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Lo sai che? Disturbo alla quiete pubblica: orari attività e bar

Lo sai che? Pubblicato il 4 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 dicembre 2017

Vediamo gli orari in cui deve essere rispettato il silenzio e quali regolamenti devono essere osservati da bar, attività commerciali, ditte, esercizi pubblici e commerciali

Il chiasso, gli schiamazzi anche notturni, i rumori talvolta assordanti, la clientela che chiacchiera fuori dal locale, la musica ad alto volume sono tutti sintomi di fortuna e di incassi per bar ed esercizi commerciali. Oltre ai clienti o ai potenziali clienti, però, non bisogna mai dimenticare che c’è anche chi potrebbe non avere alcuna voglia di sentire tutto quel baccano. Si pensi ai bar, ai ristoranti, ai pub e ai locali di intrattenimento in genere. Si pensi, inoltre, ai rumori provocati da mestieri ed attività, quali quelli prodotti dai cantieri edili o stradali, o ancora da esercizi pubblici o commerciali. L’inquinamento acustico, purtroppo, è una realtà che in molti sono costretti a sopportare. Spesso però la situazione diventa intollerabile sino a sfociare in un vero e proprio reato: quello di disturbo alla quiete pubblica. Ciò capita soprattutto quando i rumori e gli schiamazzi avvengono in orari che dovrebbero essere, invece, destinati al riposo delle persone. Ma esistono degli orari prestabiliti in cui si configura il reato di disturbo alla quiete pubblica oppure questo reato si può configurare in qualsiasi momento della giornata? Quali sono questi orari? Quali regolamenti devono essere rispettati dai bar, dalle attività commerciali, dalle ditte, dagli esercizi pubblici e commerciali al fine di non arrecare disturbo alle persone. A tanto risponderemo  con il presente articolo. Tuttavia, prima di vedere quali sono gli orari da rispettare con riferimento ai casi di disturbo alle persone è bene chiarire quando effettivamente si può parlare di reato di disturbo alla quiete pubblica.

Il reato di disturbo alla quiete pubblica

Il reato di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, meglio conosciuto come «reato di disturbo della quiete pubblica», rientra nelle contravvenzioni previste dal codice penale [1] per la tutela dell’ordine pubblico, inteso sia quale pubblica tranquillità che come quiete privata. Ai fini della configurabilità del reato, non è sufficiente che i rumori e gli schiamazzi siano tali da arrecare solo meri fastidi insignificanti. È necessario, al contrario, che il rumore abbia superato i limiti della cosiddetta normale tollerabilità. Non solo: affinché scatti il reato di disturbo alla quiete pubblica non è sufficiente esclusivamente il superamento della predetta soglia della normale tollerabilità, ma è necessario che il frastuono abbia l’attitudine a propagarsi in modo tale da disturbare una pluralità indeterminata di persone e non un singolo soggetto. Se, invece, i rumori sono tali da arrecare disturbo ad un esiguo numero di persone (si pensi ad un nucleo familiare) o ad un singolo soggetto (pensiamo al classico esempio del condomino disturbato dalle abitudini rumorose del dirimpettaio) non scatta il reato [2]. Tuttavia, è sempre consentita l’azione civile per il risarcimento del danno e la cessazione delle turbative (magari attraverso sistemi di insonorizzazione). In tali  casi, dunque, sono le norme del codice civile [3] a venire in rilievo e non si configurerà alcuna responsabilità penale.

Disturbo alla quiete pubblica: orari

Ciò posto, vediamo in quali orari deve essere “garantito il silenzio” al fine di tutelare la quiete pubblica e la tranquillità delle persone. Al riguardo è bene, innanzitutto, chiarire che non vi è alcuna norma di legge avente carattere generale. A stabilire disposizioni precise, infatti, intervengono di volta in volta specifici regolamenti per la disciplina delle cosiddette attività rumorose. 

Disturbo alla quiete pubblica: orari condominiali

Analizziamo, innanzitutto, gli orari da rispettare all’intero delle realtà condominiali. Attenzione: al riguardo viene in rilievo non solo il trambusto provocato dal dirimpettaio rumoroso, ma anche quello causato dalle attività che prendono vita all’interno degli edifici condominiali. Si pensi a chi apre un bed&breackfast all’interno di un condominio: il “via vai” di gente in questi casi è inevitabile. Si pensi, ancora,  alla ditta appaltatrice che, per conto di un abitante del palazzo, stia eseguendo dei lavori in un appartamento dello stabile. Ebbene, per quanto riguarda le realtà condominiali, sarà il regolamento di condominio la fonte a cui far riferimento. Ed infatti, è il regolamento condominiale a dover stabilire gli orari in cui è possibile fare rumore e quelli in cui, invece, è doveroso rispettare il silenzio.

Solitamente, i rumori più fastidiosi sono concessi dalle 08.00 alle 13.00 del mattino e dalle 16.00 alle 21.00 del pomeriggio/sera. Al di fuori di questi orari, ogni condotta rumorosa potrà essere oggetto di lamentele da parte del condomino. Questo, ovviamente, in linea generale. Ogni condominio, infatti, è libero di decidere autonomamente i propri orari, così come può scegliere, ad esempio, di variare in base alle stagioni le fasce orarie in cui è possibile fare rumore e quelle in cui, invece, è necessario osservare il silenzio. Al riguardo, si segnala che per ogni abitante del condominio è sempre possibile portare all’attenzione dell’assemblea condominiale le situazioni di schiamazzo intollerabili, ponendo le relative decisioni all’ordine del giorno.

Disturbo alla quiete pubblica: orari comunali

Se i problemi non riguardano la ristretta realtà condominiale, ma si sviluppano a “più ampio raggio”, allora bisognerà fare riferimento al regolamento del proprio Comune di appartenenza. Ed infatti, ogni Comune deve tutelare ed assicurare la quiete e la tranquillità delle persone quale presupposto della qualità della vita in città, opponendo divieto a chiunque di disturbare, con il proprio comportamento nei luoghi pubblici come nelle private dimore, la pubblica quiete delle persone in rapporto al giorno, all’ora ed al luogo in cui il disturbo è commesso.

Ed infatti, ogni realtà urbana è dotata di un apposito “Regolamento per la disciplina delle attività rumorose“. Tale regolamento disciplina le competenze comunali in materia di inquinamento acustico, stabilendo altresì in che orari deve essere garantito il silenzio.

Ebbene, con riferimento agli “orari di silenzio” da rispettare sono generalmente tutelate le seguenti fasce:

  • nel periodo dal 1° giugno al 30 settembre dalle ore 12.00 alle ore 15.30, dalle ore 22.00 alle ore 24.00 e dalle ore 00.00 alle ore 8:00;
  • nel periodo dal 1° ottobre al 31 maggio dalle ore 12.00 alle ore 15.00, dalle ore 22.00 alle ore 24.00 e dalle ore 00.00 alle ore 8:00;
  • giorni festivi: dalle ore 12.00 alle ore 15.30, dalle ore 19.00 alle ore 24.00 e dalle ore 00.00 alle ore 9:00;

Attenzione: le fasce orarie cambiano con riferimento a specifiche attività. Vediamo come.

Rumori provocati da mestieri ed attività: orari

  • Giorni feriali (lavorativi): nel periodo dal 1° giugno al 30 settembre la fascia in cui detti rumori sono consentiti va dalle ore 08,00 alle ore 12.00 e dalle ore 15.30 alle ore 19.30; nel periodo dal 1° ottobre al 31 maggio, invece, dalle ore 08,00 alle ore 12.00 e dalle ore 15,00 alle ore 19.00;
  • Nei giorni festivi: detti rumori non sono consentiti.

Rumori provocati da bar e attività

Con riferimento ai rumori provocati da servizi pubblici e commerciali, quali locali, bar, ristoranti ecc., i regolamenti comunali prevedono, in genere, che i gestori dei locali e dei luoghi di ritrovo siano tenuti a porre in essere tutte le cautele e le attività possibili atte a scoraggiare i comportamenti, anche dei propri avventori, che possano causare schiamazzi e rumori. Anche la propagazione di suoni con strumenti musicali, radio, televisione o strumenti elettronici o altri mezzi di diffusione non deve recare disturbo. Al di là delle disposizioni richiamate e degli orari regolarmente prestabiliti, è giusto il caso di precisare che se i rumori e gli schiamazzi arrechino disturbo ad un numero indefinito di persone (come, ad esempio, ad un intero quartiere) scatta comunque il reato di disturbo alla quiete pubblica. Ciò in quanto, come anticipato, la legge  –  in via generale – non fissa degli orari prestabiliti ai fini di garantire alle persone di poter vivere la propria vita tranquillamente. Ciò posto, è necessaria la massima attenzione da parte dei gestori di locali e attività, poichè una volta superati i limiti della normali tollerabilità, ben si potrà porre la questione all’attenzione delle autorità pubbliche. Al riguardo, tuttavia, è bene tenere a mente che solo nel caso in cui il disturbo riguardi più persone scatterà il reato di disturbo alla quiete pubblica. Qualora, invece, a subire il fastidio degli schiamazzi sia solo un soggetto non si configurerà alcuna responsabilità penale: colui che si ritenga danneggiato dai rumori molesti potrà, però, esperire un’azione civile per ottenere un risarcimento del danno, oltreché la cessazione delle immissioni rumorose. 

note

[1] Art. 659 Cod. Pen.

[2] In tal senso, da ultimo, Cass., sent. n. 18416 del 12.04.2017.

[3] Artt. 844 e 2043 Cod. Civ.

Autore immagine: Pixabay.com

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