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Lo sai che? Assegno pagato a persona sbagliata: quando la banca risarcisce?

Lo sai che? Pubblicato il 1 giugno 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 giugno 2018

La banca che paga un assegno a persona sbagliata è sempre responsabile e dunque tenuta a risarcire, o può provare di aver pagato in buona fede a chi era apparentemente legittimato e può liberarsi da qualsivoglia addebito di responsabilità?

La realtà quotidiana ci racconta di numerosi sono casi di trafugamento di assegni.  Si tratta per lo più di assegni inviati a favore dei beneficiari per mezzo della posta ordinaria, che non giungono mai a destinazione perché sottratti da terze persone non legittimate che, nel recarsi in banca, riescono ad ottenere il pagamento del titolo, mostrando ad esempio documenti falsi.

In queste circostanze viene da chiedersi quali siano i profili di responsabilità rilevabili, della banca e del traente dell’assegno (chi lo ha emesso), al fine di eliminare il rischio di ritrovarsi a pagare due volte lo stesso importo. Scopriamolo insieme, facendo qualche necessaria premessa.

Assegno bancario: cos’è?

L’assegno di traenza, conosciuto come assegno bancario, è un titolo di credito mediante il quale un soggetto (traente) ordina alla banca (trattario) di pagare al portatore legittimo del titolo una determinata somma di denaro, indicata nel titolo. Affinché l’assegno bancario venga emesso è necessaria la sussistenza del cosiddetto rapporto di provvista, vale a dire la presenza di una sufficiente disponibilità di denaro sul conto (saldo attivo) dal quale l’assegno è tratto, nonché della convenzione di assegno, ossia l’autorizzazione della banca ad emettere assegni.

In caso di assenza della provvista, l’emittente è sottoposto a sanzioni amministrative pecuniarie ed al pagamento dell’importo dell’assegno al portatore che agisce nei sui confronti. Inoltre, la banca è chiamata a rifiutarsi di pagare un assegno allorquando lo stesso sia stato emesso in violazione delle condizioni sostanziali e dei requisiti formali richiesti, in quanto non può addebitarlo validamente sul conto del traente.

In proposito è bene precisare che per gli assegni bancari non è sicuramente prescritto l’obbligo di riportare il nominativo del beneficiario, fatto salvo quando l’importo dell’assegno sia pari o superiore a € 1.000,00. In tali casi, la legge impone [1] che l’assegno, non solo deve essere nominativo, ma deve contenere anche la clausola di “non trasferibilità”.

Assegno bancario: quando è trasferibile?

L’assegno bancario può essere trasferito mediante “girata”, ossia attraverso quell’operazione con la quale il girante, ossia colui che cede il titolo, ordina che il pagamento venga effettuato nei confronti di altro soggetto, chiamato giratario. Tutto ciò avviene mediante una firma apposta nello spazio retrostante, indicando il nome del giratario, ovvero della persona nei confronti della quale si trasferisce il diritto di esigere la prestazione oggetto del titolo.

Il giratario, con questa firma, diviene responsabile del buon esito del pagamento, assumendo una posizione di garanzia, in virtù della quale risponde nei confronti dei giratari successivi, come ad esempio quando il conto corrente dell’emittente risulta scoperto.

La girata può essere:

  • piena, quando l’assegno può essere portato all’incasso solo dal beneficiario. Il girante, in tal caso, oltre ad apporre la propria firma è tenuto ad indicare alche il beneficiario della girata;
  • in bianco, quando l’assegno è portato all’incasso dal possessore del titolo. In questo caso non è necessario che il girante indichi il beneficiario, in quanto è sufficiente che apponga la propria firma.

Il titolo trasferibile può essere girato più volte, prima di essere portato all’incasso.

Assegno bancario: quando non è trasferibile?

La non circolazione dell’assegno è data dalla dicitura “non trasferibile”, la quale preclude la girata. Con l’apposizione di questa clausola l’assegno diviene nominativo, in quanto consente l’incasso al solo beneficiario. La clausola di non trasferibilità può essere apposta anche dopo una o più girate [2], al fine di evitare che il titolo circoli ancora.

Diviene obbligatoria l’apposizione, invece, come prescritto per legge [3], quando l’importo del titolo sia pari o superiore a mille euro unitamente all’indicazione del beneficiario.

Assegno circolare: cos’è?

Diverso dall’assegno bancario è quello circolare, il quale vede come soggetto emittente non il cliente della banca, bensì la banca stessa (emittente). Per conoscere nel dettaglio le differenze rimandiamo alla lettura di Assegno bancario o assegno circolare: quali differenze?

In sintesi possiamo dire che l’assegno circolare è emesso dalla banca dietro richiesta del cliente, e riporta il nome del prenditore, ovvero di colui che materialmente è legittimato ad incassarlo. Vien da sé che, lo stesso, non può mai essere “al portatore”, in quanto ha natura esclusivamente nominativa.

Da ciò deriva che l’assegno dovrà sempre riportare il nome del beneficiario, ossia del soggetto tenuto ad incassarlo e, altresì, la clausola di non trasferibilità. Ciò posto, qualora l’importo risulti inferiore a mille euro, il cliente potrà fare richiesta di eliminazione della clausola predetta, rendendolo così un assegno circolare trasferibile [4]. Per la sua emissione è necessario che il cliente disponga della stessa somma, riportata nel titolo, nel proprio conto corrente bancario o che, diversamente, la corrisponda alla banca emittente. Questa condizione rappresenta una vera e propria garanzia per il beneficiario, in quanto di certo non dovrà temere che lo stesso risulti scoperto.

Una volta emesso l’assegno, il beneficiario dovrà presentarlo in banca ove otterrà il pagamento “a vista”. Gli assegni circolari hanno, comunque, un termine di validità, oltre il quale non potranno più essere incassati. Per questo motivo è essenziale rispettare la validità, prefissata ed inderogabile, indicata sul titolo stesso, onde evitare che lo stesso non possa più essere bancato.

Assegni: cos’è la diligenza del banchiere?

Come per ogni professionista, anche dalla banca ci si aspetta che la prestazione venga effettuata con la massima diligenza. L’istituto bancario, infatti, è tenuto ad uniformare la condotta posta in essere ai seguenti canoni:

  • di correttezza e buona fede [5], in tutte le fasi attuative della prestazione;
  • di diligenza qualificata dell’operatore professionale [6].

Per quanto concerne la buona fede, la stessa viene intesa quale criterio oggettivo di valutazione della condotta in conformità ai canoni di lealtà e probità. Invero, si tratta di un generale obbligo prescritto per legge, per far sì che ciascuna delle parti agisca cercando comunque di preservare gli interessi dell’altra. Conformemente a questi canoni, dunque, la banca è tenuta ad agire, anche in via informativa, a tutela della posizione della controparte contrattuale.

In merito all’obbligo di diligenza, la legge dispone che nell’adempimento delle obbligazioni relative all’esercizio di un’attività professionale, la diligenza deve essere valutata con riguardo alla natura dell’attività esercitata. Orbene, la banca, svolgendo un’attività professionale, è tenuta ad adempiere a tutte le obbligazioni assunte nei confronti dei terzi, con la diligenza qualificata dell’accorto banchiere, circoscritta non all’attività di esecuzione di contratti bancari in senso stretto ma anche rispetto alle altre operazioni esplicate [7].

Ciò posto, è responsabile il banchiere che, nell’adempimento delle obbligazioni relative all’attività professionale esercitata, pone in essere una condotta non conforme alla diligenza richiesta in relazione alle circostanze concrete del caso, quali ad esempio uno sforzo volitivo e tecnico adeguato, energie e mezzi necessari ed utili all’adempimento ed al soddisfacimento dell’interesse creditorio, nonché ad evitare eventi dannosi [8].

La responsabilità professionale della banca può discendere anche da colpa lieve o da una colpa omissiva (intesa come quella colpa che nasce per aver trascurato/omesso un obbligo che si era tenuti ad osservare) [9].

Quando la banca è responsabile?

Compreso tutto quanto precede, si hanno le basi per esaminare quali siano le responsabilità ascrivibili alla banca, nel caso specifico in cui venga pagato dalla stessa un assegno non trasferibile a persona non titolata, ovvero non legittimata, per essere la stessa diversa dal beneficiario.

La legge vigente, in materia, sancisce che colui che paga un assegno non trasferibile a persona diversa dal prenditore o dal banchiere giratario per l’incasso, risponde del pagamento [10]. Questa previsione viene estesa anche alle ipotesi in cui ad essere pagato, a persona diversa dal prenditore, è un assegno circolare o bancario libero della Banca d’Italia non trasferibile, ed ancora, un assegno di traenza munito della clausola di intrasferibilità [11].

La giurisprudenza non è stata però sempre unanime nel riconoscere la responsabilità alla banca in tali circostanze.

Invero, secondo un orientamento più risalente nel tempo, la banca è da considerare sempre e comunque responsabile, in quanto l’obbligazione originaria della banca, ovvero di pagare all’effettivo beneficiario, non può essere considerata adempiuta, senza che rilevi la difficoltà avuta nell’identificazione del presentatore del titolo [12]. Di contro, un successivo e più recente orientamento ha sostenuto che la banca è da intendersi liberata allorquando prova di aver pagato in buona fede a chi era apparentemente legittimato. Nel dettaglio, la stessa è chiamata a rispondere nei confronti dell’effettivo prenditore solo nel caso in cui non si sia attenuta alla dovuta diligenza nell’identificazione di colui che si è presentato allo sportello [13] .

A dirimere questo contrasto sono intervenute le Sezioni Unite della Suprema Corte [14] che hanno dissolto qualsivoglia dubbio in merito, chiarendo i profili di responsabilità che possono essere fatti valere nei confronti della banca da parte del traente (debitore) dell’assegno pagato a persona diversa da quella beneficiaria/creditore. Preliminarmente, i giudici hanno chiarito che si tratta di una responsabilità di natura contrattuale cosiddetta da “contatto qualificato”, in quanto la stessa ha un obbligo professionale di protezione operante nei confronti di tutti i soggetti interessati al buon fine dell’operazione, di fare in modo che il titolo venga introdotto nel circuito di pagamento bancario conformemente alle regole che ne disciplinano la circolazione e l’incasso.

In altre parole, la banca, munita di professionalità, è tenuta a garantire e tutelare i diritti dell’emittente dell’assegno che, con l’apposizione della clausola di intrasferibilità, ha tutto l’interesse che il titolo non circoli e che venga pagato all’effettivo legittimato. Precisando ciò, la Corte ha ribadito che non può riconoscersi una responsabilità della banca, per il pagamento di un assegno non trasferibile a chi non è legittimato, a prescindere dalla colpa nell’identificare il prenditore. Sulla scorta di quanto affermato, hanno concluso che la banca negoziatrice, ovvero colei che provvede a pagare l’assegno, bancario o circolare/traenza, munito della clausola di non trasferibilità, a persona diversa dall’effettivo beneficiario, è ammessa a provare che l’inadempimento non le sia imputabile per avere essa assolto alla propria obbligazione con la diligenza richiesta dalla legge.

Dunque, la banca non è responsabile se dà prova della giusta diligenza impiegata, liberandosi pertanto da qualsivoglia responsabilità, a discapito del traente (debitore) che, nel caso in cui il titolo venga trafugato, prima che arrivi nella disponibilità del beneficiario (creditore), è tenuto a corrispondere una seconda volta quanto già pagato, senza la possibilità di ottenere il risarcimento da parte della banca.

Assegno spedito per mezzo del servizio postale

La sentenza da ultimo richiamata è, altresì, importante perché riconosce profili di responsabilità anche per l’invio di un assegno con posta ordinaria, allorquando lo stesso venga sottratto da un terzo prima di giungere all’effettivo destinatario. In merito, infatti, la sentenza ha disposto che il rischio di trafugamento o di alterazione di assegni così inviati oggi è indiscusso, alla luce dei molteplici casi di consumazione di tale tipo di illecito, di cui si ha notizia nelle cronache locali e nazionali. Pertanto, non può non essere presa in considerazione tale notorietà, quale assunzione del rischio, nel redistribuire le responsabilità. Da ciò consegue che, chi si avvale di questa modalità di invio se ne assume la totale responsabilità e, considerato come fatto noto l’assoggettabilità dello stesso ad una pratica diffusa di trafugamento, sarà chiamato a risponderne ed a risarcire l’effettivo beneficiario dell’assegno.

note

[1] Art. 49, comma 5, D.Lgs. 231/2007.

[2] Art. 43 Legge Assegno.

[3] D.Lgs. 231/2007.

[4] Art. 49, comma 8, D.Lgs 231/2007.

[5] Art. 1175 cod.civ.

[6] Art. 1176 cod. civ

[7] Cass. Civ. sent. n. 13777/2007.

[8] Cass. Civ., sent. n. 3462/2007

[9] Cass. Civ., sent. n. 11123/2015

[10] Art. 43, comma 2, Legge Assegno.

[11] Cass. Civ., SS.UU., sent. n. 14712/2007.

[12] Cass. Civ., sent. n. 3133/1958

[13] Cfr. Cass. Civ., sent. n. 1978/2000; Cass. Civ., sent. n. 9141/2001; Cass. Civ., sent. n. 10190/2001; Cass. Civ., sent. n. 7949/2010; Cass. Civ, sent. n. 3405/2016; Cass. Civ., sent. n. 14777/2016.

[14] Cass. Civ., SS.UU., sentenza n. 12477 del 21.05.2018.

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