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Lo sai che? Stipendio statali bloccato: come ottenere il rimborso

Lo sai che? Pubblicato il 7 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 7 dicembre 2017

I dipendenti statali possono richiedere allo Stato il risarcimento e l’indennizzo per aver patito il blocco incostituzionale dello stipendio

Lo stipendio dei dipendenti pubblici è ormai bloccato da quasi otto anni consecutivi. I numeri sono elevatissimi: sono circa 86mila gli impiegati statali che hanno visto “congelata” la propria busta paga e che da gennaio 2010 sino ad oggi non hanno avuto nessun adeguamento stipendiale rispetto all’aumento del costo della vita. Di tanto avevamo già parlato in precedenti articoli: Stipendio statali bloccato: via al maxirisarcimento; Blocco stipendi: spetta risarcimento dal 2010. L’illegittimità di questa situazione, oltre ad essere sotto gli occhi di tutti, è stata dichiarata anche dalla Corte Costituzionale con una sentenza del 2015 [1].

Le ragioni che, nel 2010 [2], portarono il legislatore a bloccare il rinnovo dei contratti dovevano ritenersi contingenti ed urgenti, ma non applicabili discrezionalmente e per un tempo lunghissimo, come invece è stato fatto. Ed infatti, i contratti del pubblico impiego sono fermi da molti anni ed il cosiddetto “sblocco” della contrattazione, sebbene previsto, non è stato ancora realizzato. Evidente, dunque, il grave danno economico subito da migliaia di lavoratori.

Blocco della contrattazione pubblica: la Corte Costituzionale

Sulla scorta delle considerazioni anzidette, la Corte Costituzionale, nel 2015, è arrivata a sostenere che i contratti dei pubblici dipendenti non potevano essere bloccati ancora, atteso che la previsione del blocco era frutto di una situazione di bilancio contingente e che trovava peraltro disciplina in una legislazione di urgenza. Per tale ragione, secondo la Corte Costituzionale si sarebbe verificata, con riferimento alla legge del 2010, una ipotesi di illegittimità costituzionale sopravvenuta. Ciò detto, il blocco della contrattazione ha determinato certamente un danno economico ai dipendenti pubblici, ma il sacrificio economico, per il periodo anteriore alla sentenza costituzionale (risalente al 2015), doveva ritenersi determinato da un’attività lecita (poiché legislativamente determinata) della Pubblica Amministrazione

Stipendio statali bloccato: risarcimento e indennizzo

Per questo motivo, all’indomani della sentenza della Corte Costituzionale, si è iniziato a parlare sia di indennizzo  che di risarcimento del danno (il primo dovuto in caso di danno prodotto da attività lecita; il secondo dovuto in caso di danno derivante da fatti illeciti) distinguendo a tale fine:

  • il periodo dal gennaio 2010 al giugno 2015: in relazione al quale al dipendente spetterebbe l’indennizzo;
  • il periodo da luglio 2015 ad oggi: in relazione al quale al dipendente spetta un vero e proprio risarcimento del danno.

Stipendio statali: sblocco contratti

Nonostante si stia attualmente discutendo del rinnovo dei contratti dei pubblici dipendenti, allo stato il blocco è ancora in essere e nessun adeguamento è stato realizzato. Certamente il rinnovo dei contratti dei pubblici dipendenti, atteso il numero di soggetti interessati, è un impegno di spesa non indifferente per i conti pubblici. Pertanto, complice la congiuntura negativa, si stringe la cinghia a spese dei lavoratori, ai quali vengono promessi rimborsi una tantum in busta paga, leggi al riguardo: Dipendenti: in arrivo 580 euro di arretratiDipendenti: in arrivo il “bonus arretrati” di 500 euro. Nonostante i bonus promessi, resta comunque il problema relativo al danno subito dai lavoratori pubblici negli anni passati: come detto, infatti, gli stipendi sono fermi dal 2010.

In proposito, si sono mossi diversi sindacati di categoria e studi legali, avviando ciascuno la propria battaglia legale. Ciò che generalmente viene richiesto è:

  • un equo indennizzo, a compensazione del sacrificio imposto ai lavoratori per effetto del mancato adeguamento del trattamento economico-stipendiale, per il periodo compreso tra il 1° gennaio 2010 e il 30 luglio 2015, anche a titolo di arricchimento senza causa dell’amministrazione. L’equo indennizzo richiesto è pari, in media, a 100 euro al mese per ogni dipendente che abbia subito il “blocco” del proprio contratto di lavoro;
  • il risarcimento del danno per il periodo successivo e cioè a partire da settembre 2015 sino all’effettivo rinnovo contrattuale. Il risarcimento richiesto è pari, in media, a 200 euro al mese per ogni dipendente che abbia subito il “blocco” del proprio contratto di lavoro.

Altre associazioni, invece, in un’interpretazione più restrittiva della sentenza costituzionale hanno optato per la richiesta di sblocco dell’indennità di vacanza contrattuale e contestuale recupero degli arretrati da settembre 2015 sino all’effettivo rinnovo contrattuale.

Infatti, secondo alcuni, il calcolo delle somme perse da ciascun lavoratore andrebbe fatto avendo riguardo all’inflazione indicizzata, prendendo come base di partenza il mese di settembre 2015, così come ha stabilito la Corte Costituzionale.

In ogni caso, in queste circostanze, per effettuare una stima in concreto del danno economico realmente subito (aldilà degli importi vantabili in via equitativa) si rivela opportuna, l’analisi della situazione individuale di ciascun dipendente sulla base delle proprie buste paga.

Blocco stipendio statali: i ricorsi pilota

Allo stato, inoltre, sono stati depositati in giudizio alcuni ricorsi pilota per verificare l’orientamento della giurisprudenza di merito sul punto ed a brevissimo si terranno le relative udienze.  Questo perché la questione è delicata e riguardando i “conti pubblici”, talvolta non sempre è facile stabilire o prevedere dove finisca la “ragion di Stato” e dove inizi il puro diritto.

Blocco stipendio: la diffida per interrompere la prescrizione

Ad ogni modo, in un’ottica di prudenza e per non incorrere in eventuali decadenze sarebbe opportuno, per i dipendenti che hanno subito il blocco del proprio stipendio, trasmettere una diffida per interrompere i termini di prescrizione avente ad oggetto:

  • la richiesta di provvedere a concludere le procedure contrattuali e negoziali;
  • la richiesta di pagamento di un risarcimento dei danni da determinarsi (allo stato) almeno in via equitativa per ciascun mese di ritardo nel provvedere al rinnovo contrattuale, a decorrere dal 30 luglio 2015 e fino all’effettivo rinnovo del contratto collettivo;
  • la richiesta di pagamento di un indennizzo in via equitativa, commisurato alla perdita di potere d’acquisto dello stipendio per gli anni 2010, 2011, 2012, 2013, 2014 e 2015, sino al 30 luglio 2015.

note

[1] Corte Costituzionale, sent. n. 178 del 24.06.2015.

[2] L. n. 448/1998.

Autore immagine: Pixabay.com

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3 Commenti

  1. Nell’articolo viene detto che “sarebbe opportuno, per i dipendenti che hanno subito il blocco del proprio stipendio, trasmettere una diffida per interrompere i termini di prescrizione” ma a chi bisogna scrivere?

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