HOME Articoli

Lo sai che? Tracciabilità delle buste paga: addio stipendio in contanti

Lo sai che? Pubblicato il 24 giugno 2018

Articolo di

> Lo sai che? Pubblicato il 24 giugno 2018

In arrivo la tracciabilità e trasparenza delle buste paga. Lo stipendio non potrà più essere pagato in contanti, vediamo perché

Dal primo luglio 2018 scatta l’obbligo di pagare lo stipendio soltanto attraverso la banca o la posta, vale a dire esclusivamente mediante l’uso di strumenti di pagamento tracciabili. Ciò significa che sarà assolutamente vietato pagare lo stipendio in contanti. A brevissimo, dunque, saranno messi al bando i “soldi cash” per pagare la retribuzione, anche se di piccoli importi. Il datore di lavoro potrà versare lo stipendio solo attraverso strumenti di pagamento tracciabili. Cerchiamo di capire perché. Vediamo, dunque di capire cosa si intende per tracciabilità delle buste paga, perché è importante che le modalità di pagamento dei lavoratori siano quanto più possibili trasparenti, qual è lo scopo della normativa, già definita da molti come una “legge di civiltà”, quali saranno gli obblighi a carico del datore di lavoro e, soprattutto, cosa rischia il datore di lavoro che, non adeguandosi al divieto, continui a pagare la retribuzione usando il denaro liquido.

Tracciabilità delle buste paga: perché

La legge di bilancio [1] ha stabilito che dal 1° luglio 2018 il datore di lavoro potrà versare lo stipendio solo attraverso strumenti di pagamento tracciabili. Obiettivo della legge è quello di porre fine alla spiacevole prassi di pagare i lavoratori meno di quanto risulta in busta paga. È infatti noto che alcuni datori di lavoro, sotto il ricatto del licenziamento o della non assunzione, corrispondono ai lavoratori una retribuzione inferiore ai minimi fissati dalla contrattazione collettiva, pur facendo firmare al lavoratore, molto spesso, una busta paga dalla quale risulta una retribuzione regolare. Ed invero, più che di una prassi si tratta di un vero e proprio abuso, che non conosce latitudini. Si tratta, infatti, di una deprecabile pratica molto diffusa in ogni parte di Italia (non solo al Sud, per intenderci) ed in tutti i settori produttivi. Non sono stati pochi, inoltre, i casi di vera e propria estorsione perpetrata ai danni di dipendenti costretti, dietro minaccia di perdere il lavoro, ad accettare un salario inferiore rispetto a quello risultante nelle buste paga, formate regolarmente solo sulla carta. Così facendo, i datori di lavoro ottengono un illecito vantaggio a discapito del lavoro altrui, mentre i dipendenti non solo vengono privati di parte della propria retribuzione, ma vengono soprattutto lesi nella loro dignità.

Come porre fine a tutto ciò? Rendendo lo stipendio tracciabile e “trasparente”.

Gli obblighi del datore di lavoro

Gli obblighi del datore di lavoro, per come scaturenti dalla legge, saranno molto semplici. Ciò in quanto, a ben vedere, il meccanismo di soluzione dell’abuso descritto è banale: basta garantire la trasparenza dei pagamenti.

Per impedire la mancata corrispondenza tra quanto risultante in busta paga e quanto effettivamente corrisposto al dipendente è sufficiente che le buste paga siano tracciabili. A tal fine è necessario che quanto sia stato versato dal datore di lavoro ai dipendenti abbia un riscontro. Ciò significa che la retribuzione non potrà essere più pagata in contanti, ma solo attraverso strumenti di pagamento tracciabili.

Il datore di lavoro o l’azienda, dunque, dovrà pagare il dipendente:

  • con assegno;
  • ricaricando una carta di credito;
  • presso la posta;
  • anche mandando alla banca un elenco di persone che dovranno riscuotere la retribuzione in contanti. (Leggi, sul punto: Metodi di pagamento: la guida completa).

Ciò che rileva è che il pagamento dello stipendio sia tracciabile, poiché solo la trasparenza dei pagamenti può difendere il lavoratore da eventuali prassi abusive.

Divieto di pagamento in contanti: per quali lavoratori

Il divieto di pagamento dello stipendio in contanti si applica a tutti i lavoratori dipendenti subordinati e parasubordinati. Quindi non solo ai contratti di lavoro dipendente a tempo indeterminato o determinato, ma anche alle collaborazioni coordinate e continuative ed ai contratti di lavoro instaurati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci. Sembrerebbero restare fuori i pagamenti di borse di studio, attività di amministratore di società e tutti gli altri pagamenti per compensi di lavoro autonomo occasionale (contratto d’opera).

Non sono interessati dalla riforma, invece:

  • i rapporti di lavoro instaurati con la pubblica amministrazione (anche se per questi era già stato stabilito, nel 2011, del Governo Monti, il divieto di pagamento della retribuzione in contanti per compensi superiori a mille euro);
  • il lavoro domestico. Dunque, badanti e colf che lavorano almeno quattro ore giornaliere presso lo stesso datore di lavoro potranno  essere ancora pagate in contanti.

Come anticipato, la nuova normativa diventerà operativa a partire dal 1° luglio 2018.  Manca però la convenzione, che doveva esser scritta entro la fine di marzo, tra Governo, banche, Confindustria e sindacati per pubblicizzare la normativa.

Stipendio in contanti: quali sanzioni per il datore di lavoro

Ciò detto, vediamo quali saranno le sanzioni applicabili al datore di lavoro che, non adeguandosi alla nuova normativa, continui a pagare lo stipendio in contanti. Ebbene, come ha avuto modo di chiarire l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, in caso di violazione dell’obbligo di tracciabilità delle buste paga le sanzioni non saranno affatto lievi. Ed infatti, nel caso in cui sia verificato che le retribuzioni sono state pagate in contanti, oppure nel caso di pagamento tracciato e poi non effettuato (come ad esempio, la successiva revoca di un bonifico bancario o all’annullamento di un assegno prima dell’incasso), scatterà una sanzione fino a 5mila euro. A conferma di questo vi è anche un’ulteriore precisazione: la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione. Sul punto è bene sapere che il datore di lavoro che viola l’obbligo di tracciabilità dello stipendio non può successivamente ricorrere all’istituto della diffida. Ciò in considerazione del fatto che l’illecito non è materialmente sanabile. Ragione per cui la sanzione sarà determinata nella misura ridotta di un terzo, pari a 1.667 euro e, in caso di mancato versamento, sul codice tributo 741T, l’autorità competente a ricevere il rapporto, è l’ispettorato territoriale del lavoro.

note

Autore immagine: Pixabay.com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter.
Scarica L’articolo in PDF

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


CERCA CODICI ANNOTATI