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Lo sai che? Tassa di soggiorno: in quali città si paga?

Lo sai che? Pubblicato il 9 gennaio 2018

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La mappa dei Comuni in cui si pagherà la tassa di soggiorno 2018 e gli aumenti previsti

Con lo sblocco delle imposte locali, oltre 100 città italiane introdurranno la tassa di soggiorno 2018 aggiungendosi alla lista dei Comuni che già l’avevano introdotta in passato. La tassa di soggiorno, che era rimasta congelata per due anni, verrà introdotta da quest’anno in altri cento Comuni italiani, da nord a sud.

Tassa di soggiorno: cos’è?

La tassa di soggiorno è un’imposta introdotta con l’approvazione della legge sul federalismo fiscale [1] che ha previsto per i Comuni turistici la possibilità di applicare una tassa ai turisti che soggiornano nelle strutture alberghiere, hotel, bed & breakfast, campeggi delle città d’arte e nei Comuni d’Italia con grande presenza turistica che va da 1 euro fino a 5 euro al giorno per persona (salvo il caso di Roma dove si arriva anche a 7 euro al giorno).

Tassa di soggiorno: quali Comuni?

Dal primo gennaio di quest’anno hanno fatto il loro ingresso tra Comuni soggetti alla tassa di soggiorno anche Asti, Piacenza, Mantova, San Pellegrino Terme, Arezzo, Assisi, Todi, Capaccio Paestum, Pompei e Realmonte. A breve saranno a pagamento anche Portofino, Rapallo, Santa Margherita Ligure, Zoagli, Ventimiglia e Sestri Levante, Bellano, Sirolo Jesi, Volterra, Villaputzu e Cupra Marittima. A Cervia e Milano Marittima l’imposta di soggiorno scatterà ad aprile. Tra poco tempo la tassa di soggiorno riguarderà anche i turisti che visiteranno Atrani, Agrigento e Bolsena ma anche località come Cortina e Asiago.

Nel 2011 erano 13 i Comuni che avevano introdotto la tassa di soggiorno. Poi sono diventati 377 nel 2012 e 724 nel 2015. Nel 2016 sono aumentati a 746. Solo negli ultimi 6 mesi del 2017 sono stati 22 i Comuni che hanno adottato l’imposta di soggiorno, mentre solo Lodi l’ha cancellata. Ora siamo a quota 845, per un totale di circa 460 milioni di euro di gettito.

Tassa di soggiorno: aumenti

Accanto ai Comuni di nuova introduzione della tassa, ve ne sono altri già rodati che hanno anche deciso di aumentarla. In assenza di una disciplina nazionale, ogni Comune si organizza autonomamente e impone tariffe, periodi di applicazione e casi di esenzioni differenti. La legge infatti fissa solo l’importo minimo di 10 centesimi e il tetto massimo di 5 euro a persona per notte.

È ad esempio il caso di Firenze dove il prelievo cresce di 50 centesimi per gli alberghi da 1 a 3 stelle, di 30 per quelli a 4 stelle e raddoppia da 1,50 a 3 euro per affittacamere ed Airbnb,  o di Riccione dove gli aumenti si attestano intorno al 30%. In Trentino, invece, i turisti pagheranno 50 centesimi in più a prescindere dalla categoria di alloggio prescelto. A Matera gli aumenti della tassa di soggiorno 2018 sono del 100%: si passa cioè da uno a due euro per bed & breakfast e case vacanza e da due quattro euro per hotel a 4 o 5 stelle.

Tassa di soggiorno: dove si paga?

La tassa di soggiorno viene pagata direttamente alla struttura ricettiva che ospita il turista a prescindere dalla durata del viaggio. Si paga, dunque, per ogni giorno in cui si soggiorna nella struttura ricettiva di una località di mare, montagna, lago o città d’arte sia nel periodo estivo che invernale in base anche all’alta o bassa stagione. L’importo della tassa di soggiorno non è fisso ma si calcola a seconda della tariffa deliberata dai singoli comuni d’Italia ed è destinata a finanziare gli interventi in tema di turismo, compresi quelli in favore delle strutture ricettive, la manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali ed i servizi pubblici locali.

Tassa di soggiorno: esenzioni

La tassa di soggiorno però non è dovuta indiscriminatamente da tutti i turisti: sono infatti previsti casi di esenzioni. Tra i soggetti esentati dal pagamento vi sono:

  • i bambini fino a 10 anni di età;
  • coloro che pernottano presso gli ostelli della gioventù;
  • gli autisti di pullman e gli accompagnatori turistici ogni 25 partecipanti;
  • i malati e gli assistenti ai degenti ricoverati presso strutture sanitarie, nella misura di un accompagnatore per ciascun paziente;
  • i genitori accompagnatori di malati minori di 18 anni.

note

[1] D. Lgs. n. 23 del 14.03.2011. 

Autore immagine: Pixabay.com

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