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Lo sai che? Pos obbligatorio: stop alle sanzioni

Lo sai che? Pubblicato il 5 giugno 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 5 giugno 2018

Negozi, commercianti e professionisti: niente sanzioni per chi non accetta i pagamenti elettronici, ossia con bancomat o carta di credito

La «questione Pos» ha fatto molto parlare di sé negli ultimi tempi. Il Pos è diventato obbligatorio ed erano state annunciate pesanti sanzioni per gli esercenti, i professionisti e i negozianti che avrebbero rifiutato un pagamento elettronico. Tuttavia, le pesanti sanzioni, ad oggi, non sono state ancora applicate e le ipotesi sanzionatorie proposte dal Mise sono state bocciate dal Consiglio di Stato, il quale si è appena espresso con un apposito parere [1].

Durante gli ultimi mesi dello scorso anno si era parlato dell’inserimento di forti sanzioni in caso di violazione dell’obbligo di accettare pagamenti con bancomat e carte già con la Legge di Bilancio 2018. Ma così non è stato e ad oggi il Pos resta obbligatorio, ma non è chiaro cosa rischia chi non accetta pagamenti con carta.

Allo stato, infatti, è in vigore l’obbligo di accettare pagamenti con bancomat, ma è ancora caos sulle sanzioni previste in caso di violazione. Cerchiamo dunque di fare il punto su quali sono i soggetti obbligati ad accettare pagamenti con Pos. Vediamo, inoltre, quali sono le novità e i chiarimenti intervenuti in materia con specifico riferimento alle sanzioni.

Pos obbligatorio: perché?

Come anticipato, si parla già da tempo (sin dal governo Monti) della questione. L’obbligo del Pos (Point of sale), infatti, è stato introdotto dalla Legge di Stabilità del 2016 [2]. Siccome, però, tale obbligatorietà non era accompagnata da alcuna (reale) sanzione è rimasta “lettera morta”.

A dire il vero, l’obbligatorietà del Pos è sorretta da tutta una serie di validissimi motivi:

  • in primo luogo si tratta di un’agevolazione per i clienti, che non dovranno disporre necessariamente di denaro contante;
  • si tratta, inoltre, di una soluzione pratica contro l’evasione fiscale: utilizzando il Pos, infatti, aumenteranno i pagamenti tracciabili;
  • non da ultimo, è importante che l’Italia si uniformi agli altri Paesi europei quanto a pagamenti digitali e carte elettroniche, risultando al quanto “in ritardo” in materia.

Sul punto, è bene sapere che i numeri dell’appendice all’ultima relazione annuale di Bankitalia fotografano chiaramente la situazione: l’Italia ha, al momento, circa 2,5 milioni di apparecchi installati. Siamo più avanti di Regno Unito (2,1 milioni), Spagna (1,5 milioni), Francia (1,5 milioni), Germania (1,1 milioni). Il problema è che, dalle nostre parti, le operazioni per terminale sono appena 1.373 ogni anno: a Londra sfiorano le 7mila, a Parigi sono più di 6mila, a Berlino oltre 3mila. Addirittura rispetto all’Olanda (13.993) le “strisciate” di carte e bancomat nel nostro Paese sono un decimo. In pratica, i Pos ci sono ma sono poco utilizzati.

Dal 2018, peraltro, in tutti i paesi membri dell’Unione Europea, Italia compresa, è entrata in vigore la Direttiva sui servizi di pagamento nota come PSD2 [3]. Essa mira innanzitutto al riconoscimento dei pagamenti digitali, alla tutela del consumatore e alla riduzione delle commissioni interbancarie.

Pos obbligatorio: le criticità

Alle nuove regole, però, ha fatto seguito la dura opposizione dei piccoli esercenti e dei titolari di piccole attività, ai cui oneri fiscali va a sommarsi l’incombenza del Pos obbligatorio e delle relative spese di gestione. Infatti, ad ognuna delle valide ragioni elencate sopra, si potrebbe controbattere come segue:

  • talvolta sono gli stessi clienti che preferiscono“pagare cash;
  • se il commerciante o il professionista vuole evadere il fisco, troverà comunque il modo per farlo: ad esempio usando i contanti senza fatturarli;
  • è vero che l’Italia deve adeguarsi all’Europa quanto a pagamenti digitali, ma allora coerenza vorrebbe (!) che ad essere adeguate agli standard europei fossero anche le commissioni. Non si dimentichi che  in Italia, al momento, le commissioni bancariesono di molto superiori rispetto alla media europea.

Ed è proprio questo il punto: in buona sostanza, l’introduzione dell’obbligo del Pos non si è accompagnato – al meno sin’ora – alla previsione di commissioni o spese minori. Si spera che sul punto le cose cambino, vale a dire che si abbassino le commissioni interbancarie sui pagamenti con Pos obbligatorio. Ma procediamo con ordine.

Commissioni interbancarie: cosa sono?

Le commissioni interbancarie (interchange fee) sono le commissioni corrisposte dalla banca acquirente a quella che emette la carta di pagamento che effettua un’operazione di acquisto di merci o servizi. Sono cioè le somme scambiate tra banche e istituti specializzati che aderiscono a un Circuito ogni volta che viene effettuato un prelievo o un pagamento in Circolarità e cioè quando l’Atm e il Pos sono gestiti da una banca o istituto diversi da quella/o che ha emesso la carta. Inutile sottolineare che si tratta di costi che, il più delle volte, favoriscono le banche a discapito delle piccole e medie imprese.

Pos obbligatorio: il taglio delle commissioni interbancarie

Su ripetuto invito dell’Unione Europea, però, il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al cosiddetto “Decreto taglia commissioni“, di recepimento della Direttiva Europea sui servizi di pagamento. Il decreto legislativo darà un taglio sostanziale alle commissioni interbancarie, di fatto uniformandosi ai dettami europei, finora ampiamente sforati.

Per il 2018 è stato annunciato il taglio delle commissioni interbancarie sui pagamenti elettronici che vengono applicate durante le transazioni per chi paga con il Pos, ma attualmente non è ancora stato realizzato.  Quando sarà a regime si passerà da una media dello 0,50% a un tetto dello 0,20% del valore della transazione per carte di debito e prepagate e da una media dello 0,70% a un tetto dello 0,30% per le carte di credito. Si prevede, inoltre, che sui pagamenti fino a 5 euro, i prestatori di servizi di pagamento dovranno applicare commissioni interbancarie ridotte. Per incentivare la diffusione degli strumenti di pagamento elettronici, sarà confermato il divieto di applicare un sovrapprezzo per l’utilizzo di un determinato strumento di pagamento. I titolari dei conti beneficeranno di un regime di responsabilità ridotta in caso di pagamenti non autorizzati: viene ridotta da 150 a 50 euro la franchigia massima a carico degli utenti.

Pos obbligatorio: le nuove regole

Le nuove regole contribuiranno a diffondere maggiormente i pagamenti con moneta elettronica anche per importi limitati e dovrebbero aprire la strada alla determinazione delle sanzioni a carico di chi non accetta il Pos.
L’obbligo di Pos, lo ricordiamo, esiste già, ma spesso professionisti e commercianti rifiutano i pagamenti con carta perché, di fatto, non sono state ancora introdotte sanzioni adeguate.

Pos obbligatorio: stop alle sanzioni

Se da un lato la legge è chiara nell’imporre l’obbligatorietà del Pos e, dunque, dei pagamenti con carta; dall’altro lato risulta meno chiara la situazione sotto il profilo sanzionatorio.  L’idea di estendere le sanzioni previste dal codice penale in caso di rifiuto di accettare il pagamento elettronico (in quanto moneta avente corso legale) è stata bocciata dal Consiglio di Stato che ha sollevato dubbi di incostituzionalità, atteso che nel nostro ordinamento vige il principio per cui nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge [4] e la legge che introdotto l’obbligatorietà del Pos è carente sul punto. Questo è quanto ha appena deciso il Consiglio di Stato con un parere depositato il 1° giugno 2018. Sotto esame c’era lo schema di regolamento del ministero dello Sviluppo economico di concerto con l’Economia, con il quale si cerca di contrastare il diniego all’utilizzo della moneta elettronica attraverso un meccanismo sanzionatorio. Il provvedimento, tuttavia, superando le indicazioni generiche della norma madre, faceva riferimento all’articolo 693 del Codice penale, secondo cui «chiunque rifiuta di ricevere, per il loro valore, monete aventi corso legale nello Stato, è punito con la sanzione amministrativa fino a trenta euro». Una soluzione troppo creativa per i giudici del Consiglio di Stato che, quindi, hanno deciso di bocciare il testo. Rimandando la palla al nuovo Esecutivo, che dovrà decidere se e come intervenire.

Vi terremo aggiornati.

note

[1] Parere n. 1104/2018 del 23.04.2018, depositato il 01.06.2018.

[2] L. n. 208 del 28.12.2015.

[3] Direttiva 2015/2366/(UE) sui servizi di pagamento nel mercato interno (cosiddetta Psd2) del 25.11.2015.

[4] Ai sensi dell’art. 23 Cost.

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