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Lo sai che? Contributi: chi li deve versare?

Lo sai che? Pubblicato il 27 giugno 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 27 giugno 2018

Contributi assistenziali e previdenziali: vediamo quando anche il lavoratore ha l’onere di versare, unitamente al datore di lavoro, i contributi e rispetto a quali contratti di lavoro nasce l’estensione dell’obbligo contributivo anche a carico del lavoratore

I contributi assistenziali e previdenziali rappresentano un diritto del lavoratore ed, al contempo, un onere del datore di lavoro, il quale è obbligato a versarli al fine di finanziare le prestazioni pensionistiche del lavoratore (la pensione, per intenderci) e le altre erogazioni di natura previdenziale ed assistenziale (malattia, infortunio sul lavoro, maternità o disoccupazione).

Quanto detto, tuttavia, non deve essere dato per scontato. Ci sono, infatti, dei casi in cui i contributi devono essere versati anche dal lavoratore. Ed invero, vi sono dei contratti di lavoro che prevedono che l’obbligo contributivo non sia solo a carico del datore di lavoro, ma anche a carico del lavoratore. Ma nel dettaglio, quali sono i contratti di lavoro rispetto ai quali nasce l’obbligo contributivo a carico del lavoratore? Di questo si parlerà nel presente articolo.

Scopriamo allora chi deve versare i contributi e quando il lavoratore deve versare i contributi previdenziali ed assistenziali e rispetto a quali contratti di lavoro nasce tale obbligo. Tuttavia, prima di vedere quando i contributi devono essere versati dal lavoratore, cerchiamo di chiarire alcuni concetti di fondamentale importanza.

Contributi previdenziali ed assistenziali: cosa sono?

Con l’espressione “contributi” ci si riferisce ai versamenti, di natura obbligatoria, che gravano sul datore di lavoro, da eseguire in favore di un ente preposto, al fine di finanziare le prestazioni previdenziali ed assistenziali a tutela del lavoratore.

Le tipologie di contributi esistenti sono le seguenti:

  • contributi assistenziali, i quali vengono versati all’Inps o all’Inail per ottenere una copertura dei rischi riconducibili a malattie ed a infortuni sul lavoro;
  • contributi previdenziali, versati all’Inps (settore privato) o all’Inpdap (settore pubblico), per garantire le prestazioni pensionistiche al termine della vita lavorativa.

Come anticipato, il versamento dei contributi assistenziali e previdenziali è obbligatorio sin dal momento in cui ha inizio qualsivoglia attività lavorativa.

Contributi: chi li deve versare?

Tutto ciò premesso, è bene comprendere chi sono i soggetti obbligati a versare i contributi.

Ebbene, l’obbligo di versare i contributi previdenziali può ricadere:

  • sul datore di lavoro, per i rapporti di lavoro subordinato;
  • sulle società cooperative, per quanto riguarda i contributi dei soci lavoratori;
  • sul prestatore, per i contributi dovuti per le attività di lavoro autonomo svolte.

Quando l’obbligo contributivo ricade anche sui lavoratori?

Come accennato, non è sempre vero che i contributi sono versati solo ed esclusivamente dal datore di lavoro.

Ed infatti, vi sono alcuni contratti di lavoro che si caratterizzano per il fatto che la quota della retribuzione dovuta a fini contributivi ed assistenziali sia solamente in parte a carico del datore di lavoro; un’altra parte, invece, va a gravare sul lavoratore stesso. Ci si riferisce, in particolare, alle tipologie lavorative che seguono:

  • co.co. o collaborazioni coordinate e continuative;
  • lavoro a progetto;
  • collaborazioni occasionali, solo se il reddito supera una determinata soglia;
  • associazione in partecipazione.

Ma procediamo con ordine.

Obbligo contributivo del lavoratore: i contratti a progetto

Il Jobs Act ha abrogato le norme che disciplinano tale forma di contratto. Tuttavia, per i contratti a progetto ancora pendenti vale quanto segue.

Per i contratti di lavoro a progetto, i contributi Inps vengono così calcolati:

  • 2/3 a carico del datore di lavoro;
  • 1/3 a carico del lavoratore.

Per meglio comprendere: il datore provvede a versare quanto dovuto a titolo di contributi anche per la parte che grava sul lavoratore; quest’ultima parte, tuttavia, per prassi viene trattenuta in busta paga.

Obbligo contributivo del lavoratore: collaborazione occasionale

La natura intrinseca della collaborazione occasionale è deducibile dal nome stesso del rapporto di lavoro: la prestazione posta in essere dal lavoratore è meramente saltuaria. In virtù di ciò, il lavoratore può organizzarsi liberamente nel porre in essere l’attività lavorativa.

Per i lavoratori autonomi occasionali l’obbligo contributivo scatta nel momento in cui viene superata la soglia minima, pari ad 5 mila euro prevista per legge.

Al di sotto dell’importo predetto, vale l’esenzione dall’obbligo contributivo; diversamente, superato tale minimo, il lavoratore è tenuto ad informare tempestivamente il datore ed iscriversi alla Gestione Separata dell’Inps.

Obbligo contributivo del lavoratore: Co.Co.Co

Meglio noto come Co.Co.Co., il contratto di collaborazione coordinata e continuativa si caratterizza per lo svolgimento di un servizio o di una prestazione d’opera, da parte del collaboratore, con carattere continuativo, in favore del committente.

In tali casi il contributo da corrispondere viene così diviso:

  • 2/3 a carico del committente;
  • 1/3 a carico del collaboratore.

Ai fini di una applicazione corretta e congrua dell’aliquota, il lavoratore è chiamato a rendere al committente la dichiarazione della situazione contributiva che lo riguarda.

Conformemente a quanto già precedentemente rilevato, in realtà l’obbligo di versamento ricade integralmente sul committente, stante la trattenuta in busta paga della parte gravante a carico del lavoratore, al momento del pagamento del compenso dovuto.

Contributi: cosa accade in caso di omesso versamento?

L’omesso versamento dei contributi previdenziali comporta, a seconda della gravità e del caso specifico, l’irrogazione di sanzioni di natura civile, penale o amministrativa.

Da un punto di vista penale, giova rilevare che tale condotta è stata depenalizzata [1], per i mancati versamenti di importo inferiore ad euro 10 mila annui. In tali casi, pertanto, è prevista la sola sanzione pecuniaria, che può andare da 10 mila euro a 50 mila euro.

Di converso, quando l’omesso versamento da parte del datore ammonta ad una cifra superiore ad euro 1 mila, resta ferma la sanzione penale della reclusione fino a 3 anni e della multa di importo fino ad euro 1.032,00.

note

[1] Art. 3, comma 6, D.Lgs. 8/2016.

Autore immagine: Pixabay.com

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