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Lo sai che? WhatsApp vietato ai minori

Lo sai che? Pubblicato il 17 giugno 2016

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 giugno 2016

Ecco i limiti che non si conoscono di un’app con miliardo di utenti attivi: dal divieto ai minori di 16 anni ai messaggi porno o diffamatori.

Hai mai letto i termini di utilizzo di WhatsApp? Tra le righe di quel contratto che ormai nessuno legge e al quale prestiamo il consenso, si scoprono divieti che non si conoscono, ad esempio, uno su tutti: WhatsApp è vietato per i minori di 16 anni.

E non si tratta dell’unico divieto. L’app più utilizzata al mondo ha una serie di avvertenze inserite nel contratto, vediamo quali.

  • Intanto appunto l’uso inibito ai minori di 16 anni, un divieto che è regolarmente violato: basti pensare che Mec-Skuola-net ha fatto un sondaggio che dimostra che il 70% dei ragazzi minori di 16 anni utilizza l’app ogni giorno.
  • Contenuti porno vietati per tutti: i messaggi contenenti contenuto pornografico non sono ammessi, così come non lo sono quelli che contengano messaggi di natura razzista, offensiva, minacciosa, diffamatoria e naturalmente illegale.
  • Può essere vietata se vai in vacanza: i cittadini che si collegano a internet da Paesi che sono soggetti ad embargo da parte degli USA o sono ritenuti “simpatizzanti dei terroristi” o, ancora, che facciano parte di una delle liste “proibite” dalla Casa Bianca.

App online: a che servono i “Terms of Service”?

L’occasione dei divieti nascosti tra i “terms of service” di WhatsApp è giusta per approfondire il tema dell’utilità dei termini di servizio di tutte le App e i programmi che installiamo su dispositivi mobile e pc.

Se da una parte è vero che la firma non comporta generalmente da parte dei proprietari del programma una sanzione in caso di violazione – esempio ne è il fatto che WhatsApp non ha mai sanzionato i violatori (non sarebbe neanche logico perdere ad esempio tutta la clientela al di sotto dei 16 anni) – vero è anche che la nostra autorizzazione per quel contratto (perchè di contratto si tratta) libera l’azienda dalla responsabilità dei contenuti e delle violazioni, riportando tutta la responsabilità sull’utente.

Insomma, per farla breve, nel caso di WhatsApp, è l’utente l’unico responsabile dei contenuti pubblicati, l’unico chiamato a rispondere per qualsiasi violazione perpetrata o danno causato. Occhi aperti.

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