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È ammissibile l’usura sopravvenuta?

Pubblicato il 9 ottobre 2017

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> Pubblicato il 9 ottobre 2017

Il tasso di interesse legittimo al momento della conclusione del contratto può diventare superiore al tasso legale in un momento successivo

Poniamo il caso di una società che chiama in giudizio la banca con cui ha contratto un mutuo fondiario di durata trentennale in epoca anteriore all’entrata in vigore della legge del 1996 in tema di usura [1]. Il mutuo della società, mentre prima della legge antiusura presentava dei tassi di interesse legittimi, successivamente alla legge antiusura è diventato usurario e per tale ragione la società chiede la restituzione degli interessi illegittimamente corrisposti alla banca. Detto più tecnicamente la società lamenta l’illiceità per usurarietà sopravvenuta del tasso d’interesse corrispettivo relativo al mutuo. Si può ritenere ammissibile tale richiesta e dunque il riconoscimento dell’usura sopravvenuta?

Cos’è l’usura sopravvenuta?

Prima di entrare nel dibattito giurisprudenziale in ordine all’ammissibilità o meno dell’usura sopravvenuta, iniziamo col dire che cos’è l’usura sopravvenuta. Si parla di usura sopravvenuta quando, in un momento successivo alla stipula del contratto, per effetto di una variazione in diminuzione dei tassi di interesse, il tasso originariamente pattuito diventa superiore al tasso soglia. Ne deriva che in queste ipotesi, un tasso di interesse che era lecito nel momento in cui il finanziamento è stato concesso diventa illegale successivamente. Il problema nasce dal fatto che la normativa del 1996 non indica espressamente il momento in relazione al quale debba essere effettuato il raffronto tra condizioni contrattuali e tasso soglia usura, lasciando quindi aperte diverse letture interpretative.

Usura sopravvenuta: i due orientamenti

Come anticipato, sul punto si sono scontrati due orientamenti contrapposti. Secondo un primo orientamento la verifica del superamento del tasso soglia deve essere compiuta al momento del pagamento degli interessi ovvero al momento della loro maturazione e non già al momento in cui sono stati pattuiti (ossia al momento di conclusione del contratto). Secondo questa tesi, nel caso in cui gli interessi diventino ultralegali nel corso del rapporto si avrebbe la conseguenza che il tasso dovrebbe essere ridotto al limite del tasso soglia rilevato tempo per tempo, in virtù del meccanismo di integrazione legale del contratto [2]. In sostanza gli interessi convenzionali usurari dovrebbero essere sostituiti automaticamente con quelli legali. In base ad una diversa ricostruzione, ma sempre a sostegno dell’ammissibilità dell’usura sopravvenuta, è stato rilevato che in caso di usura sopravvenuta, la sanzione sarebbe quella della nullità degli interessi ultralegali, con la conseguenza dell’azzeramento di tutti gli interessi dovuti nel periodo in cui si è verificata l’usura.

Di contro, secondo l’opposto orientamento, il momento rilevante per la determinazione dell’usurarietà del tasso di interesse rispetto al tasso soglia è quello della conclusione del contratto. La legittimità iniziale del tasso pattuito spiegherebbe la sua efficacia per tutta la durata del contratto, nonostante l’eventuale intervento di una norma imperativa che per una parte o per tutta la durata del contratto successiva alla sua instaurazione ne ravvisi il carattere usurario a partire da quel momento in poi.

La soluzione del contrasto giurisprudenziale è stata rimessa alle sezioni unite della Corte di Cassazione [3]. Tanto detto non resta che attendere la decisione delle Sezioni Unite il cui verdetto, a detta di molti, aprirà nuovi e ampi scenari per il contenzioso bancario.

note

[1] L. n. 108/1996

[2] Previsto dall’art. 1339 Cod. Civ.

[3] Con ordinanza interlocutoria n. 2484 del 31.01.2017.

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