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Lo sai che? Ferie negate o interrotte: che fare

Lo sai che? Pubblicato il 8 giugno 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 8 giugno 2018

Ferie non consentite o interrotte: cosa succede se il datore nega le ferie al dipendente? Cosa fare se il lavoratore è costretto a  rientrare anticipatamente al lavoro? Scopriamolo insieme

Le ferie rappresentano un diritto irrinunciabile, costituzionalmente garantito e riconosciuto ad ogni lavoratore. Nel dettaglio, la nostra Costituzione [1] prevede che il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite e non può rinunciarvi. Ciò in quanto,  le ferie hanno, unitamente ai riposi settimanali, il compito di permettere al lavoratore di recuperare le energie psico-fisiche che lo stesso impiega nell’espletamento dell’attività lavorativa. Ne consegue che il datore di lavoro non può precludere al proprio dipendente di fruire delle ferie, così come il lavoratore non può rinunciarvi. Ciò significa che, pur volendo, il dipendente non può lavorare tutto l’anno ed è nullo il contratto tra azienda e lavoratore con cui questi rinuncia completamente alle sue ferie in cambio di un corrispettivo maggiorato. Il lavoratore, dunque, non può scegliere di rinunciare alle proprie ferie, neanche dietro pagamento di un corrispettivo in denaro.

Dinanzi alla richiesta di ferie presentata dal dipendente, il datore di lavoro ha la possibilità di accettarla o di rifiutarla, a condizione – in caso di rifiuto – che motivi adeguatamente il diniego e presenti un piano ferie alternativo.

Può accadere anche che, dopo un primo assenso da parte del datore, emergano esigenze aziendali che impongano un rientro anticipato dalle ferie del dipendente o una negazione successiva delle stesse.

Se ti trovi in una delle situazioni appena descritte e, dunque, ti sei visto negare le ferie o hai timore che le tue ferie vengano interrotte, allora questo è l’articolo che fa per te. Scopriamo cosa succede se il datore di lavoro nega le ferie al dipendente e cosa fare se il lavoratore è costretto a rientrare anticipatamente al lavoro.

Ferie: chi le decide?

Come anticipato, le ferie rappresentano un diritto del lavoratore, costituzionalmente garantito e tutelato. Ciò posto, il datore di lavoro è tenuto ad organizzare l’attività lavorativa in modo tale da consentire al dipendente di poter godere delle dovute ferie. Tuttavia, la legge riconosce un’ampia discrezionalità al datore di lavoro in tema di ferie. Ed infatti, sebbene il diritto alle ferie sia un diritto irrinunciabile, la determinazione del piano ferie spetta proprio al datore di lavoro che  comunque dovrà tenere conto sia delle esigenze aziendali sia degli interessi del lavoratore. Il datore di lavoro, dunque, può determinare unilateralmente la collocazione temporale delle ferie retribuite, purché non lo faccia in modo tale da vanificare la finalità delle stesse, che è quella di consentire al lavoratore il giusto riposo per riprendersi dallo stress dell’attività lavorativa e per recuperare le energie psico-fisiche.

Il lavoratore può richiedere le ferie?

Quanto scritto sopra, non esclude che le ferie possano comunque essere richieste dal lavoratore stesso. Il dipendente che intende richiedere le ferie deve farlo preferibilmente in maniera scritta e con un congruo periodo di preavviso. I tempi e i modi in cui procedere alla domanda di ferie sono generalmente indicati nel contratto concluso con l’azienda o, in ogni caso, nel contratto di categoria se si tratta di un contratto collettivo.

Il datore, dinanzi alla richiesta di ferie del proprio dipendente, ha due possibilità:

  • accettare la richiesta;
  • rifiutarla, purché motivi adeguatamente tale decisione e proponga un piano ferie alternativo a quello presentato dal dipendente.

Dunque, può affermarsi che il datore può negare la richiesta di ferie presentata del dipendente, ma ad una condizione: che si ravvisino delle esigenze aziendali che non le consentano e che le ragioni del diniego siano rese chiare e scrupolosamente motivate al lavoratore.

Per quanto riguarda il lavoratore, quest’ultimo è comunque tenuto a presentare la richiesta di ferie con il giusto preavviso, per consentire al datore di organizzarsi con le sostituzioni e di tutelare gli interessi dell’azienda. Attenzione: se non viene rispettato il periodo di preavviso, il datore di lavoro può rifiutarsi di concedere le ferie al lavoratore senza dovergli fornire nessuna motivazione legata all’organizzazione, così come ha stabilito una recente ordinanza della Corte di Cassazione [2].

Richiesta di ferie negata: cosa può fare il dipendente?

Come anticipato, il datore ha un indiscusso potere di gestione del piano ferie, compatibilmente alle esigenze d’impresa. Ciò non toglie che anche il lavoratore può avanzare proposte in merito, purché conformemente a quanto riconosciutogli per legge.

Il lavoratore ha diritto, secondo quanto disposto dalla legge [3], a godere di almeno 4 settimane di ferie durante l’anno, minimo legale che non può essere derogato dai contratti collettivi che, diversamente, possono concedere più giorni di ferie.

Le 4 settimane sono da suddividersi nel modo che segue:

  • 2 settimane devono essere concesse in modo continuativo nel corso dell’anno di maturazione;
  • le altre 2 settimane possono essere fruite anche in modo dilazionato, purché entro i 18 mesi dal termine dell’anno di maturazione.

La ferie hanno una ragione d’essere ben precisa: quella di consentire al lavoratore di recuperare le energie psico-fisiche dopo un duro anno di lavoro e di consentirgli la cura delle relazioni sociali ed affettive. Proprio per tali ragioni, il datore di lavoro che non intende accogliere la richiesta di ferie avanzata dal dipendente è per legge obbligato a fornire tutte le motivazioni alla base della sua decisione ed, inoltre, ad offrire un periodo di ferie alternativo. Qualora ciò non avvenisse, il lavoratore può rivolgersi alla Direzione territoriale del lavoro, come meglio spiegato qui di seguito.

Ferie non consentire: le sanzioni irrogabili al datore di lavoro

Nel caso in cui il lavoratore si veda rifiutare del tutto le ferie, così come richieste e maturate, lo stesso potrà rivolgersi alla Direzione territoriale del lavoro, la quale, accertata la violazione da parte del datore e del suo comportamento, andrà ad irrogare nei suoi confronti una sanzione di importo variabile, da euro 130,00 ad euro 780,00.

Posta l’applicazione della sanzione, al lavoratore sarà consentito di godere a pieno delle ferie maturate.

Diversamente, qualora il datore dimostri di aver offerto al lavoratore tutte le possibilità alternative per fruire delle ferie ma, quest’ultimo, le abbia rigettate tutte, non incorre in alcuna sanzione, anzi sarà il lavoratore a perdere il diritto alla monetizzazione delle ferie maturate e non godute. Sul punto, leggi: Ferie maturate e non godute: quando devono essere pagate.

Ferie negate in un momento successivo: il diritto al risarcimento

Cosa accade se il datore di lavoro inizialmente riconosce le ferie, come proposte dal lavoratore e, solo successivamente, magari dopo che lo stesso ha prenotato le vacanze, lo informa che non gli possono essere più riconosciute?

Trattasi di quei casi in cui l’azienda nega le ferie, non al momento della proposta da parte del dipendente, ma in virtù del sopraggiungimento di esigenze aziendali che non consentono più al lavoratore di andare in ferie, almeno nel periodo prescelto.

In tali casi, il lavoratore, qualora abbia già prenotato, ha il diritto di ottenere dall’azienda il pagamento di tutti i costi di disdetta, nonché quelli della caparra eventualmente versata e di conseguenza persa. Le spese meritevoli di essere rimborsate concernono sia le spese del viaggio che quelle dell’alloggio.

Rientro anticipato dalle ferie: quali diritti spettano al lavoratore?

Non è affatto inconsueto che, durante il soggiorno feriale, il lavoratore venga richiamato in servizio dal datore a causa di un inaspettato ed improvviso problema attinente all’attività svolta, tale da necessitare un rientro anticipato del dipendente. Il lavoratore, in questi casi, ha diritto di ottenere dall’azienda il rimborso di tutte le spese sostenute per il rientro ed, inoltre, qualora previsto dal contratto collettivo del lavoro, anche di un risarcimento per le restanti ferie non godute a causa della chiamata.

Il datore, in un secondo momento, dovrà consentire al dipendente di godere delle settimane consecutive di ferie non godute, pena l’applicazione delle sanzioni previste.

note

[1] Art. 36 Cost.

[2] Cass. ord. n. 6411/18 del 15.03.2018

[3] Legge n. 66/2003.

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