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Le Guide Come scaricare i condizionatori dalle tasse?

Le Guide Pubblicato il 16 giugno 2018

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Climatizzatori e pompe di calore possono essere scaricati dalle tasse. Ecco come fare per ottenere le detrazioni e per calcolare l’Iva agevolata al 10%

Con l’arrivo della bella stagione in molti decidono di installare un condizionatore o di sostituire quello vecchio per ottenere un risultato economicamente più efficiente. Sul punto, abbiamo già parlato dei bonus e delle agevolazioni fiscali previste per l’istallazione di un condizionatore in casa o in ufficio. Leggi in proposito: Bonus condizionatori 2018: cos’è e come funziona. Ricordiamo, inoltre, che le agevolazioni valgono anche nel caso di semplice acquisto di un condizionatore portatile, per il quale cioè non è necessaria l’installazione, ma che si può spostare all’occorrenza di stanza in stanza. Per saperne di più, leggi: Condizionatori portatili: bonus e agevolazioni.

In questo approfondimento, invece, risponderemo ad un altro interrogativo che si pongono i contribuenti al momento di acquistare o installare un condizionatore, vale a dire: come scaricare i condizionatori dalle tasse? Scopriamolo insieme.

Detrazione condizionatori per ristrutturazione 

La detrazione dei condizionatori è pari al 50% del loro costo se il nuovo impianto è costituito da una pompa di calore, anche se essa non è ad alta efficienza, ma comunque genera un risparmio energetico. A tale detrazione va aggiunta una riduzione dell’Iva al 10%. Al termine dell’articolo spieghiamo come calcolare l’aliquota Iva in maniera esatta.

Il bonus condizionatori per ristrutturazione  appena descritto è valido solo nei seguenti casi:

  • unità immobiliari residenziali
  • parti comuni
  • condomini

Detrazione climatizzatori per risparmio energetico

Il bonus condizionatori disponibile quando essi sono ad alta efficienza energetica, consiste in una detrazione del 65% del costo.

I condizionatori devono però in questo caso sostituire l’impianto di riscaldamento esistente.

Il bonus condizionatori risparmio energetico è fruibile sulle seguenti unità:

  • abitazioni
  • uffici
  • negozi e unità commerciali

 

Detrazione condizionatori bonus mobili

Con il bonus mobili è possibile operare una detrazione del 50% del costo dei condizionatori se si realizza una ristrutturazione edilizia. Il bonus mobili difatti riguarda sia l’acquisto di mobili sia quello di grandi elettrodomestici in classe A+ (o per i forni in classe A) e in questa categoria sono compresi i condizionatori e i climatizzatori.

In questo caso il bonus condizionatori può essere fruito per la ristrutturazione straordinaria su:

  • singole abitazioni
  • condomini

Detrazione condizionatori e climatizzatori

Più nel dettaglio, l’installazione di un nuovo condizionatore o la sua sostituzione, beneficia di una delle seguenti agevolazioni, che cambiano a seconda di quale sia il tipo o il motivo dell’acquisto o, più in generale, della spesa relativa al condizionatore.

  • Bonus condizionatori in presenza di una ristrutturazione: se l’acquisto del condizionatore o le spese ad esso afferenti avvengono in presenza di una ristrutturazione edile, la relativa detrazione sarà pari al 50% se il nuovo impianto è a pompa di calore, anche a non alta efficienza ma mira al risparmio energetico + riduzione IVA al 10%. In tal caso il bonus vale solo su unità immobiliari residenziali o parti comuni di condomini.
  • Bonus climatizzatori risparmio energetico: detrazione al 65% per condizionatori con pompa di calore ad alta efficienza che sostituiscono l’impianto di riscaldamento esistente. La detrazione vale sia per le abitazioni che per gli uffici o i negozi, ecc.
  • Bonus condizionatori e bonus mobili con ristrutturazione: detrazione 50%, quando si realizza una ristrutturazione edilizia straordinaria su singole abitazioni o condomini, è possibile fruire della detrazione se si acquistano mobili e grandi elettrodomestici A+ (A per i forni), ivi compresi i climatizzatori.
  • Bonus condizionatori senza ristrutturazione: se non vengono effettuati lavori di ristrutturazione, è ugualmente possibile godere dell’agevolazione fiscale, ma solo se si intende sostituire il vecchio climatizzatore con un condizionatore, ossia, un nuovo impianto a pompa di calore e ad alta efficienza energetica. In tal caso si ha diritto ad una detrazione del 65%.

Bonus climatizzatori e condizionatori: in quanto tempo si scarica

Il bonus viene di solito scaricato su 10 annualità. Ciò vuol dire che se ad esempio acquistiamo un condizionatore e su quello usufruiamo della detrazione pari al 50% del costo allora su una spesa di 800 euro avremo una spesa detraibile di 400 euro da riportare nelle tasse per i prossimi 10 anni per 40 euro annue.

Bonus detrazione climatizzatori: come effettuare l’acquisto?

Per ottenere il bonus climatizzatori e applicare la detrazione di cui abbiamo detto, è necessario che l’acquisto venga effettuato con un mezzo di pagamento tracciabile (ma non assegno o cambiale).

Il mezzo più usato è il bonifico parlante, ovvero un bonifico per il quale viene impostata una specifica causale dalle banche.

In alternativa è possibile pagare attraverso carte di credito e di debito.

In ogni caso è fondamentale ai fini fiscali conservare le ricevute di pagamento per gli anni durante i quali la detrazione viene fruita.

Acquisto condizionatori: Iva al 10%

L’Iva agevolata per i condizionatori è stabilita dalla risoluzione 25/E dell’Agenzia delle Entrate dello scorso 6 marzo 2015. La risoluzione stabilisce che i condizionatori sono considerati bene significativo [1], dunque per l’acquisto si applica un’aliquota appunto più bassa non già sui condizionatori stessi bensì su un valore effettuato “sottraendo dall’importo complessivo della prestazione, rappresentato dall’intero corrispettivo dovuto dal committente, soltanto il valore dei beni significativi. Il valore delle materie prime e semilavorate, nonché degli altri beni necessari per l’esecuzione dei lavori, forniti nell’ambito della prestazione agevolata, non deve essere individuato autonomamente in quanto confluisce in quello della manodopera[2].

L’aliquota Iva del 10% dunque non si applica al prezzo totale, ma alla differenza tra il valore totale del servizio e il costo materiale del condizionatore (comprendendo dunque il valore dei materiali utilizzati per la posa in opera).

Facciamo un esempio di calcolo:

Poniamo il caso che il costo totale per il condizionatore e la sua installazione sia pari a 5mila euro, di cui:

  • 200 euro spesi per l’acquisto del condizionatore;
  • 800 euro per manodopera, installazione e montaggio.

Ebbene, sul costo della manodopera viene applicata l’Iva al 10%. Sul condizionatore, invece,  l’Iva agevolata al 10% sarà applicabile solo con riferimento alla differenza tra il costo totale dell’intervento ed il costo del climatizzatore, per cui 5.000 – 4.200 = 800. Sul valore residuo del climatizzatore (3.400 euro), si applicherà l’Iva al 22%.

Per una descrizione precisa della normativa, portiamo nella sezione in pratica del nostro articolo la citazione della risoluzione dell’Agenzia delle Entrate citata.

note

[1] Circ. Agenzia delle Entrate 71/E del 7 aprile del 2000.

[2] DM del Ministero delle finanze Ministero delle Finanze 29 dicembre 1999.

Risoluzione n. 25/E del 16 marzo 2015 dell'Agenzia delle Entrate

(estratto)

[...] L'art. 7, comma 1, lett. b), della Legge 23 dicembre 1999, n. 488, ha previsto l’aliquota Iva ridotta del 10 per cento per i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria di cui all’art. 31, primo comma, lettere a) e b), della Legge 5 agosto 1978, n. 457, purché siano eseguiti su immobili a prevalente destinazione abitativa privata. L’agevolazione, che riguardava solo le fatture emesse nel periodo dal 1° gennaio al 31 dicembre 2000, è stata prorogata per diverse volte fino a tutto il 31 dicembre 2010. Da ultimo, la legge finanziaria 2010, in linea con le modifiche apportate dalla Direttiva 2009/47/CE del 5 maggio 2009 (che aveva aggiunto il punto 10-bis all’allegato III alla Direttiva 2006/112/CE), ha prolungato a tempo indeterminato l’agevolazione, che così diventa a regime.   L’agevolazione riguarda le prestazioni di servizi complessivamente intese, per cui si estende, in linea generale, anche alle materie prime e semilavorate ed altri beni necessari per i lavori forniti nell’ambito dell’intervento agevolato. Detti beni, infatti, confluiscono nel valore della prestazione e non si rende necessaria una loro distinta indicazione ai fini del trattamento fiscale. A tale regola fanno però eccezione, come chiarito nella Circolare del 7 aprile 2000, n. 71/E, i beni cosiddetti di valore significativo, la cui individuazione è stata effettuata tassativamente con decreto del Ministero delle Finanze 29 dicembre 1999 [2].   Ai beni elencati nel predetto decreto ministeriale (per i quali in via normativa è stata posta la presunzione che il loro valore assuma una certa rilevanza rispetto a quello delle forniture effettuate nell’ambito delle prestazioni agevolate), infatti, l’aliquota ridotta si applica solo fino a concorrenza del valore della prestazione, considerato al netto del valore dei predetti beni.   Tale limite di valore deve essere individuato sottraendo dall’importo complessivo della prestazione, rappresentato dall’intero corrispettivo dovuto dal committente, soltanto il valore dei beni significativi. Il valore delle materie prime e semilavorate, nonché degli altri beni necessari per l’esecuzione dei lavori, forniti nell’ambito della prestazione agevolata, non deve essere individuato autonomamente in quanto confluisce in quello della manodopera.

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