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Lo sai che? Pensione di garanzia giovani: cos’è e come funziona

Lo sai che? Pubblicato il 29 maggio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 29 maggio 2018

Vediamo cos’è la pensione di garanzia e perché è importante al fine di sventare il rischio di una pensione poco dignitosa per il futuro

Negli ultimi anni, il nostro Governo ha preso coscienza della situazione economica futura dei giovani italiani, ravvisando, nei loro confronti, un rischio allarmante: quello di ritrovarsi in futuro una pensione veramente irrisoria. In virtù di tale previsione, tutt’altro che confortevole, è nata l’idea della Pensione di Garanzia, quale ancora di salvezza per tutti i giovani.

Vediamo allora cos’è la pensione di garanzia giovani e soprattutto perché è importante al fine di sventare il rischio povertà dei giovani d’oggi. Prima però soffermiamoci sul sistema pensionistico vigente in Italia.

Pensione: come si calcola

Il criterio di calcolo adottato per stabilire l’ammontare della pensione varia a seconda dell’anzianità contributiva maturata dal lavoratore al 31 dicembre 1995.

Più nel dettaglio, la pensione viene calcolata in base ai seguenti criteri:

  • criterio contributivo, per i lavoratori privi di anzianità contributiva al 31.12.1995 e per coloro la cui pensione è così calcolata conformemente a quanto stabilito per legge;
  • criterio retributivo/misto, per i lavoratori con anzianità contributiva al 31.12.1995.

A decorrere dal 1° gennaio 2012, però, a tutti i lavoratori è stato applicato il sistema di calcolo contributivo sulla quota di pensione corrispondente alle anzianità contributive maturate a far data dal 1° gennaio 2012.

Ma cerchiamo di fare chiarezza. Giova comprendere, infatti, cosa differenzia i sistemi di calcolo sopra indicati, applicati nel nostro ordinamento per calcolare la pensione. Vediamo allora cos’è il sistema retributivo, cos’è il sistema contributivo e come funzionano.

Pensione: cos’è il sistema retributivo

In base al sistema retributivo, il calcolo della pensione va rapportato alla media delle retribuzioni (lavoratori dipendenti) o dei redditi (lavoratori autonomi) degli ultimi anni lavorativi.

Nel dettaglio, il sistema retributivo si basa sui seguenti elementi:

  • l’anzianità contributiva, rappresentata dai contributi fino ad un massimo di 40 anni, accreditati sul conto assicurativo;
  • retribuzione/reddito pensionabile, derivante dalla media delle retribuzioni/redditi percepiti negli ultimi anni di attività, rivalutate sulla base degli indici Istat, così come fissati ogni anno;
  • aliquota di rendimento, pari al 2% annuo della retribuzione/reddito percepiti entro i limiti previsti per legge. Aliquota che decresce per fasce di importo superiore.

Con il sistema retributivo, l’importo della pensione si compone di due quote, quali:

  • la quota A: calcolata sulla base dell’anzianità contributiva maturata al 31.12.1992 e sulla media delle retribuzioni degli ultimi 5 anni (260 settimane di contribuzione precedenti alla data di pensionamento) per i lavoratori dipendenti e 10 anni (520 settimane precedenti alla data di pensionamento) per i lavoratori autonomi;
  • la quota B: calcolata sulla base dell’anzianità contributiva maturata a partire dal 1° gennaio 1993 alla data di decorrenza della pensione e sulla media delle retribuzioni/redditi pari a 10 anni per i lavoratori dipendenti e 15 anni per gli autonomi.

Pensione: cos’è il sistema contributivo

Il metodo di calcolo contributivo della pensione, a partire dalla riforma delle pensioni del 2011, è stato esteso a tutti i lavoratori.

In base al sistema contributivo, la pensione viene calcolata in virtù dei contributi versati, rivalutati nel corso degli anni di lavoro e assoggettati a coefficienti di trasformazione, che variano a seconda dell’età del lavoratore nel momento in cui giunge al pensionamento.

In altre parole, il sistema contributivo si caratterizza per il seguente ragionamento: “più versi e più otterrai in futuro”.

Per meglio comprenderne l’ambito applicativo, giova individuare i casi in cui il sistema contributivo trova applicazione. Nel dettaglio:

  • nei confronti di chi ha iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996, la pensione viene calcolata interamente con il sistema in esame (sistema contributivo puro);
  • nei confronti dei lavoratori che a far data dal 31 dicembre 1995 disponevano di un’anzianità contributiva inferiore ai 18 anni, il sistema contributivo trova applicazione solo per la parte maturata dal 1° gennaio 1996; per quella maturata fino al 31 dicembre 1995, invece, trova impiego il sistema retributivo (sistema misto pro-rata);
  • nei confronti dei lavoratori che prima della riforma rientravano nel sistema di calcolo retributivo, in quanto muniti di almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995. Il sistema applicato, dunque, è da intendersi quello misto pro-rata, precedentemente descritto.

Pertanto, i fattori indefettibili per stabilire l’ammontare dovuto con il sistema contributivo sono:

  • l’ammontare dei contributi versati;
  • l’età raggiunta al momento del pensionamento;
  • il Pil (Prodotto Interno Lordo), o meglio la crescita della ricchezza del Paese.

Pensione: cos’è il montante contributivo

Quando si parla di montante contributivo ci si riferisce al capitale che il lavoratore ha accumulato nel corso degli anni lavorativi.

Per individuarlo è necessario procedere così come segue:

  • individuare la base imponibile annua;
  • calcolare l’ammontare dei contributi di ciascun anno, moltiplicando la base imponibile annua per l’aliquota del 33% per i lavoratori dipendenti; mentre per gli autonomi o parasubordinati l’aliquota varia di anno in anno;
  • sommare il totale dei contributi di ciascun anno, rivalutato sulla base del tasso annuo così come calcolato dall’Istat ogni 3 anni [1].

Pensione: cos’è l’integrazione al trattamento minimo?

L’integrazione al trattamento minimo è un istituto che tutela i pensionati, al di sotto di un determinato livello di reddito, il cui assegno pensionistico non sia sufficiente a garantire una vita dignitosa. Qualora l’assegno sia al di sotto di un determinato importo fissato annualmente dalla legge il pensionato può avere diritto ad una integrazione. L’integrazione al trattamento minimo rappresenta uno dei vantaggi di cui può beneficiare chi dispone di una pensione calcolata con il sistema retributivo.

Ma di cosa si tratta nello specifico?

Trattasi, nel dettaglio, di un istituto [2] a tutela dei pensionati, che prevede, per quest’ultimi, un’integrazione sulla pensione allorquando l’importo da erogare risulti troppo irrisorio, inidoneo a consentire una vita dignitosa.

Ad oggi, l’importo del trattamento minimo ammonta ad euro 507,42 e viene riconosciuto integralmente a chi produce un reddito pari a:

  • euro 6.596,46, se prodotto dal singolo;
  • euro 19.789,38, nel caso di un coniugato.

Restano esclusi da tale beneficio tutti coloro che percepiscono una pensione calcolata con il sistema contributivo.

Pensione di garanzia: cos’è?

Come anticipato, chi ha la pensione calcolata sulla base del sistema retributivo ha diversi vantaggi: il primo è che l’importo viene definito dalla media degli ultimi stipendi; il secondo è che si può beneficiare dell’integrazione al minimo sulla pensione. Chi, invece, ha la pensione calcolata sulla base del sistema contributivo non può beneficiare di questa integrazione.

Ebbene, proprio al cospetto di tale disuguaglianza, è nata la pensione di garanzia.

La pensione di garanzia mira, dunque, a garantire la piena adeguatezza delle pensioni a tutti i giovani lavoratori (assunti dal 1996) che ad oggi hanno un reddito basso e discontinuo, a causa della crisi del sistema lavorativo, piaga dei giorni nostri.

Al momento è solo un progetto che dovrebbe (o meglio si spera) decollare con la legislazione prossima, ovvero nel 2019.

Dalle voci che trapelano, la pensione di garanzia, nel basarsi sugli anni di contributi e sull’età di uscita dal mondo del lavoro, dovrebbe riconoscere le seguenti cifre:

  • 650 euro mensili per chi ha 20 anni di contributi;
  • 30 euro al mese in più per ogni anno superiore a 20 anni.

La soglia massima è di mille euro.

Gli importi, così come menzionati, sono ipotetici, in quanto sarà compito del prossimo Governo decidere se attuare la pensione di garanzia e stabilire gli importi ritenuti più congrui.

note

[1] D.L. n. 65 del 21.05.2015.

[2] Legge n. 638/1983.

Autore immagine: Pixabay.com

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