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Lo sai che? Merce venduta: che qualità deve avere?

Lo sai che? Pubblicato il 8 ottobre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 8 ottobre 2017

Vendita di cose generiche: la merce deve rispettare gli standard di qualità media

La vendita di cose generiche è quel particolare contratto di compravendita consistente nel trasferimento della proprietà di cose individuate solo nel genere. Si pensi alla vendita della stoffa, del frumento, dell’olio, del vino ecc. Si tratta di beni che sono individuati in base all’appartenenza ad un genere e la cui qualità non può essere inferiore alla media. Ma procediamo con ordine.

L’individuazione del bene e il trasferimento della proprietà

Secondo la legge [1], fattore imprescindibile per il trasferimento delle proprietà di cose individuate solo nel genere è la loro individuazione, fatta d’accordo tra le parti o nei modi da esse stabiliti.  La genericità, in altre parole, caratterizza esclusivamente la prima fase del rapporto contrattuale; una volta che si procede all’esecuzione del contratto, il bene viene determinato e la sua proprietà viene trasmessa all’acquirente. Si pensi alla vendita della stoffa (bene individuato esclusivamente nel genere), la cui proprietà viene trasmessa al compratore solo in seguito alla sua specificazione: solo dopo che il commerciante provvede a prendere le misure e a tagliare il quantitativo di stoffa voluto dall’acquirente, il bene oggetto del contratto viene determinato e il compratore ne diviene proprietario.

Che qualità deve avere la merce venduta?

Il debitore di cose generiche, precisa il legislatore [2], è tenuto a prestare cose di qualità non inferiore alla media. Ma cosa si intende per qualità non inferiore alla media? La qualità media è la qualità generica normale. Non si deve trattare di beni di ottima qualità, ma nemmeno di beni di qualità pessima. Accade sovente che il venditore non rispetti tale caratteristica. Ci si chiede, in questi casi, quali siano le tutele apprestate dall’ordinamento allo sfortunato compratore.

Qualità inferiore alla media: quali tutele?

Nell’eventualità in cui la cosa venduta non abbia le qualità promesse, cioè le qualità che il venditore aveva garantito al momento della vendita ovvero le qualità essenziali alla luce dell’uso cui la cosa è destinata, il compratore ha diritto di ottenere la risoluzione del contratto per inadempimento. Attenzione: il difetto di qualità deve eccedere i limiti di tolleranza stabiliti dagli usi.

Il diritto ad ottenere la risoluzione è soggetto ad alcuni limiti, previsti dal legislatore in materia di garanzia per i vizi della cosa venduta [3]. Il compratore deve denunciare al venditore la mancanza delle qualità promesse o essenziali del bene acquistato entro otto giorni dalla scoperta, salvo che sia diversamente stabilito dalle parti o da altre disposizioni di legge. Se il venditore ha riconosciuto l’effettiva mancanza di qualità del bene o l’ha nascosta non è necessaria la denuncia.

Il termine di prescrizione, cioè il termine entro cui ci si può rivolgere al giudice per ottenere le specifiche tutele apprestate dall’ordinamento (la risoluzione del contratto e il risarcimento del danno), è di un anno decorrente dalla consegna della cosa. È bene, tuttavia, precisare che qualora il compratore sia stato convenuto in giudizio per l’esecuzione del contratto (per il pagamento del prezzo) può sempre far valere la garanzia, purché il vizio della cosa sia stato denunziato entro otto giorni dalla scoperta e prima che sia decorso un anno dalla consegna.

La totale diversità del bene: l’aliud pro alio

Va fatta un’ultima precisazione: la mancanza di qualità differisce dall’ipotesi della totale diversità del bene (aliud pro alio). Se i beni non appartengono al genere previsto dal contratto ricorre l’ipotesi della totale diversità, espressa dal brocardo latino aliud pro alio (letteralmente: qualcosa per qualcos’altro). Si pensi a colui che vuole acquistare del ferro e invece gli viene consegnato del rame. Questa è una ipotesi ancora più grave rispetto a quella fin qui analizzata, poiché il bene consegnato è radicalmente diverso da quello previsto dal contratto. In questo caso il compratore ha il diritto ad esperire la normale azione di risoluzione del contratto [4], senza i limiti temporali sopra ricordati.  La Suprema Corte di Cassazione [5] recentemente è tornata a pronunciarsi sul punto.

note

[1] Art. 1378 Cod. Civ.

[2] Art. 1178 Cod. Civ.

[3] Art. 1495 Cod. Civ.

[4] Art. 1453 Cod. Civ.

[5] Cass., sent. n. 2313 del 05.02.2016.

Autore immagine: Pixabay.com

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