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Lo sai che? Lavoratore lento: giusto il licenziamento

Lo sai che? Pubblicato il 17 ottobre 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 ottobre 2013

Il lavoratore che svolge i propri compiti con lentezza e poca applicazione può essere licenziato: lo scarso rendimento giustifica l’interruzione del rapporto lavorativo.

Il datore può tranquillamente licenziare il dipendente lento nello svolgimento dell’attività lavorativa e che manifesta insubordinazione: tali comportamenti, infatti, interrompono il vincolo di fiducia che è necessario vi sia sempre tra le parti. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con una recente sentenza [1].

La Suprema Corte ha così ritenuto legittima la l’espulsione dal lavoro di un lavoratore, per via delle sue manchevolezze, della scarsa efficienza e affidabilità. Nel caso di specie, l’attività del dipendente era caratterizzata dalla lentezza nell’assolvere i compiti assegnatigli, frequenti irreperibilità, rifiuto di usare il computer, incapacità di lavorare in gruppo, inosservanza della sanzioni disciplinari ricevute.

Si è sempre discusso sulla legittimità del licenziamento per scarso rendimento, in quanto non sempre è facile stabilire se la insufficiente produttività del dipendente sia dovuta alla mancanza di impegno oppure da fattori contingenti, che vanno al di là delle singole capacità.

In linea generale, ciascuna prestazione lavorativa deve essere eseguita con la professionalità e la diligenza richieste dal tipo di attività svolta. Per dimostrare le manchevolezze del dipendente, è necessario individuare dei parametri in merito alla prestazione che il datore di lavoro può legittimamente esigere. Ciò è possibile tramite l’analisi delle prestazioni medie dei lavoratori adibiti alle medesime mansioni [2]: attraverso questa valutazione, si può dimostrare, in via presuntiva, la negligenza del lavoratore, risultante dalla sproporzione tra gli obiettivi fissati nei programmi di produzione e quelli effettivamente raggiunti.

note

[1] Cass. sent. n. 23172 dell’11.10.2013.

[2] Cass. sent. n. 6747 del 3.05.2003.

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