HOME Articoli

Lo sai che? Liste d’attesa in ospedale: cosa fare se sono troppo lunghe

Lo sai che? Pubblicato il 22 maggio 2018

Articolo di

> Lo sai che? Pubblicato il 22 maggio 2018

Ecco cosa fare se le liste di attesa in ospedale sono troppo lunghe o addirittura bloccate. Tra le varie soluzioni c’è anche la possibilità di rivolgersi ad un medico privato pagando solo il ticket. Ecco i dettagli.

È capitato anche a te di rivolgerti ad una struttura ospedaliera per la necessità di effettuare una visita specialistica, una tac o un’ecografia e di imbatterti in interminabili liste di attesa, fin troppo lunghe rispetto alle tue esigenza? Hai allora pensato di rivolgerti ad un medico privato, ma questo significherebbe spendere un sacco di soldi e, dunque, non sai come uscirne. Ti stai chiedendo: esiste un modo per saltare le lunghe code di attesa esistenti in ospedale? C’è la possibilità di ottenere prestazioni medico ospedaliere da un medico privato pagando solo il ticket? Se la lista di attesa in ospedale è troppo lunga, si deve per forza ricorrere ad una clinica privata o vi è qualche altra soluzione alternativa riconosciuta al malato? Cosa fare in caso di liste bloccate in ospedale?

Bene, questo è l’articolo che fa per te.

Qui di seguito scoprirai i diritti che la legge riconosce ai pazienti, di cui ben pochi parlano, e che ti consentiranno di far fronte agli inconvenienti descritti sopra, che potrebbero costare caro alla tua salute.

Diritti del malato: la data della visita deve essere certa

Secondo le più recenti statiche [1], sette malati su dieci si sono ritrovati ad attendere mesi, se non addirittura anni, per poter eseguire una visita specialistica, un esame diagnostico o un intervento chirurgico.

Ci si domanda, allora, se tempi di attesa così lunghi siano possibili e soprattutto legali, ovvero idonei a garantire il diritto alla salute costituzionalmente tutelato.

La risposta è no. Vediamo perché.

Secondo quanto dettato in materia, Asl ed Ospedali hanno l’onere di dare comunicazione al paziente, che ne fa richiesta, la data certa entro la quale potrà eseguirsi la prestazione sanitaria ed il tempo massimo di attesa previsto [2].

Nel dettaglio, le Regioni sono chiamate a disciplinare i criteri che i Direttori Generali delle Aziende Sanitarie Locali ed Ospedaliere debbono osservare, al fine di determinare il tempo massimo che può intercorrere tra la data della richiesta della prestazione e l’erogazione della stessa.

In caso di inottemperanza da parte delle Regioni, sarà il Ministero della Sanità, previa diffida, a provvedervi, conformemente all’interesse degli utenti, alla realtà organizzativa delle aziende interessate ed alla media dei tempi adottati dalle altre Regioni adempienti.

I principi ed i criteri posti in essere, alla base del rispetto della tempestività nelle erogazioni delle prestazioni sanitarie, sono i seguenti:

  • assicurare all’assistito l’effettiva possibilità di vedersi garantire l’eseguirsi della prestazione nell’ambito delle strutture pubbliche [3];
  • avvalersi di idonee misure da adottare nei confronti del Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria Locale o Ospedaliera, in caso di mancato rispetto dei termini così come prescritti;
  • imputare i maggiori oneri sostenuti, in virtù del ricorso a prestazioni in regime di attività libero professionale intramuraria, all’azienda sanitaria locale di appartenenza o sanitaria locale, con esclusione di intervento finanziario dello Stato;
  • prevedere le correzioni al regime di partecipazione al costo [4].

Ma cosa vuol dire? Come si concretizzano i principi appena elencati nella pratica. Scopriamolo insieme.

Quali sono i tempi massimi di attesa in ospedale?

Premesso quanto precede, ovvero l’onere di ogni Azienda Sanitaria Unità Locale e Ospedaliera di dare comunicazione della data certa nella quale la visita sarà effettuata e dei tempi massimi di attesa, nonché del diritto del malato ad apprendere tali informazioni,  è fondamentale comprendere quali siano effettivamente i tempi massimi di attesa in ospedale riconosciuti per legge.

Preliminarmente, giova rammentare che per “tempo massimo di attesa” è da intendersi il tempo, espresso in giorni, che può intercorrere al massimo tra la data della richiesta della prestazione ed il suo concreto effettuarsi. Tempistica che, il più delle volte, dipende dalla priorità del caso clinico.

Tempi massimi di attesa per una visita in ospedale

Ma quali sono concretamente questi tempi massimi di attesa per una visita in ospedale?

Il malato, secondo quanto statuito dalla legge vigente [5], ha diritto alle prestazioni mediche entro i seguenti termini:

  • 30 giorni per le visite mediche specialistiche;
  • 60 giorni per gli esami diagnostici (ad esempio, la mammografia, gastroscopia, Tac, risonanza magnetica).

Tempi di attesa in ospedale troppo lunghi, cosa fare?

Non sempre, però, i termini prescritti per l’erogazione delle prestazioni richieste dal paziente possono essere osservati, stante l’ingente domanda rispetto alle possibilità a disposizione della struttura coinvolta.

Dunque, in questi casi, è frequente che il malato, preso dal comprensibile sconforto e dalla premura di trovare nel più breve tempo possibile una cura al proprio male, corra verso la prima clinica privata, seppur consapevole del costo esoso che dovrà sborsare di tasca propria.

A tutto questo, però, c’è una soluzione.

Qualora i tempi di attesa siano superiori rispetto a quelli stabiliti e l’Asl non sia in grado di individuare una struttura pubblica o convenzionata, ove la prestazione richiesta venga erogata nei termini predetti, il malato ha il diritto di ottenere la prestazione sanitaria in regime libero-professionale (intramoenia) pagando solo il ticket [6].

In altre parole, il paziente può pretendere che la prestazione di cui necessita gli venga fornita privatamente dal medico, senza nessun costo aggiuntivo rispetto al ticket da pagare, o, diversamente, può rivolgersi direttamente al medico privato e richiedere il rimborso del costo affrontato all’Asl.

Prestazioni dal medico privato pagando solo il ticket: come fare per usufruirne

Per poter usufruire di tale soluzione alternativa, il soggetto interessato dovrà attenersi ad una determinata procedura.

Il paziente dovrà presentare domanda al Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria (Asl) di appartenenza, preferibilmente da inviarsi mediante raccomandata con ricevuta di ritorno, con la quale richiede espressamente di volersi avvalere di una “prestazione in regime di attività libero-professionale intramuraria”.

E’ bene che nella richiesta, al fine di una sua più corretta valutazione, venga data indicazione chiara del tipo di accertamento di cui si necessita e l’urgenza che si ha.

Liste di attesa in ospedale bloccate: cosa fare?

Non è affatto insolito che le Asl, raggiunta una soglia che non consenta loro di effettuare prenotazioni entro i tempi massimi di attesa, non accettino più prenotazioni, ovvero non fissino una data e/o si riservono di darla.

Ciò non è affatto consentito!

Conformemente a quanto già detto, al momento della prenotazione si ha il diritto di conoscere la data in cui la prestazione richiesta verrà effettuata ed il tempo massimo di attesa. Qualora queste ultime informazioni non vengano rese e la Asl si riservi di comunicarle, è deducibile che ci si trova ad avere a che fare con il caso delle cosiddette “liste bloccate”.

La legge stabilisce che è vietato sospendere le attività di prenotazione delle prestazioni e che, qualora ciò avvenisse, ai responsabili della violazione è applicabile una sanzione amministrativa [7].

Pertanto, il cittadino è legittimato, in presenza di tale circostanza, a rivolgersi al direttore della Asl per chiedere che venga ripristinata l’attività di prenotazione o, diversamente, richiedere che gli sia fornita privatamente senza costi aggiuntivi rispetto al ticket.

note

[1] Cfr. “Rapporto Italia 2017” di Eurispes.

[2] Art. 3, comma 10, D.Lgs. 124/1998.

[3] Art. 3, comma 12, D.Lgs. 124/1998.

[4] Art. 3, commi 3 e 4, D.Lgs. 124/1998.

[5] Accordo Stato-Regioni del 11.07.2002.

[6] Legge n. 124/1998 – “Piano Nazionale di Governo delle Liste d’Attesa”.

[7] Legge n. 266/2005.

Autore immagine: Pixabay.com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter.
Scarica L’articolo in PDF

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


CERCA CODICI ANNOTATI