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Come aprire un agriturismo

Pubblicato il 11 luglio 2018

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> Pubblicato il 11 luglio 2018

Avviare un’attività di agriturismo: requisiti, costi, adempimenti, servizi che si possono offrire, tassazione.

Complice il boom del turismo in tutt’Italia e la riscoperta delle campagne, se ami curare i campi e gli animali potrebbe essere una buona idea aprire un agriturismo. Avviare un’attività di agriturismo, tra l’altro, può rappresentare un’ottima modalità per mettersi in proprio, magari di cambiare il lavoro che già si svolge, recuperando terreni e immobili di famiglia. Aprire un agriturismo, però, non è una passeggiata: sono necessari precisi requisiti, sia professionali, che amministrativi, che relativi a terreni e fabbricati. Inoltre, ogni regione italiana ha norme differenti in materia, che regolano diversi aspetti dell’attività agrituristica: dal numero massimo di ospiti per struttura, ai requisiti dei locali, di alimenti e bevande che si possono somministrare, delle attività agricole svolte, etc. Ma facciamo il punto della situazione e vediamo come aprire un agriturismo: quali sono i requisiti e gli adempimenti necessari per avviare l’attività e gestirla, quali sono i costi, com’è tassata l’attività.

Quali sono i requisiti principali per aprire l’agriturismo?

Il requisito fondamentale per aprire un agriturismo è il possesso della qualifica di imprenditore agricolo, che, secondo il codice civile [1], può acquisire soltanto chi pratica l’agricoltura o l’allevamento come attività principale. Nel dettaglio, l’attività di agriturismo è esercitata dall’agricoltore che offre vitto e alloggio ai suoi ospiti, sfruttando i propri prodotti agricoli: quest’attività non può sostituirsi o prevalere sull’attività principale dell’impresa agricola preesistente. Di conseguenza, l’attività ricettiva e di ristorazione è accessoria rispetto all’attività agricola e di allevamento. In caso contrario, difatti, non si potrebbe parlare di agriturismo, ma di albergo o ristorante.

Aprire la partita Iva per l’agriturismo

Per esercitare l’attività di agriturismo è necessario, come per la maggior parte delle attività d’impresa:

  • essere iscritti al registro delle imprese della Camera di Commercio;
  • essere in possesso di posizione Inps e Inail contro infortuni e di un conto fiscale;
  • essere in possesso di tutte le autorizzazioni necessarie da parte del comune (aver inviato la segnalazione certificata d’inizio attività- Scia) per lo svolgimento dell’attività;
  • rispettare la normativa in materia di prevenzione degli incendi ed essere in possesso delle prescritte autorizzazioni dei Vigili del fuoco;
  • se si devono installare insegne e cartelli segnaletici stradali, occorrono le apposite autorizzazioni;
  • rispettare la normativa su igiene e sicurezza e possedere le prescritte autorizzazioni per i locali;
  • rispettare eventuali normative specifiche regionali che variano a seconda della zona in cui si trova la struttura ricettiva;
  • essere in regola con il pagamento della tassa locale sui rifiuti.

Chi esercita attività d’agriturismo deve poi essere iscritto alle associazioni di categoria e al registro regionale degli operatori agrituristici

Quanto costa aprire un agriturismo?

I costi per l’apertura di un agriturismo possono variare parecchio: può essere necessario, ad esempio, apportare modifiche o ristrutturazioni a un edificio già esistente o acquistare particolari macchinari, attrezzature ed elementi d’arredo.

È bene informarsi, a questo proposito, sulla possibilità di accedere ad eventuali finanziamenti, che possono essere disponibili a livello regionale, nazionale ed europeo.

Tra le spese da elencare, non bisogna poi dimenticare quelle relative all’acquisizione delle varie autorizzazioni e assicurazioni, e i costi necessari per pubblicizzare la nuova attività costituita.

I costi poi aumentano per chi decide di migliorare l’attrattività della propria struttura, ad esempio con una piscina (che se permanente deve essere anch’essa autorizzata), o creando ambienti confortevoli all’aperto, offrendo servizi benessere, acquistando animali particolari. Queste migliorie possono trasformare l’agriturismo da semplice azienda agricola in location sofisticata ed ampliare la clientela, richiamando lo svolgimento di matrimoni, weekend romantici, visite guidate e attività varie di fattoria didattica con le scuole del territorio.

Quali sono le tariffe di un agriturismo?

Non esiste un tariffario obbligatorio per chi esercita l’attività di agriturismo, anche se le regioni possono prevedere delle regole particolari. Per stabilire il tariffario per i clienti è in ogni caso necessario tener conto:

  • della struttura e di eventuali spese di ristrutturazione, ampliamenti e migliorie;
  • dei servizi offerti, che potrebbero comportare per il gestore costi aggiuntivi;
  • dell’organizzazione dei pasti: a questo proposito, è bene sottolineare che fino a 10 coperti può essere utilizzata la cucina domestica, oltre è necessario adibire uno spazio apposito, che deve essere messo a norma.

Qual è il periodo di apertura dell’agriturismo?

Il periodo d’apertura al pubblico dell’agriturismo deve essere comunicato al comune in cui si svolge l’attività. Il periodo di chiusura non deve, invece, essere comunicato. Le singole regioni possono stabilire l’obbligo di chiusura per un determinato periodo dell’anno, o per uno o più giorni a settimana: in questi casi, ovviamente, la chiusura non riguarda l’attività agricola, ma solo quella accessoria di ospitalità e ristorazione.

Quali sono gli adempimenti periodici per chi possiede un agriturismo?

Oltre agli ordinari adempimenti fiscali (dichiarazione dei redditi, dichiarazioni Iva, etc.), chi gestisce un agriturismo ha ulteriori obblighi specifici, tra cui la dichiarazione delle tariffe massime.

In pratica, entro il 31 ottobre di ogni anno, gli imprenditori agricoli hanno l’obbligo di presentare una dichiarazione alla regione d’interesse, nella quale riportare le tariffe massime richieste alla clientela per l’anno a venire (periodi di alta e bassa stagione).

Com’è tassato l’agriturismo?

Come abbiamo osservato, l’attività di agriturismo non è prevalente rispetto all’attività d’impresa agricola, ma è accessoria. I compensi per i servizi di ospitalità e ristorazione entrano, dunque, tra i redditi dell’impresa, e come tali sono tassati.

Come sono classificati gli agriturismi?

Come per gli alberghi, che utilizzano le stelle, anche gli agriturismi hanno una loro classificazione nazionale, che va da 1 a 5 girasoli: questa valutazione è stata introdotta nel 2013 dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ed elaborata insieme al Dipartimento del Turismo, Regioni, Associazioni Agrituristiche, Istat e Touring Club.

Le valutazioni tengono conto:

  • del livello di comfort offerto dalla struttura;
  • delle caratteristiche generali della struttura;
  • delle alternative ricreative e di svago proposte alla clientela;
  • dei servizi che l’agriturismo è in grado di erogare in termini di valorizzazione dei propri prodotti agricoli;
  • del paesaggio naturalistico circostante.

Sono classificabili con i girasoli soltanto le aziende agrituristiche che offrono il servizio di ospitalità, con o senza la prestazione di altri servizi. In tutti gli altri casi, ad esempio quando si offrono solo servizi di ristorazione, l’azienda può comunque richiedere l’utilizzo del marchio nazionale “Agriturismo Italia”, sottoscrivendo un atto d’impegno. Sul portale nazionale ufficiale Agriturismo Italia e nei vari siti regionali è possibile informarsi sulla certificazione riconosciuta a livello nazionale, leggere news del settore, aggiornarsi su eventuali finanziamenti e consultare la lista degli agriturismi autorizzati sul territorio.

note

[1] Art.2135 cod.civ.

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