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Lo sai che? Bollette a 28 giorni: via ai rimborsi da ottobre

Lo sai che? Pubblicato il 14 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 febbraio 2018

Bollette: si torna a 30 giorni, ma resta fermo il diritto degli utenti al rimborso. Sul punto si è appena pronunciato il Tar Lazio, ecco le novità 

Uno dei temi più dibattuti di quest’ultimo periodo è stato sicuramente quello concernente la fatturazione a 28 giorni. Stiamo parlando del famosissimo “trucchetto” ideato da molte compagnie telefoniche (tra cui Tim, Wind, TreVodafone e Fastweb e anche dalla pay tv Sky) per lucrare ai danni degli utenti, che – del tutto ignari – hanno contribuito a gonfiare le tasche delle aziende telefoniche svuotando le proprie. Questa pratica è stata finalmente dichiarata illegittima, anche se non è stato facile metterla al bando. Sul punto, infatti, è dovuta intervenire dapprima l’Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) [1] ed in seguito anche il Governo [2]. Solo così si è potuta porre la parola «fine» a quello che, per lungo tempo, ha rappresentato un vero e proprio inganno. Ed infatti, pagare una bolletta telefonica ogni 28 giorni anziché con cadenza mensile ha rappresentato per molto tempo la normalità ed è parso quasi indifferente per gli utenti. In realtà – calcolatrice alla mano – così facendo, ogni utente ha letteralmente regalato ogni anno alla propria compagnia telefonica il pagamento di una bolletta non dovuta. Pagare una bolletta telefonica ogni 28 giorni anziché con cadenza mensile, a conti fatti, significa pagarne 13 e non 12 in un anno. Tradotto in denaro: il rincaro per il cittadino si aggira intorno all’8,6% in più ogni anno, mentre l’illegittimo guadagno per la compagnia telefonica corrisponde ad una vera e propria tredicesima.

Siamo quindi al colmo: se non tutti i lavoratori (purtroppo) percepiscono una tredicesima, al contrario tutte le compagnie telefoniche (o almeno le più importanti) si sono letteralmente accaparrate questo diritto. Si tratta, a ben vedere, di una tredicesima al contrario (e dunque ancora più assurda), atteso che in questo caso non è erogata dal datore di lavoro, ma dal consumatore.

Bollette a 28 giorni: il diritto al rimborso

È del tutto evidente, quindi, il diritto degli utenti a chiedere ed ottenere il rimborso di quando indebitamente versato nel tempo e di quanto pagato in eccedenza.  Sul punto si è appena pronunciato anche il Tar Lazio e al riguardo c’è una notizia buona e una “cattiva”. Partiamo dalla buona notizia: i giudici amministrativi, dando ragione all’ Agcom, hanno confermato l’illegittimità della fatturazione a 28 giorni. Per il Tar del Lazio, dunque, è corretta la fatturazione mensile delle bollette telefoniche e non quella 28 giorni. La notizia meno buona riguarda, invece, i rimborsi per i quali bisognerà attendere fino ad ottobre. Su questo punto, infatti, il Tar Lazio  ha ritenuto di rinviare la decisione all’udienza di merito (già fissata al 31 ottobre), atteso anche che «il carattere, allo stato, indeterminato della somma da corrispondere agli utenti, per effetto dello storno (nella prima fattura emessa con cadenza mensile) dei predetti importi, appare in grado di incidere sugli equilibri finanziario-contabili dell’azienda» [3]. Per leggere l’ordinanza del Tar Lazio, clicca qui: Ordinanza Tar sui rimborsi

Bollette a 28 giorni: rimborsi rinviati ad ottobre

Insomma troppi soldi da mettere sul piatto ed eventualmente da richiedere indietro agli utenti in caso di vittoria. Tutto rinviato, dunque, quantomeno a fine ottobre.

Facile intuire, allora, il disappunto degli utenti, per i quali vano è stato anche il ritorno alla fatturazione a 30 giorni. Sul punto, infatti, ricordiamo che dal trucchetto della fatturazione a 28 giorni alla beffa delle bollette a 30 giorni, ma più salate il passo è stato breve (per saperne di più leggi: Bollette beffa: a 30 giorni, ma con aumenti. Che fare?).

Bollette a 28 giorni: come chiedere il rimborso

Sebbene, alla luce di quanto detto, i tempi potrebbero allungarsi, resta comunque il fatto che  le compagnie telefoniche devono restituire le somme indebitamente percepite da parte dagli utenti in caso di violazione dell’obbligo di cadenza mensile, con l’obbligo per l’operatore di pagare al consumatore interessato dalla illegittima fatturazione un indennizzo forfettario non inferiore a 50 euro. Non solo: l’indennizzo sarà maggiorato di 1 euro per ogni giorno di fatturazione illegittima ed è prevista, altresì, la corresponsione degli interessi maturati sulle somme ingiustamente versate.

Per chiedere il rimborso di quanto illegittimamente pagato si hanno due possibilità:

  • rivolgersi ai Co.re.com, ossia i comitati regionali per le comunicazioni. Si tratta di organi funzionali all’Agcom, che hanno il compito di tentare una conciliazione nelle controversie in materia di telecomunicazioni tra utenti e operatori;
  • inviare direttamente un reclamo alla propria compagnia telefonica con richiesta di rimborso di quanto versato in eccedenza.

note

[1] Delibera n. 121/17/Cons del 15.03.2017.

[2] Cfr. D.l. n. 148/2017. La conversione in legge del decreto fiscale, infatti, ha definitivamente bloccato la fatturazione a 28 giorni per le compagnie telefoniche, ristabilendo le scadenze mensili o per multipli di mese.

[3] Tar Lazio, sez. III, ord. n. 792 del 12.02.2018.

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1 Commento

  1. Buon giorno, ma in quanti presenteranno il reclamo alla propria compagnia telefonica? Ben pochi. Non sarebbe stato meglio fare una “class action” ? Pensate un po’…avevo acquistato una chiavetta di navigazione internet con pagamento anticipato annuale, successivamente ho disdetto a febbraio il contratto con richiesta di rimborso x il canoni nn goduti…dopo numerosi solleciti,raccomandate,messa in mora etc etc a dicembre mi hanno rimborsato quasi tutto …allora figuriamoci se x 4 spiccioli la gente si fa una sbattimento del genere !

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