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Lo sai che? Pignoramento conto corrente: come contestarlo

Lo sai che? Pubblicato il 21 maggio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 21 maggio 2018

Pignoramento presso terzi: ecco come contestare il pignoramento del conto corrente in caso di atto di pignoramento incompleto

Vi abbiamo già parlato, in un precedente approfondimento, di tutti gli stratagemmi perfettamente legali per gestire il proprio conto corrente ed evitare il pignoramento. Per conoscere tutti i trucchi per evitare il pignoramento del conto corrente, leggi: Come evitare il pignoramento del conto corrente?. Come noto, infatti, tra le varie tipologie di pignoramento a disposizione dei creditori, vi è quello che agisce direttamente sul conto corrente. La procedura è diversa a seconda che il creditore sia un soggetto privato (una banca, un fornitore, la controparte di una causa, ecc.) o l’Agenzia Entrate Riscossione: nel primo caso, infatti, per procedere al pignoramento del conto corrente è necessario che si instauri una procedura in Tribunale; mentre nel secondo caso tutto si consuma con una “comunicazione” inviata alla banca (l’atto di pignoramento) contenente l’obbligo di distrarre le somme in favore di Agenzia Entrate Riscossione entro 60 giorni.

Se anche tu sei tra gli sfortunati a cui il Fisco ha pignorato lo stipendio, la pensione o il conto corrente e non sai come uscirne, allora faresti bene  leggere questo articolo. Sul punto, infatti, la Corte di Cassazione ha di recente pubblicato un’interessantissima sentenza [1] che offre un’arma valida ed efficace per contestare il pignoramento del conto corrente. Vediamo di cosa si tratta.

Come contestare il pignoramento del conto corrente

Dopo 60 giorni dalla notifica, la cartella esattoriale diventa definitiva, non può cioè più essere impugnata. Così, l’esattore procede a pignorare i beni del contribuente. Ebbene, in questi casi, chi ha un conto corrente, una pensione o uno stipendio rischia di più, in quanto si tratta di redditi facilmente rintracciabili. In queste ipotesi, dunque, il Fisco mette in moto una procedura che prende il nome di pignoramento presso terzi, attraverso la quale ordina al datore di lavoro, all’Inps o alla banca di bloccare le somme non versate dal contribuente all’erario e di bonificarle direttamente sul conto dell’Agenzia delle Entrate Riscossione. Ora, il pignoramento presso terzi inizia con una “comunicazione” inviata sia al debitore che al terzo pignorato (vale a dire, la banca, il datore di lavoro, l’Inps) che è appunto l’atto di pignoramento.

Ed è qui che casca l’asino: il più delle volte, infatti, l’atto di pignoramento è incompleto. Di solito, infatti, l’Agenzia delle Entrate Riscossione si limita ad indicare le somme dovute dal debitore nel loro ammontare complessivo e senza dare  troppe spiegazioni sull’ammontare del debito. Con la sentenza in commento, invece, la Suprema Corte ha sancito che l’atto di pignoramento deve indicare analiticamente:

  • a che titolo sono dovuti gli importi (se cioè si tratta di multe, bollo auto, Irpef, ecc.);
  • il numero delle cartelle esattoriali già notificate al contribuente e da lui non pagate.

Atto di pignoramento incompleto: nullità della procedura

In buona sostanza, dunque, se nell’atto di pignoramento manca l’indicazione dettagliata:

  • dei crediti;
  • della loro natura;
  • dei singoli importi dovuti;

allora tutta la procedura di pignoramento presso terzi è illegittima. Al debitore, dunque, non resterà che fare opposizione entro 20 giorni.

note

[1] Cass. sent. n. 26519 del 09.11.2017.

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1 Commento

  1. A chi si propone l’opposizione a pignoramento del conto corrente per nullità della notifica della cartella (bollo auto)? Tribunale, Giudice di Pace o Commissione Tributaria? Grazie

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