari di ultima generazione, di auto di lusso e di immobili o abitazioni. Ma cosa dire del preliminare per l’acquisto di una casa? La stipula di un contratto preliminare costituisce una spesa che può far scattare l’accertamento fiscale? Chi sottoscrive un preliminare per l’acquisto di una casa può essere sottoposto ad accertamento fiscale?

Preliminare e accertamento fiscale

Sul punto si è appena pronunciata (il 06.10.2017) la Corte di Cassazione [1], chiarendo (ancora una volta) che sono vietati gli accertamenti fiscali fondati su una presunzione di spesa. Proprio con riferimento al contratto preliminare stipulato per l’acquisto di un’abitazione (nel caso di specie peraltro di lusso), la Corte ha avuto modo di affermare che la mera conclusione del preliminare non può giustificare un accertamento fiscale. La Suprema Corte, dunque, respingendo il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, ha sancito la nullità dell’atto di accertamento fondato sulla sottoscrizione di un preliminare per l’acquisto di una casa di lusso. E ciò anche se l’acquisto risulti sproporzionato rispetto al reddito ed alle possibilità economiche del contribuente. Perché? La risposta è semplice. In questi casi l’accertamento è nullo perché non si basa su una spesa vera e propria, ma su una presunzione di spesa. La mera conclusione di un contratto preliminare di vendita con pagamento del prezzo differito nel tempo, infatti, non comporta un effettivo esborso di spesa, che non viene sostenuta dal contribuente nell’anno di imposta. In conclusione può affermarsi che gli accertamenti fiscali devono basarsi solo su spese effettivamente sostenute nell’anno di imposta di riferimento e non, invece, sulle cosiddette presunzioni di spesa.

note

[1] Cass., ord. n. 23348 del 06.10.2017.

Autore immagine: Pixabay.com

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