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Lo sai che? Permesso per animale domestico: quando spetta e a chi?

Lo sai che? Pubblicato il 4 aprile 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 aprile 2018

Il lavoratore dipendente ha diritto ad un giorno retribuito per assistere il proprio cane o gatto che ha bisogno di cure speciali e necessarie

Tra i numerosi permessi lavorativi retribuiti riconosciuti e concessi in favore dei lavoratori dipendenti adesso si può aggiungere anche il permesso retribuito per assistere l’animale domestico. Il permesso per l’assistenza di un animale domestico, infatti, è in concreto equiparato ai numerosi permessi riconosciuti ai lavoratori dipendenti ai sensi del proprio contratto collettivo.

Permessi retribuiti: cosa sono?

I permessi di lavoro retribuiti sono dei brevi periodi di tempo in cui è possibile assentarsi dal lavoro ottenendo in ogni caso la retribuzione prevista dal proprio contratto nazionale. Questi permessi sono generalmente previsti per tutti i dipendenti pubblici e privati. Tra i permessi retribuiti più noti e riconosciuti ai lavoratori vi sono ad esempio:

  • permessi per motivi di lutto o infermità per un massimo di tre giorni all’anno. Per fruirne è necessario produrre adeguata documentazione e il legame di parentela è esteso a coniuge o parente entro il secondo grado;
  • permessi retribuiti per assistere un familiare disabile ai sensi della legge 104;
  • permessi per matrimonio pari a 15 giorni;
  • permessi per esami e concorsi. Sono previsti 8 giorni all’anno non cumulabili per richiedere permessi retribuiti su esami e concorsi;
  • permessi per l’allattamento che possono essere richiesti per il primo anno di vita del bambino e possono essere goduti anche dal padre se non usufruiti dalla madre.

L’affermazione del diritto del lavoratore di godere di un permesso retribuito per l’assistenza del proprio cane o gatto è dovuta ad un caso giurisprudenziale che ha portato la Corte di Cassazione [1] a pronunciarsi in tal senso.  Vediamo nel dettaglio i termini della questione.

Permesso per animale domestico: il caso

Il caso che ha portato la Cassazione ad affermare l’esistenza di un diritto al permesso retribuito per l’assistenza dell’animale domestico è quello di una giovane donna, lavoratrice presso l’Università la Sapienza di Roma, che aveva richiesto un permesso di due giorni per assistere il suo cane che necessitava di un intervento medico veterinario urgente alla laringe. La donna, che vive da sola, era l’unica che poteva occuparsi di lui e l’intervento era ritenuto necessario dal veterinario.

Dopo il primo rifiuto da parte del proprio datore di lavoro di concedere il permesso dal lavoro per curare il proprio cane, la donna si è rivolta alla Lav  (Lega AntiVivisezione) per avere assistenza legale, riuscendo grazie al suo supporto ad ottenere il permesso retribuito. Secondo la Lav, infatti, se l’animale non riceve le giuste cure è persino configurabile il reato di abbandono di animale come previsto dalla legge [2].

Permesso per animale domestico: la decisione della Cassazione

La sussistenza di un diritto del lavoratore ad assentarsi dal lavoro per assistere il proprio cane o gatto è stata affermata dalla Cassazione sulla scorta del seguente principio di diritto. Secondo la Corte, infatti, «la non cura di un animale di proprietà integra il reato di maltrattamento degli animali» [3]. 

Il principio affermato dalla Cassazione, però, non deve condurre a facili conclusioni. Il diritto al permesso di lavoro retribuito, infatti, può essere riconosciuto in particolari circostanze. Vediamole insieme.

Permesso per animale domestico: quando spetta?

Come detto, il diritto al permesso retribuito per assistere l‘animale domestico non spetta in qualsiasi circostanza. Infatti, per poter godere del permesso retribuito è necessario che sussistano i seguenti requisiti:

  • il lavoratore deve vivere da solo;
  • il lavoratore non ha possibilità di delegare l’assistenza a terzi;
  • il lavoratore deve essere in possesso di un certificato veterinario che attesti la malattia dell’animale;
  • la necessità di prestare cure veterinarie o accertamenti indifferibili all’animale;
  • non avere alternative per il trasporto o non poter fornire diversamente la necessaria assistenza all’animale.

Permessi retribuiti per animali domestici: cosa cambia?

La sentenza della Suprema Corte è stata accolta con molto entusiasmo soprattutto dalle associazioni di categoria a tutela degli animali. Grazie alla sentenza della Cassazione, la Lav ha ottenuto un nuovo ed importante riconoscimento per gli animali domestici e per i loro proprietari. Infatti, dopo questa importante decisione, tutti i proprietari di cani, gatti o altri animali domestici che si trovino in possesso dei requisiti sopra detti e in possesso delle dovute certificazioni medico-veterinarie potranno far leva su un importante precedente per poter richiedere al datore di lavoro un permesso retribuito per l’assistenza del proprio animale domestico.

note

[1] Cass. Sez. Pen. n. 21805 del 5.06.2007.

[2] Art. 727 Cod. Pen.

[3] Art. 544-ter del Cod. Pen.

Autore immagine: Pixabay.com

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