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Lo sai che? Pagamento stipendio: niente più contanti

Lo sai che? Pubblicato il 10 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 gennaio 2018

Lo stipendio non potrà più essere pagato in contanti. In arrivo la tracciabilità e la trasparenza delle buste paga

Lo stipendio non potrà più essere pagato in contanti. Lo avevamo già preannunciato in: Tracciabilità delle buste paga: addio stipendio in contanti. Quella che era solo una proposta di legge ora è diventata realtà. La legge di bilancio [1], infatti, ha stabilito che dal 1° luglio 2018 il datore di lavoro potrà versare lo stipendio solo attraverso strumenti di pagamento tracciabili. Niente più contanti, dunque: le buste paga dovranno essere trasparenti. Vediamo perché e qual è lo scopo della normativa, già definita da molti come una “legge di civiltà”. Cosa si intende per tracciabilità e trasparenza delle buste paga? Perché è importante che le modalità di pagamento dei lavoratori siano quanto più possibili trasparenti? Quali saranno gli obblighi a carico del datore di lavoro? Come potranno essere pagati i dipendenti? Di seguito tutte le risposte e tutte le informazioni utili sul divieto di corrispondere la retribuzione in contanti.

Tracciabilità delle buste paga: stop ai contanti

La nuova normativa vieta al datore di lavoro o all’azienda di pagare lo stipendio dei propri dipendenti in contanti. A breve, dunque, saranno messi al bando i “soldi cash” per pagare la retribuzione, anche se di piccoli importi. Il datore di lavoro potrà versare lo stipendio solo attraverso strumenti di pagamento tracciabili. A partire dal 1° luglio 2018, infatti, tutti i datori di lavoro o committenti non potranno più corrispondere ai dipendenti lo stipendio a mezzo di denaro contante, qualunque sia la tipologia di lavoro instaurato. Il divieto vale quindi per tutti i dipendenti. La retribuzione e ogni anticipo di essa potrà, quindi, essere versata solo attraverso modalità tracciabili: ecco perché sul punto si parla di tracciabilità delle buste paga.

Stop allo stipendio in contanti: perché?

Obiettivo della nuova normativa sulla tracciabilità delle buste paga è quello di porre fine alla spiacevole prassi di pagare i lavoratori meno di quanto risulta in busta paga e di quanto previsto nei contratti collettivi nazionali (Ccnl). È infatti noto che alcuni datori di lavoro, sotto il ricatto del licenziamento o della non assunzione, corrispondono ai lavoratori una retribuzione inferiore ai minimi fissati dalla contrattazione collettiva, pur facendo firmare al lavoratore una busta paga dalla quale risulta una retribuzione regolare.  Sul punto, è bene sapere che la firma del lavoratore sulla busta paga non costituisce necessariamente prova dell’avvenuto pagamento. Ed invero, quella di far firmare una busta paga “falsa” più che una prassi costituisce  un vero e proprio abuso, che non conosce latitudini. Si tratta, infatti, di una deprecabile pratica molto diffusa in ogni parte di Italia (non solo al Sud, per intenderci) ed in tutti i settori produttivi. Non sono stati pochi, inoltre, i casi di vera e propria estorsione perpetrata ai danni di dipendenti costretti, dietro minaccia di perdere il lavoro, ad accettare un salario inferiore rispetto a quello risultante nelle buste paga, formate regolarmente solo sulla carta. Così facendo, i datori di lavoro ottengono un illecito vantaggio a discapito del lavoro altrui, mentre i dipendenti non solo vengono privati di parte della propria retribuzione, ma vengono soprattutto lesi nella loro dignità. Come porre fine a tutto ciò? Rendendo lo stipendio tracciabile e “trasparente” ed eliminando i contanti.

Tracciabilità delle buste paga: gli obblighi del datore

Gli obblighi del datore di lavoro, per come scaturenti dalla nuova normativa, saranno molto semplici. Ciò in quanto, a ben vedere, il meccanismo di soluzione dell’abuso descritto è banale: basta garantire la trasparenza dei pagamenti.

Per impedire la mancata corrispondenza tra quanto risultante in busta paga e quanto effettivamente corrisposto al dipendente è sufficiente che le buste paga siano tracciabili. A tal fine è necessario che quanto sia stato versato dal datore di lavoro ai dipendenti abbia un riscontro. Ciò significa che la retribuzione non potrà essere più pagata in contanti, ma solo attraverso strumenti di pagamento tracciabili.

Pagamento dello stipendio: come deve avvenire?

Il datore di lavoro potrà versare le retribuzioni con:

  • bonifico;
  • strumenti di pagamento elettronico, ricaricando ad esempio una carta di credito:
  • assegno bancario o circolare consegnato;
  • presso la posta;
  • anche mandando alla banca un elenco di persone che dovranno riscuotere la retribuzione in contanti.

Ciò che rileva è che il pagamento dello stipendio sia tracciabile, poiché solo la trasparenza dei pagamenti può difendere il lavoratore da eventuali prassi abusive.

Divieto di pagamento in contanti: a quali lavoratori si applica

Il divieto di pagamento dello stipendio in contanti si applica a tutti i lavoratori dipendenti subordinati e parasubordinati. Quindi non solo ai contratti di lavoro dipendente a tempo indeterminato o determinato, ma anche alle collaborazioni coordinate e continuative ed ai contratti di lavoro instaurati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci. Sembrerebbero restare fuori i pagamenti di borse di studio, attività di amministratore di società e tutti gli altri pagamenti per compensi di lavoro autonomo occasionale (contratto d’opera).

Non sono interessati dalla riforma, invece:

  • i rapporti di lavoro instaurati con la pubblica amministrazione (anche se per questi era già stato stabilito, nel 2011, del Governo Monti, il divieto di pagamento della retribuzione in contanti per compensi superiori a mille euro);
  • il lavoro domestico. Dunque, badanti e colf che lavorano almeno quattro ore giornaliere presso lo stesso datore di lavoro potranno  essere ancora pagate in contanti.

note

[1] L. n. 205 del 27.12.2017.

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1 Commento

  1. Buongiorno ma sé un lavore presta un lavoro occasione qualche ora a settimana la famiglia che lo paga deve fargli la busta paga?

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