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Lo sai che? Indennità di licenziamento: quando è dovuta?

Lo sai che? Pubblicato il 5 luglio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 5 luglio 2018

In quali casi l’azienda deve pagare l’indennità per il licenziamento del lavoratore, a quanto ammonta, che cosa cambia con le nuove regole.

Cambia, col decreto Dignità, l’importo dell’indennità di licenziamento: la somma da corrispondere al lavoratore in caso di cessazione del rapporto per motivo economico illegittimo, in particolare, parte ora da un minimo di 6 mensilità a un massimo di 36, mentre in precedenza l’indennità poteva ammontare a un minimo di 4 mensilità a un massimo di 24. Quest’aumento ha sicuramente l’intento di disincentivare le riduzioni di personale e di promuovere il lavoro stabile, finalità comune a tutte le disposizioni del decreto Dignità. Ma in quali casi deve essere pagata l’indennità di licenziamento? Deve essere corrisposta comunque, anche se l’interruzione del rapporto di lavoro da parte dell’azienda è legittima, o addirittura si tratta di licenziamento per giusta causa? L’indennità di licenziamento spetta solo agli assunti col contratto a tutele crescenti, e solo per il licenziamento per motivi economici? Facciamo chiarezza sull’indennità di licenziamento: quando è dovuta, a quali lavoratori spetta, a quanto ammonta, come deve essere gestito il recesso dal rapporto di lavoro da parte dell’azienda.

Quando è dovuta l’indennità di licenziamento?

L’indennità di licenziamento non è dovuta se la cessazione del rapporto di lavoro, per recesso unilaterale da parte dell’azienda, è legittima: in parole semplici, niente indennità se il licenziamento è legittimo. E, ovviamente, niente indennità se il lavoratore è licenziato per giusta causa.

L’indennità può essere dovuta a seguito di un giudizio instaurato dal dipendente che impugna il licenziamento, oppure a seguito della procedura di conciliazione eventualmente avviata dopo il licenziamento, se il licenziamento avviene per un motivo illegittimo, da sola o in aggiunta alla reintegra.

L’indennità di licenziamento può avere una funzione sostitutiva o risarcitoria.

A quanto ammonta l’indennità di licenziamento?

L’ammontare dell’indennità di licenziamento varia non solo a seconda della gravità del motivo che ha determinato il licenziamento illegittimo, ma anche della grandezza dell’azienda e del tipo di contratto di lavoro: a tutele crescenti, quindi soggetto alla disciplina del Jobs Act, oppure instaurato prima del 7 marzo 2015, quindi soggetto alla disciplina Fornero. Inoltre, a seconda dei casi, varia la funzione sostitutiva o risarcitoria dell’indennità.

A quanto ammonta l’indennità di licenziamento per manifesta insussistenza del motivo economico?

Se l’azienda ha più di 15 dipendenti ed è accertata l’illegittimità del licenziamento per mancanza di giustificato motivo oggettivo, cioè per motivo economico, a causa della manifesta insussistenza delle ragioni poste alla base del recesso, il lavoratore, se assunto prima del 7 marzo 2015, ha diritto:

  • all’annullamento del licenziamento;
  • alla reintegrazione nel posto di lavoro o, in alternativa, a un’indennità sostitutiva pari a 15 mensilità;
  • al pagamento di un’indennità risarcitoria non superiore a 12 mensilità (pari all’ultima retribuzione globale di fatto maturata dal giorno del licenziamento fino a quello dell’effettiva reintegrazione, diminuita di quanto eventualmente, nel frattempo, percepito in base ad altri rapporti lavorativi);
  • al versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali per lo stesso periodo, maggiorati degli interessi legali, in misura pari alla differenza fra la contribuzione che sarebbe maturata nel rapporto e quella eventualmente accreditata per lo svolgimento di altre attività lavorative dopo la cessazione.

Se, invece, il lavoratore risulta assunto dal 7 marzo 2015 in poi, quindi con contratto a tutele crescenti, ha diritto:

  • al pagamento di un’indennità risarcitoria onnicomprensiva non assoggettata a contribuzione, pari a 2 mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del Tfr per ogni anno di servizio;
  • l’indennità deve essere compresa tra un minimo di 4 ed un massimo di 24 mensilità: non è prevista alcuna reintegra; quest’indennità è aumentata dal decreto Dignità da un minimo di 6 a un massimo di 36 mensilità.

A quanto ammonta l’indennità per il licenziamento intimato durante assenze tutelate?

Se al lavoratore è intimato il licenziamento per giustificato motivo oggettivo durante assenze tutelate, e l’azienda ha più di 15 dipendenti, al lavoratore spettano, se assunto prima del 7 marzo 2015:

  • l’annullamento del licenziamento;
  • la reintegrazione nel posto di lavoro o, in alternativa, a un’indennità sostitutiva pari a 15 mensilità;
  • il pagamento di un’indennità risarcitoria non superiore a 12 mensilità (pari all’ultima retribuzione globale di fatto maturata dal giorno del licenziamento fino a quello dell’effettiva reintegrazione, diminuita di quanto eventualmente, nel frattempo, percepito in base ad altri rapporti lavorativi);
  • il versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali per lo stesso periodo, maggiorati degli interessi legali, in misura pari alla differenza fra la contribuzione che sarebbe maturata nel rapporto e quella eventualmente accreditata per lo svolgimento di altre attività lavorative dopo la cessazione.

Se il lavoratore è assunto dopo il 7 marzo 2015, ha diritto:

  • alla reintegra o all’indennizzo pari a 15 mensilità;
  • al risarcimento non inferiore a 5 mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del Tfr maturata dal giorno del licenziamento fino a quello dell’effettiva reintegrazione, diminuita di quanto eventualmente percepito in eventuali altri rapporti di lavoro nel frattempo intercorsi;
  • -al versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali per lo stesso periodo.

A quanto ammonta l’indennità di licenziamento per insussistenza non manifesta del motivo economico?

Se è accertata l’illegittimità del licenziamento per mancanza di giustificato motivo oggettivo, a causa di ipotesi differenti da quelle già elencate, quando l’insussistenza del motivo oggettivo non è evidente, non si applica la reintegrazione nel posto di lavoro. Se l’azienda ha oltre 15 dipendenti, il lavoratore ha diritto:

  • a un’indennità risarcitoria onnicomprensiva tra le 12 e le 24 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, se assunto prima del 7 marzo 2015: nel determinare il numero dei mesi si deve tener conto dell’anzianità del lavoratore, del numero dei dipendenti occupati dall’impresa e delle sue dimensioni, del comportamento e delle condizioni delle parti, delle eventuali iniziative assunte dal lavoratore per la ricerca di una nuova occupazione e del comportamento delle parti nella procedura di conciliazione obbligatoria;
  •  al pagamento di un’indennità risarcitoria onnicomprensiva non assoggettata a contribuzione, pari a 2 mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del Tfr per ogni anno di servizio, compresa tra un minimo di 4 ed un massimo di 24 mensilità, per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015; quest’indennità è aumentata dal decreto Dignità da un minimo di 6 a un massimo di 36 mensilità.

A quanto ammonta l’indennità di licenziamento per insussistenza del motivo economico: piccole aziende

Se l’azienda ha meno di 15 dipendenti ed è accertata l’illegittimità del licenziamento per mancanza di giustificato motivo oggettivo, a causa della manifesta insussistenza delle ragioni poste a fondamento del recesso, il lavoratore assunto prima del 7 marzo 2015 ha diritto:

  • a essere riassunto entro il termine di 3 giorni;
  • in mancanza, ha diritto a un’indennità risarcitoria di importo compreso tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 6 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto: nel determinare il numero delle mensilità si deve tener conto dell’anzianità del lavoratore, del numero dei dipendenti occupati, delle dimensioni dell’azienda, del comportamento e delle condizioni delle parti.

Se, invece, il lavoratore è stato assunto dopo il 7 marzo 2015, ha diritto al pagamento di un’indennità risarcitoria onnicomprensiva non assoggettata a contribuzione, pari a una mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del Tfr per ogni anno di servizio, compresa tra un minimo di 2 ed un massimo di 6 mensilità.

La stessa disciplina è valida anche per tutti gli altri casi di licenziamento per giustificato motivo illegittimo, riguardanti aziende con meno di 15 dipendenti.

A quanto ammonta l’indennità per il licenziamento illegittimo per inidoneità?

Se il licenziamento risulta illegittimo per mancanza di giustificato motivo relativo a inidoneità fisica o psichica, il lavoratore assunto dopo il 7 marzo 2015 fruisce della cosiddetta tutela reale piena, con diritto:

  • alla reintegra o all’indennizzo pari a 15 mensilità;
  • al risarcimento non inferiore a 5 mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del Tfr, maturata dal giorno del licenziamento fino a quello dell’effettiva reintegrazione, diminuita di quanto eventualmente percepito in eventuali altri rapporti di lavoro nel frattempo intercorsi;
  • al versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali per lo stesso periodo.

Se il lavoratore è assunto prima del 7 marzo 2015, invece, si applica soltanto la tutela obbligatoria e non la reintegra.

A quanto ammonta l’indennità per la conciliazione?

Per gli assunti prima del 7 marzo 2015 da aziende con oltre 15 dipendenti, l’azienda è obbligata a comunicare preventivamente il licenziamento all’ispettorato territoriale del lavoro, nelle casistiche di cessazione per giustificato motivo oggetto, per dare il via ad una conciliazione.

il Jobs Act, per gli assunti dopo il 7 marzo 2015, ha poi messo in campo una nuova procedura di conciliazione veloce per evitare il contenzioso: tramite la conciliazione, il lavoratore riceve dal datore un importo esente da tasse e contributi, senza necessità di andare in giudizio.

La procedura di conciliazione deve essere attivata in una sede protetta, come l’ispettorato territoriale del lavoro, un sindacato, o una commissione di conciliazione istituita presso un diverso ente.

Al fine di evitare il contenzioso, nel dettaglio, il datore di lavoro offre al dipendente licenziato un importo pari a:

  • 1 mese di stipendio (più precisamente, una mensilità della retribuzione di riferimento per il calcolo del Tfr), per ogni anno di servizio, con una soglia minima di 2 mensilità e massima di 18 mensilità;
  • se l’azienda ha un organico con meno di 15 dipendenti, l’importo è dimezzato e può avere un minimo di 1 ed un massimo di 6 mensilità.

L’offerta deve avvenire entro 60 giorni dalla ricezione, da parte del dipendente, della comunicazione di licenziamento (ossia entro il termine per l’impugnazione stragiudiziale del licenziamento).

La somma pattuita deve essere corrisposta mediante un assegno circolare. L’accettazione dell’assegno da parte del lavoratore comporta:

  • l’estinzione del rapporto di lavoro alla data del licenziamento;
  • la rinuncia a impugnare il licenziamento (anche se il lavoratore l’ha già impugnato);
  • il diritto alla Naspi, cioè all’indennità di disoccupazione (in presenza dei requisiti contributivi e del minimo di giornate di lavoro nei 12 mesi che precedono il licenziamento).
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