HOME Articoli

Precari: conviene la disoccupazione?

Pubblicato il 24 maggio 2018

Articolo di

> Pubblicato il 24 maggio 2018

Sono precario: mi conviene accettare le proroghe del contratto a termine o prendere la disoccupazione? Che risarcimento mi spetta?

Il lavoro nobilita l’uomo. Dunque: meglio precari che disoccupati. Ma siamo sicuri che questo sia sempre vero? In altre parole, la domanda è la seguente: per un precario è più conveniente accettare le continue proroghe al proprio contratto a termine o considerare un’amara alternativa, vale a dire percepire l’assegno di disoccupazione?

Questo è l’interrogativo che si pongono molti precari. La domanda – più che lecita – nasce spontanea non solo per ragioni economiche, ma anche perché sorge il dubbio che essendo disoccupati si avrebbero più possibilità di essere assunti a tempo indeterminato.

Il problema è figlio del nostro tempo. Cerchiamo allora di affrontarlo nel presente articolo. Vediamo dunque quali sono i diritti dei lavoratori precari; quante volte può essere rinnovato il contratto di lavoro a termine; quando il ricorso alle continue proroghe diventa abusivo e che risarcimento spetta ai precari, vittime della illegittima precarizzazione del proprio posto di lavoro. Vediamo inoltre se conviene di più accettare le continue proroghe al proprio contratto di lavoro o, viceversa, essere disoccupati e quali sono i rischi per il lavoratore che scelga di subire supinamente la propria condizione di precariato senza “ribellarsi” e senza chiedere il risarcimento del danno che gli spetterebbe di diritto.

I precari costano di meno, ma hanno diritto ad un risarcimento

La vita da precario non è semplice, poiché non può essere affrontata con progettualità, non si possono fare programmi per il futuro, si vive perennemente in uno stato di incertezza accompagnata dalla paura che un domani non si riuscirà ad arrivare a fine mese e che l’ennesima proroga del proprio contratto a termine sia sempre l’ultima, con conseguente perdita del posto di lavoro. Ci riferiamo alla vera e propria “piaga sociale” del ricorso abusivo ai contratti a termine, che condanna migliaia di lavoratori ad una vita di eterno precariato.

La verità è che, come purtroppo le statiche confermano, per i datori di lavoro i contratti a termine restano più convenienti di quelli a tempo indeterminato. In altre parole: un lavoratore precario, a parità di mansioni svolte, costa molto meno di un lavoratore assunto a tempo indeterminato. Sul punto, inoltre, sebbene qualcosa si sia “smosso”, non sono bastati gli sgravi fiscali sulle assunzioni a tempo indeterminato a cambiare la situazione e a convincere i datori di lavoro ad incrementare le assunzioni a tempo indeterminato.

E allora è bene che i lavoratori precari conoscano i propri diritti. Vediamoli insieme.

Precari: quante volte può essere rinnovato il contratto a termine?

Forse non tutti sanno che il contratto di lavoro a tempo determinato nasce dalla volontà del legislatore di sopperire ad esigenze produttive ed organizzative temporanee e costituisce un’eccezione alla regola (che è quella – per l’appunto – dell’assunzione con contratto di lavoro a tempo indeterminato). Per questo motivo, la stipula di contratti a termine deve essere soggetta a dei limiti, superati i quali si determina un abuso che, in quanto tale, deve essere sanzionato. Più precisamente, il datore di lavoro non può ricorrere al rinnovo dei contratti a tempo determinato per oltre 36 mesi (anche non continuativi). Al contrario si creerebbe per il dipendente una illegittima situazione di precariato vietata non solo dalla legge italiana, ma anche da quella dell’Unione Europea [1].

Come anticipato, dunque, la durata di un contratto a tempo determinato non può essere superiore ai 36 mesi. Ne consegue che un contratto con termine dopo i 3 anni, non può più essere rinnovato. Se invece la durata dell’accordo è inferiore ai 3 anni il contratto può essere rinnovato, ma per un numero massimo di 5 volte; alla sesta proroga scatteranno in automatico le sanzioni per il datore di lavoro ed il diritto al risarcimento del danno per il precario.

Precari: il diritto al risarcimento del danno

Il dipendente cui sia stato rinnovato per oltre 36 mesi il contratto a tempo determinato ha diritto al risarcimento del danno. Danno che deriva dalla circostanza che in questi casi il lavoratore, vincolato dalle continue proroghe,  resta “prigioniero” del suo stesso contratto a termine, finendo con l’essere “condannato” a vivere una situazione di eterna precarietà, alla quale non sarebbe assoggettato laddove, ad esempio, alla normale conclusione del rapporto di lavoro potrebbe cercare impiego altrove.

Sul punto, la Corte di Cassazione [2] ha stabilito che il lavoratore vittima di un’abusiva reiterazione di contratti a termine per oltre 36 mesi, ha diritto ad un risarcimento del danno da quantificarsi tra le 2,5 e le 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto [3]. Questo rimedio forfettario, tuttavia, potrebbe rivelarsi del tutto insufficiente, in quanto sproporzionato a fronte dei danni effettivamente subiti dal personale precario. Tant’è che al riguardo è di recente intervenuta la Corte Europea. Leggi sul punto: Precari e Corte Europea: al via i maxirisarcimenti.

Precari e diritto alla stabilizzazione

Come detto, chi ha subito ingiustamente una situazione di precariato ha tutto il diritto di chiedere e di ottenere il risarcimento del danno subito a causa dell’illegittima precarizzazione del proprio rapporto di lavoro e del ricorso dell’abusiva reiterazione dei contratti a termine. Non spetterebbe, invece, al precario statale la cosiddetta stabilizzazione, il diritto – cioè – ad ottenere la conversione del proprio contratto di lavoro da contratto a termine a contratto a tempo indeterminato. Secondo questa tesi, infatti, la legge italiana [4] vieterebbe ai giudici di operare la conversione. Se non ci fosse detto divieto – sostengono i fautori di questo orientamento – sarebbe minato un importante principio costituzionale, che impone alle pubbliche amministrazioni di assumere personale solo a seguito di procedure concorsuali [5]. In altri termini, chi sostiene questa tesi ritiene che se fosse possibile trasformare il contratto a termine in contratto a tempo indeterminato, sarebbe facile per la Pubblica Amministrazione eludere l’obbligo di predisporre un bando di concorso per l’accesso al pubblico impiego. 

Precari: quali rischi?

Ciò posto, è bene sapere quali sono i rischi che corre il precario che decide di accettare supinamente le continue proroghe al proprio rapporto di lavoro.  Ebbene, il rischio per chi accetta più proroghe del proprio contratto a termine è di arrivare all’ultima possibile e trovarsi di fronte all’assunzione a tempo indeterminato di un’altra risorsa esterna. Questo perché per quest’ultima il datore di lavoro ha diritto agli sgravi fiscali per tre anni. E’ vero che gli sgravi sui contributi valgono anche per la stabilizzazione, ma resta fermo il requisito anagrafico di 35 anni al momento della conversione in contratto a tutele crescenti e, dopo più rinnovi, purtroppo molti lavoratori sforano questo limite anagrafico restando tagliati fuori, poiché sono giovani, ma comunque troppo vecchi per beneficiare delle agevolazioni sui contributi.

Precari: meglio le proroghe o la disoccupazione?

La scadenza di un contratto di lavoro a termine viene considerata tra le ipotesi di perdita involontaria dell’occupazione, e costituisce dunque un requisito per ottenere l’indennità di disoccupazione. Ecco perché molti precari si chiedono se accettare o meno la proroga, oppure guardarsi intorno approfittando del sussidio per selezionare offerte di lavoro a tempo indeterminato e avere maggior tempo a disposizione per fare colloqui.  Restare intrappolati nella rete dei contratti a tempo determinato è rischioso, dunque, anche perché nel frattempo si potrebbero perdere altre occasioni di lavoro interessanti. Non a caso infatti, nel calcolo del risarcimento del danno per più di cinque proroghe del contratto a termine, si tiene conto anche del danno procurato per la perdita di chance lavorative.

Ovviamente si tratta di una scelta personale. Tuttavia, piuttosto che accettare supinamente la propria condizione di illegittimo precariato, forse sarebbe meglio sempre e comunque ed a qualsiasi età guardarsi intorno e soprattutto far valere i propri diritti, chiedendo il risarcimento del danno per l’illegittimità degli abusi subiti.

Per saperne di più leggi: Precari statali: come ottenere il risarcimento.

Inoltre, se vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime novità e sentenze, ti consigliamo di leggere l’articolo: Risarcimento precari: ultime sentenze e novità.

 

 

note

[1] Ci si riferisce, in particolare alla Direttiva 1999/70/CE del 28.06.1999, alla quale l’Italia ha dato attuazione con il decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368 e susseguenti modifiche (sino a giungere al D.lgs. n. 81 del 2015).

[2] Cass. SS. UU. sentenza n. 5072 del 15.03.2016 (Conforme, ex multibus, Cass. sentenza n. 14633 del 18.07.2016).

[3] Si tratta dell’indennità  di cui all’art. 32 comma 5 della l. n. 183/2010. (Collegato Lavoro), così come sostituito dall’art. 28, comma 2, Dlgs. n. 81/2015.

[4] Art. 36 comma 5 d.lgs. n. 165/2001.

[5] Art. 97, 4 comma, Cost.: «Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge».

Autore immagine: Pixabay.com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter.
Scarica L’articolo in PDF

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


CERCA CODICI ANNOTATI