Professionisti Quando il professionista viola il segreto professionale?

Professionisti Pubblicato il 12 ottobre 2017

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Le dichiarazioni del professionista in violazione del segreto professionale possono essere utilizzate nel giudizio penale

Come noto al professionista è fatto divieto di rivelare i fatti che ha appreso in occasione della propria attività professionale. Tra i professionisti ci sono certamente gli avvocati, i medici, i consulenti tecnici, i notai, i chirurghi, i farmacisti e ogni altro soggetto esercente la professione sanitaria. Ma vi sono anche i commercialisti: in proposito si pensi addirittura che il segreto professionale permette loro di rifiutare l’esibizione di documenti del cliente che potrebbero far scaturire un’indagine tributaria nei suoi confronti.

Il segreto professionale è un po’ come il segreto del confessionale. Anche i parroci e gli altri ministri di confessioni religiose, infatti, non possono rivelare quanto hanno appreso dai propri fedeli. Va detto, però, che il segreto professionale cui sono tenuti i preti in ambito ecclesiale non può essere applicato nell’ambito dell’ordinamento processuale italiano, tanto più se la loro conoscenza riguarda fatti penalmente rilevanti.

Ma che succede se un professionista viene chiamato a rendere una testimonianza in un giudizio? Il segreto professionale continua ad operare oppure vi è un obbligo di rispondere al giudice? Gli interrogativi non sono di poco conto perché ciascuna scelta in un senso o nell’altro produce conseguenze molto rilevanti.

In primo luogo deve dirsi che il codice di procedura penale [1] stabilisce che, in un processo penale, il professionista non può essere obbligato a testimoniare su quanto ha conosciuto per ragione del proprio lavoro. Addirittura il professionista che violi il segreto professionale potrebbe essere perseguibile del reato di rivelazione di segreto professionale [2]. Ma se è vero che da un lato il professionista non può essere obbligato a deporre, dall’altro occorre chiedersi cosa succede nel caso in cui lo faccia. Quali sono le conseguenze nel caso in cui il professionista decida di testimoniare così violando il segreto professionale? E soprattutto, si può ritenere valida la testimonianza resa in violazione di tale segreto?

Secondo la Cassazione, la testimonianza resa dal professionista in violazione del segreto professionale è valida e può essere posta a base di una decisione di condanna [3]. Infatti, secondo la Corte, l’utilizzabilità in causa delle dichiarazioni rese dal testimone in violazione del segreto professionale si giustifica per via del fatto che la violazione di un dovere deontologico – che rimane sempre perseguibile da parte dell’ordine di appartenenza – non costituisce violazione delle norme di procedura e del processo, ragion per cui la testimonianza resta valida ed efficace. Pertanto, se il professionista non oppone il segreto e si dichiara pronto a rispondere alle domande del giudice che riguardano fatti dei propri clienti appresi in occasione del suo lavoro, la dichiarazione è ben utilizzabile anche se non è stato avvisato della facoltà di astenersi. L’obbligo del giudice di avvisare il testimone della facoltà di astenersi [4], infatti, vale soltanto per i prossimi congiunti dell’imputato e non risulta applicabile ai professionisti.

note

[1] art. 200 Cod. Proc. Pen.

[2] art. 622 Cod. Pen.

[3] Cass. sent. n. 46588/17 dell’11.10.2017

[4] art. 199 Cod. Proc. Pen.

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