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Le Guide Disoccupati e inoccuppati: qual è la differenza?

Le Guide Pubblicato il 24 giugno 2018

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Qual è la differenza tra disoccupati ed inoccupati e quali sono le conseguenze giuridiche dell’una e dell’altra situazione? Quali le tutele e le agevolazioni previste per ciascuna delle due categorie? 

Quando un soggetto non è attivo nel mondo del lavoro può essere disoccupato o inoccupato. Ma l’una o l’altra situazione hanno delle differenze sostanziali, sebbene i due termini vengano confusi ed utilizzati indistintamente nel gergo comune per qualificare i soggetti privi di lavoro.

In realtà, il non lavorare genera situazioni distinte che hanno conseguenze giuridiche differenti e, dunque, una disciplina differente. Per questo, è importante capire qual è la differenza tra inoccupato e disoccupato, le differenze che sussistono, da un punto di vista di tutele e agevolazioni, tra le due diverse categorie  e le conseguenze giuridiche dell’appartenenza all’una o all’altra categoria.

Per questa ragione cerchiamo ci comprendere chi può definirsi inoccupato e chi, invece, rientra nella categoria dei disoccupati; come si può passare da uno status all’altro; quali differenze sussistono e quali sono le tutele invocabili e le agevolazioni previste.

Quando un soggetto è inoccupato?

Lo status di inoccupato [1] viene riconosciuto a tutti coloro che:

  • non hanno mai svolto un’attività lavorativa di qualunque genere, sia autonoma che subordinata;
  • siano alla ricerca di un’occupazione;
  • abbiano effettuato l’iscrizione al Centro per l’Impiego da più di 12 mesi o da più di 6 mesi, se giovani.

Dunque, l’inoccupato è colui che non ha mai svolto attività lavorativa, sia come dipendente che in forma autonoma o almeno che non è riconosciuto il lavoro in nero. L’inoccupato si dichiara disponibile a lavorare ed è in cerca di lavoro, oltre ad essere iscritto al centro per l’impiego.

Chi è disoccupato?

A differenza dell’inoccupato, il disoccupato [2] è colui che ha perso il posto di lavoro, ovvero ha lavorato per un periodo di tempo, più o meno breve, e successivamente è rimasto senza lavoro.

In altre parole, tale status è riconosciuto a chi:

  • ha perso il lavoro o cessato un’attività di lavoro autonomo;
  • ha un reddito inferiore ad 8 mila euro annui lordi, nel caso di lavoro dipendente;
  • ha un reddito inferiore ad 4.800 euro annui lordi, per il lavoro autonomo;
  • ha lavorato solo 8 mesi, che diventano 4 mesi per coloro di età inferiore a 25 anni compiuti o di età fino a 29 se in possesso di laurea.

Dal punto di vista normativo, lo stato di disoccupazione è definito “la condizione del soggetto privo di lavoro che sia immediatamente disponibile allo svolgimento ed alla ricerca di una attività lavorativa secondo modalità definite con i Servizi competenti[3].

Disoccupato e inoccupato: quale differenza?

In poche parole: essere disoccupato significa non avere un lavoro o perché lo si è perso o perché lo si è volontariamente abbandonato. Essere inoccupato invece è condizione ancor più ‘primaria’ rispetto alla disoccupazione: inoccupato è colui che non ha mai lavorato ed, anzi, è in cerca di prima occupazione. Accanto a questi, poi, vi sono anche gli inattivi, ossia coloro che non fanno parte della forza lavoro e non sono né occupati né disoccupati, nel senso che non hanno un lavoro e non lo cercano neanche.

Si può passare da inoccupato a disoccupato?

Una volta chiarita che differenza c’è tra inoccupati e disoccupati è il caso di fare chiarezza su uno degli interrogativi più diffusi, vale a dire quello concernente la possibilità di veder mutare il proprio status al fine di richiedere la Naspi e, cioè, l’indennità di disoccupazione. La risposta, però, necessita di una precisazione: un conto è parlare dello stato di disoccupazione, cosa ben diversa è parlare della condizione necessaria per l’ottenimento della Naspi.

Infatti, se da un lato si può certamente affermare che può mutare lo status da inoccupato a disoccupato, purché il soggetto, dal non aver mai lavorato, passi all’aver trovato lavoro ad averlo in seguito perso, dall’altro per ottenere la Naspi è necessario il ricorrere di specifici requisiti. Infatti, il disoccupato, cioè colui che è senza lavoro dopo svolto una qualsiasi attività lavorativa, può fare domanda per l’indennità di disoccupazione, a condizione che sia in possesso dei requisiti richiesti.

Inoccupato: spetta l’indennità di disoccupazione?

Come abbiamo detto precedentemente, si definisce inoccupato colui che non ha mai svolto un’attività lavorativa, in nessuna forma. Ebbene, proprio tale condizione determina l’esclusione di tale categoria dai beneficiari del contributo economico corrisposto dall’Inps, quale l’indennità di disoccupazione.

Si rammenta, sul punto, che il contributo di cui trattasi spetta in presenza dei seguenti requisiti:

  • stato di disoccupazione involontario;
  • requisito contributivo, ovvero almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione. Al fine del riconoscimento del diritto sono idonee tutte le settimane retribuite, purché con retribuzione non inferiore ai minimali settimanali [4]. Fanno eccezione i lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari, gli operai agricoli e gli apprendisti, per i quali si rimanda alla normativa per loro vigente;
  • requisito lavorativo, ovvero almeno 30 giornate di effettivo lavoro negli ultimi 12 mesi.

Per maggiori dettagli, si rimanda all’articolo: Disoccupazione: quando spetta e quando decade.

L’inoccupato, dunque, proprio per il fatto stesso di non aver mai lavorato, non possiede una delle condizioni indefettibili richieste per l’erogazione dell’indennità di disoccupazione.

Inoccupato: può ottenere lo stato di disoccupazione?

Discorso diverso deve essere fatto, invece, per quanto riguarda il riconoscimento dello stato di disoccupazione. Ed infatti, se è chiaro che l’inoccupato non ha diritto all’indennità di disoccupazione, è altrettanto pacifico che lo stesso può vedersi riconoscere lo stato di disoccupazione. Lo stato di disoccupazione è uno status che il lavoratore assume, previa domanda al ricorrere di alcuni requisiti.

Più nel dettaglio, l’inoccupato può vedersi riconoscere lo stato di disoccupazione, a condizione che:

  • presenti la dichiarazione di immediata disponibilità (Did), presso un Centro per l’Impiego o al nuovo portale Anpal, con la quale dichiari la propria disponibilità allo svolgimento di attività lavorative e formative;
  • si rechi, entro 15 giorni dalla presentazione della Did, al Centro per l’Impiego per firmare il patto di servizio (progetto che prevede attività personalizzate e finalizzate alla ricerca di un nuovo impego).

Ciò consentirà all’inoccupato di vedersi riconoscere lo stato di disoccupazione, ovvero un ausilio per trovare una collocazione nel mercato di lavoro, ma non di certo a vedersi corrispondere l’indennità relativa.

Inoccupati: le novità del Jobs Act

Le disparità esistenti tra inoccupati e disoccupati sono iniziate a venire meno con il Jobs Act [5]. Invero, uno degli intenti principali di tale provvedimento è stato proprio quello di abbattere le differenze esistenti tra coloro privi di occupazione ed i disoccupati. Nel dettaglio, il provvedimento in parola ha previsto che «le norme nazionali o regionali ed i regolamenti comunali che condizionano prestazioni di carattere sociale allo stato di disoccupazione si intendono riferite alla condizione di non occupazione».

Sul punto e quale effetto del provvedimento suddetto, è stata pronunciata dal Tribunale di Roma [6] una sentenza dal carattere rivoluzionario per gli inoccupati, i quali si sono visti riconoscere il diritto all’esenzione dal ticket sanitario su medicine ed analisi.

Ad oggi, dunque, l’esenzione dal ticket non spetta più solo ai disoccupati, ma anche agli inoccupati, o più in generale a chiunque versi in condizione di non occupazione. Interpretazione, quest’ultima, che è stata condivisa anche dal Ministero del Lavoro [7].

note

[1] D.Lgs. n. 297/2002.

[2] Art. 1 D.Lgs. 297/2002.

[3] Dall’art. 1 del D.Lgs. n. 297/2002.

[4] Circolari Inps nn. 97/2003 e 163/2000.

[5] D.Lgs. n. 150/2015.

[6] Trib. di Roma, sentenza del 17.02.2017.

[7] Circolare n. 5090/2016.

Autore immagine: Pixabay.com

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