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Lo sai che? Stipendio: cosa rischia il datore che paga in contanti?

Lo sai che? Pubblicato il 22 giugno 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 giugno 2018

Pagamento retribuzione 2018: sanzioni da mille euro a 5 mila euro per il datore che continua a pagare lo stipendio in contanti. Ecco i dettagli

Dal primo luglio 2018 scatta l’obbligo di pagare lo stipendio soltanto attraverso la banca o la posta, vale a dire esclusivamente mediante l’uso di strumenti di pagamento tracciabili. Ciò significa che sarà assolutamente vietato pagare lo stipendio in contanti. E allora ci si chiede: cosa rischia il datore di lavoro che, non adeguandosi al divieto, continui a pagare la retribuzione usando il denaro liquido? A tanto risponderemo nel presente articolo. Prima, però, cerchiamo di fare il punto della situazione. Vediamo allora tutti i dettagli: cosa cambia a luglio 2018 per il pagamento degli stipendi; quali sono le sanzioni applicabili per chi non si adegua all’obbligo di tracciabilità delle buste paga e cosa rischia, in questi casi, il datore di lavoro.

Pagamento stipendio: cosa cambia da luglio 2018

Per quanti sono abituati a ricevere l’accredito dello stipendio tramite bonifico o altro mezzo di pagamento tracciabile, quanto accadrà a partire da luglio 2018 potrebbe non sembrare una rilevante novità. La verità, tuttavia, è che la deprecabile prassi di pagare i lavoratori meno di quanto risulta in busta paga e di quanto previsto nei contratti collettivi nazionali (Ccnl) esiste ed è molto diffusa. In realtà, quella di far firmare una busta paga “falsa”, più che una prassi, costituisce  un vero e proprio abuso, che non conosce latitudini. Si tratta, infatti, di una deprecabile pratica molto diffusa in ogni parte di Italia (non solo al Sud, per intenderci) ed in tutti i settori produttivi. Non sono stati pochi, inoltre, i casi di vera e propria estorsione perpetrata ai danni di dipendenti costretti, dietro minaccia di perdere il lavoro, ad accettare un salario inferiore rispetto a quello risultante nelle buste paga, formate regolarmente solo sulla carta. Così facendo, i datori di lavoro ottengono un illecito vantaggio a discapito del lavoro altrui, mentre i dipendenti non solo vengono privati di parte della propria retribuzione, ma vengono soprattutto lesi nella loro dignità.

Come porre fine a tutto ciò? Rendendo lo stipendio tracciabile e “trasparente” ed eliminando i contanti.

Pagamento stipendi: niente contanti

La legge di bilancio [1] ha stabilito che dal 1° luglio 2018 il datore di lavoro potrà versare lo stipendio solo attraverso strumenti di pagamento tracciabili. L’obiettivo della legge di stabilità 2018 è tracciare i pagamenti degli stipendi, in modo da verificare che la retribuzione effettivamente corrisposta non sia inferiore ai minimi individuati dalla contrattazione collettiva. È infatti noto che alcuni datori di lavoro, sotto il ricatto del licenziamento o della non assunzione, corrispondono ai lavoratori una retribuzione inferiore ai minimi fissati dalla contrattazione collettiva, pur facendo firmare al lavoratore una busta paga dalla quale risulta una retribuzione regolare.  Sul punto, inoltre, è bene sapere che la firma del lavoratore sul cedolino non costituisce necessariamente prova dell’avvenuto pagamento, leggi in proposito: Busta paga firmata: dimostra il pagamento ricevuto?.

Tracciabilità delle buste paga: gli obblighi del datore

Gli obblighi del datore di lavoro, per come scaturenti dalla nuova normativa, saranno molto semplici. Ciò in quanto, a ben vedere, il meccanismo di soluzione dell’abuso descritto è banale: basta garantire la trasparenza dei pagamenti.

Per impedire la mancata corrispondenza tra quanto risultante in busta paga e quanto effettivamente corrisposto al dipendente è sufficiente che le buste paga siano tracciabili. A tal fine è necessario che quanto sia stato versato dal datore di lavoro ai dipendenti abbia un riscontro. Ciò significa che la retribuzione non potrà essere più pagata in contanti, ma solo attraverso strumenti di pagamento tracciabili.

Come pagare lo stipendio da luglio 2018?

Il datore di lavoro potrà versare le retribuzioni con:

  • bonifico;
  • strumenti di pagamento elettronico, ricaricando ad esempio una carta di credito:
  • assegno bancario o circolare consegnato;
  • presso la posta;
  • anche mandando alla banca un elenco di persone che dovranno riscuotere la retribuzione in contanti.

Il pagamento dello stipendio in contanti, dunque, potrà avvenire, ma solo passando attraverso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria, con mandato di pagamento. In questo modo sarà garantita la tracciabilità del flusso di denaro.

Ciò che rileva è che il pagamento dello stipendio sia tracciabile, poiché solo la trasparenza dei pagamenti può difendere il lavoratore da eventuali prassi abusive.

Rimborsi in contanti e Libro Unico

Sul punto è bene chiarire che i contanti potranno essere utilizzati per gli anticipi di cassa, per il fondo spese, per i rimborsi e altre somme corrisposte al lavoratore che siano diverse da quelle contrattuali. Dovranno, invece, essere tracciabili gli anticipi della retribuzione. Per il resto, infatti, è necessario che siano pagati attraverso la banca o l’ufficio postale tutti gli emolumenti che confluiscono nel cedolino paga e risultano annotati nel Libro Unico del lavoro [2].

Divieto di pagamento in contanti: per quali lavoratori

Il divieto di pagamento dello stipendio in contanti si applica a tutti i lavoratori dipendenti subordinati e parasubordinati. Quindi non solo ai contratti di lavoro dipendente a tempo indeterminato o determinato, ma anche alle collaborazioni coordinate e continuative ed ai contratti di lavoro instaurati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci. Sembrerebbero restare fuori i pagamenti di borse di studio, attività di amministratore di società e tutti gli altri pagamenti per compensi di lavoro autonomo occasionale (contratto d’opera).

Non sono interessati dalla riforma, invece:

  • i rapporti di lavoro instaurati con la pubblica amministrazione (anche se per questi era già stato stabilito, nel 2011, del Governo Monti, il divieto di pagamento della retribuzione in contanti per compensi superiori a mille euro);
  • il lavoro domestico. Dunque, badanti e colf che lavorano almeno quattro ore giornaliere presso lo stesso datore di lavoro potranno  essere ancora pagate in contanti.

Come anticipato, la nuova normativa diventerà operativa a partire dal 1° luglio 2018.  Manca però la convenzione, che doveva esser scritta entro la fine di marzo, tra Governo, banche, Confindustria e sindacati per pubblicizzare la normativa.

Stipendio in contanti: quali sanzioni per il datore di lavoro

Ciò detto, vediamo quali saranno le sanzioni applicabili al datore di lavoro che, non adeguandosi alla nuova normativa, continui a pagare lo stipendio in contanti. Ebbene, come ha avuto modo di chiarire l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, in caso di violazione dell’obbligo di tracciabilità delle buste paga le sanzioni non saranno affatto lievi. Ed infatti, nel caso in cui sia verificato che le retribuzioni sono state pagate in contanti, oppure nel caso di pagamento tracciato e poi non effettuato (come ad esempio, la successiva revoca di un bonifico bancario o all’annullamento di un assegno prima dell’incasso), scatterà una sanzione fino a 5mila euro. A conferma di questo vi è anche un’ulteriore precisazione: la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione. Sul punto è bene sapere che il datore di lavoro che viola l’obbligo di tracciabilità dello stipendio non può successivamente ricorrere all’istituto della diffida. Ciò in considerazione del fatto che l’illecito non è materialmente sanabile. Ragione per cui la sanzione sarà determinata nella misura ridotta di un terzo, pari a 1.667 euro e, in caso di mancato versamento, sul codice tributo 741T, l’autorità competente a ricevere il rapporto, è l’ispettorato territoriale del lavoro.

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1 Commento

  1. Buongiorno, dopo la legge in vigore dal 1 luglio 2018 che obbliga i datori di lavori al pagamento dello stipendio tramite mezzi tracciabili, in quale modo l’ispettorato nazionale del lavoro agisce, nel caso in cui non viene applicata la normativa?
    Deve essere il dipendente a denunciare o il tutto avviene in maniera automatica?
    Grazie mille per la cortese risposta.

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