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Lo sai che? Contratti imposti: l’obbligo di concludere un contratto

Lo sai che? Pubblicato il 11 ottobre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 ottobre 2017

La legge può obbligare un soggetto a concludere un contratto. Si parla al riguardo di contratti imposti: vediamo in quali casi

Quando si parla di contratto si è soliti parlare anche di libertà contrattuale. Quotidianamente ed in piena libertà, infatti, ognuno di noi conclude una moltitudine di contratti, non solo nello svolgimento della propria attività professionale o commerciale, ma anche nella vita di tutti i giorni. Si rammenti che anche acquistando un biglietto dell’autobus si conclude un contratto. La volontà e la libertà di contrattare è imprescindibile. Non c’è contratto senza consenso, ossia senza accordo. Ed infatti, se il consenso di chi conclude un contratto è viziato (per dolo, colpa o errore) il contratto sarà nullo o annullabile. Detto ciò in linea generale è bene sapere che la legge in alcuni casi obbliga un soggetto (normalmente società, enti ed imprenditori) a concludere un contratto a determinate condizioni non appena qualcuno formula la relativa richiesta. Tra i soggetti obbligati per legge a concludere un contratto possiamo annoverare anche i titolari di alberghi, bar, ristoranti, tabacchi e, in alcuni casi, anche il datore di lavoro. Ma procediamo con ordine, analizzando tutti i casi in cui la legge impone di concludere un contratto.

Contratti imposti: monopolio legale

L’impresa che esercita la propria attività in condizioni di monopolio legale ha l’obbligo di concludere un contratto con chiunque richieda le prestazioni che formano oggetto dell’impresa, osservando la regola della parità di trattamento, vale a dire applicando nei confronti di tutti le medesime condizioni contrattali [1]. Si pensi, ad esempio, alla produzione di tabacchi, al gioco del lotto e alle lotterie. L’impresa, in questi casi, è obbligata per legge a concludere un contratto non appena qualcuno ne formuli richiesta e ad applicare ad ogni richiedente le medesime condizioni contrattuali (ad esempio, costi, prezzo ecc.).

Contratti imposti: imprese in posizione dominante

Le imprese che detengono sul mercato una posizione nettamente dominante rispetto alla concorrenza, hanno l’obbligo di contrarre con chi ne faccia richiesta. Anche in tal caso è necessario rispettare il principio della parità di trattamento. Il divieto di discriminazione, in queste ipotesi, costringe sempre l’imprenditore ad offrire a tutti i clienti le medesime condizioni, l’imprenditore tuttavia potrà tener conto delle possibilità economiche dei clienti più deboli.

Contratti imposti: concessionari di pubblici servizi

L’imprenditore o l’ente pubblico che ha ottenuto la concessione per fornire agli utenti un servizio pubblico, anche non come monopolista, deve contrarre con tutti i soggetti che richiedano le sue prestazioni, rispettando le tariffe e le modalità concordate con l’ente pubblico concedente. Si pensi  agli enti pubblici o agli imprenditori privati che esercitano attività subordinate a concessioni amministrative. In questi casi, infatti, l’utente non ha scelte alternative per procurarsi gli stessi servizi, quali il servizio dell’acqua potabile o della fornitura di gas e, in certi casi,  il servizio di trasporto pubblico.

Contratti imposti: alberghi, bar, ristoranti, taxi

L’imprenditore che gestisce un albergo, un ristorante o un bar non può, senza giustificato motivo, rifiutare le prestazioni se qualcuno ne faccia richiesta ed offra il prezzo dovuto. Analogo discorso vale per l’autista di un taxi [2].

Contratti imposti: il datore di lavoro

Forse non tutti sanno che, in alcuni casi, anche  il datore di lavoro è obbligato a stipulare contratti di lavoro subordinato. È il caso delle assunzioni di soggetti invalidi o meritevoli, per altre ragioni, di particolare tutela.

Obbligo di concludere un contratto: quali conseguenze

Quando l’obbligo di contrarre è imposto dalla legge, il mancato rispetto dell’obbligo non è privo di conseguenze. Ed infatti,  se chi è obbligato a concludere un contratto non adempie l’obbligazione, la controparte, nel caso ciò sia possibile, può ottenere una sentenza che produca gli stessi effetti del contratto non concluso [3]. Quindi, il soggetto che non è riuscito a stipulare un contratto con chi era obbligato a concluderlo, può agire in giudizio per ottenere quanto avrebbe ottenuto col contratto ed eventualmente anche il risarcimento dei danni determinati dal rifiuto di contrarre.

note

[1] Art. 2597 Cod. Civ.

[2] Art. 187 R.d. 635/40.

[3] Ex art. 2932 Cod. Civ.

Autore immagine: Pixabay.com

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